Più veloci di Bolt, ma imbranati: cosa sanno fare davvero i robot umanoidi nel 2026

2026/08/24

Categories: world-news

Gi.An.

Gi.An. 24 agosto 2026 19:30

Robot alla World Robot Conference 2026 di Pechino (foto LaPresse)

I robot umanoidi non sono più una promessa, e non costituiscono più una forma di intrattenimento futuristico. È il messaggio che arriva da Pechino, dove si è chiusa la World Robot Conference (Wrc) 2026, evento internazionale che ha visto la partecipazione di 300 espositori, il lancio di 311 nuovi prototipi alimentati dall'intelligenza artificiale e la presenza di circa 3.000 robot di ultima generazione.

Robot velocissimi ma senza controllo

Tra le presentazioni più emblematiche, a prendersi la scena sono stati gli umanoidi della Unitree Robotics: il modello G1 ha stupito per la fluidità dei movimenti e le abilità atletiche; il nuovissimo “Superman”, invece, testato in una pista di atletica nel concomitante World Robot Contest (i giochi mondiali dei robot umanoidi), ha raggiunto la velocità di 45,6 km/h e battuto il record del mondo di Usain Bolt sui 100 metri, dimostrando però evidenti limiti, come la difficoltà a rallentare dopo il punto di accelerazione massima - in alcuni video si vedono prototipi finire contro le barriere e addirittura andare in corto circuito.

Robot umanoidi iperrealistici

Sebbene il focus di questa edizione della Wrc fosse su macchine pratiche e pronte per la realizzazione, sotto i riflettori sono finiti inevitabilmente i prototipi di UWorld 1, gli umanoidi iperrealistici progettati da UbTech per il supporto emotivo e la cura degli anziani. Sono dei modelli avanzati, dotati di una pelle in silicone progettata per replicare perfettamente la consistenza e l'aspetto dell'epidermide umana.

Ciò che stupisce maggiormente è la capacità dei robot di replicare espressioni facciali e intrattenere conversazioni emotivamente consapevoli, ruotando il collo e articolando le mani nel corso dell'interazione con gli umani.

Tra le soluzioni eccentriche, ma apparentemente funzionali, è stato presentato Qiji della Daka Robots, un cavallo robotico cavalcabile dall'utente, un quadrupede da 300 kg in grado di camminare e trasportare il ‘cavaliere’ di turno grazie alle sue quattro zampe meccaniche. L'utilità? La capacità di trasportare carichi pesanti anche su terreni impervi.

Il Galbot G1 è invece un androide su ruote con torso elevabile, pensato per riassortire in maniera totalmente autonoma gli scaffali di supermercati e farmacie. Riesce invece a smistare 1.816 pacchi all'ora con una precisione dichiarata del 98% X Square della Wall-B. Nato come robot per ambienti domestici - è in grado di afferrare oggetti, raccogliere rifiuti, riordinare e eseguire pulizie complesse -, grazie a un braccio metallico aggiuntivo si configura come un ottimo alleato in fabbrica e negli ambienti industriali.

Le soluzioni presentate al Wrc sono molteplici e adattabili a diversi contesti, anche domestici, ma ciò che è emersa con forza dai forum dell'evento è una grande cautela. Il nodo principale dell'intelligenza artificiale integrata in un corpo fisico - la cosiddetta Embodied Ai - non è tanto l'hardware, quanto il necessario addestramento dei prototipi. Se modelli come ChatGpt attingono molto dai testi del web, un robot deve imparare la percezione fisica ‘sul campo’. In questo senso, Wang Xingxing, fondatore di Unitree, ha stimato che saranno necessari fino a 10 anni prima di vedere dei robot capaci di gestire compiti imprevisti con l'80% di autonomia. Efficienti in catena di montaggio sotto la supervisione umana, i robot sembrano ancora a disagio tra le quattro mura di casa.

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