Piscina solo per donne in burkini, la femminista Concia rompe il tabù: “È segregazione, così la sinistra regala voti a Vannacci” | Intervista

2026/07/31

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Pierfrancesco De Robertis

A Roma, precisamente a Tor Tre Teste, una piscina pubblica ha riservato orari alle donne, con turni particolari per le musulmane, che così potranno accedervi in forma riservata, vestite secondo i dettami della loro religione. La cosa ha destato non poche polemiche, con la destra (il deputato di FdI Fabio Rampelli) che ha parlato di “negazione della laicità dello Stato” e di una decisione che “avalla una segregazione di fatto”. 

Il Pd con Roberto Morassut ha invece difeso invece la piscina, parlando di “delicatezza” e di “rispetto”. Qualche voce dissonante si è però elevata anche a sinistra, ed è la voce di Anna Paola Concia, femminista storica, esponente di lungo corso del Pci, Ds e poi Pd, (anche deputata dal 2008 al 2013). Un discorso coraggioso, che mira a far riflettere tutti, e la sinistra in particolare, non solo sul caso in sé ma sul concetto di integrazione e inclusione, e in maniera più estesa su quello di identità. Il rapporto che deve esistere, e che la sinistra fatica a trovare, appunto, tra i propri valori e quello sempre molto avvertito dell’identità.

Anna Paola Concia, che cosa è successo nella piscina romana?

“È successo che si è ceduto a una cultura che considera le donne degli esseri inferiori. Questo è il tema, e ovviamente non è ammissibile. Siccome la sharia e la cultura islamica ritengono che le donne siano esseri inferiori e non possano stare nello stesso posto con gli uomini, bisogna segregarle per permettere loro di fare il bagno”.

Anna Paola Concia, femminista universale ed ex parlamentare Pd (foto LaPresse)

Quando ha sentito la notizia che cosa le è passato per la testa?

“Se accadesse a noi donne italiane, se disgraziatamente qualcuno vagamente pensasse di fare una cosa del genere, ci rivolteremmo tutti. Donne e uomini, sicuramente. Allora, mi chiedo, perché devi permettere una cosa simile?” 

Si è data una risposta?

“Vede, queste persone vivono qui, hanno deciso di vivere nel nostro paese. Bene, per integrarsi, perché abbia efficacia l'integrazione bisogna condividere dei principi fondamentali. E quello dei pari diritti delle donne è un principio fondamentale nelle nostre democrazie. E quindi io ritengo che sia un grave errore passare sopra a certe cose”.

Che soluzioni trovare?

“Si aprono le piscine, si va in piscina come si vuole. La piscina deve essere aperta a tutti, uomini e donne, e ognuno va come crede. E piano piano si cerca di convincere i musulmani che queste cose non vanno bene, spiegargli che loro hanno deciso di vivere in una società dove i diritti fondamentali sono riconosciuti a tutti, non solo a noi occidentali e alle donne musulmane”.

Il problema, se così si può definire, c'era già stato al mare, con le spiagge riservate per le musulmane.

“Bisogna lavorare sulle comunità islamiche e dire che vivono nel nostro Paese. Se in casa loro pregano e fanno quello che credono nessuno ha niente da obiettare, c'è la libertà religiosa, mica io voglio impedire la libertà religiosa. Ma non stiamo parlando di libertà religiosa. Questa è repressione delle donne. Lo sa che cosa mi ha detto l'altro giorno un famoso islamista durante un dibattito?”

Ce lo dica lei.

“Gli ho chiesto quattro volte se nella loro cultura gli uomini e le donne hanno gli stessi diritti, ma non mi ha risposto. Perché la risposta lui la sa, ma non la può dire”.

La risposta è no.

“Appunto. È il contrario dell’integrazione, è la separazione che poi porta, come è evidente, le comunità a chiudersi, pensando che legittimamente possono fare come credono nel Paese dove vanno a vivere. Poi le bambine non vanno a scuola e via via altri problemi”.

Forse però non bisogna lavorare solo sui musulmani, come dice lei. Serve lavorare anche sugli occidentali. C'è un problema di sincretismo culturale, cioè l'idea che tutte le culture sono allo stesso livello dello sviluppo dei valori.

“È il relativismo culturale, invece noi abbiamo fatto battaglie politiche, battaglie culturali... “.

La sinistra in questo processo di comprensione appare un po’ indietro.

“Io sono una femminista universalista, e nel negare i diritti delle donne non c’è religione che tenga. Nessun estremismo culturale è accettabile, da chiunque venga”.

Il leader dell'AfD, Alice Weidel Tino Chrupalla (al centro) esultano per il risultato alle europee - foto LaPresse  (Joerg Carstensen/dpa via AP)-2
I leader dell'Afd, Alice Weidel e Tino Chrupalla, al centro, esultano per il risultato alle europee (foto LaPresse)

Qui si va oltre i diritti delle donne. Non è che la nostra società si vergogna delle proprie conquiste?

“Esattamente, ed è pericolosissimo. La sinistra se ne deve rendere conto. Io, donna di sinistra, dico alla sinistra ‘per favore renditi conto che questa non è integrazione, questa è separazione, è la separazione, la fine della convivenza civile’. Questa roba qui fa crescere i partiti estremisti di destra. Io vivo in Germania dove c’è mia moglie e la mia famiglia, e da dopo l’attentato di Berlino si è sollevata una grande riflessione a sinistra su questo”

È l’esasperazione del politicamente corretto, la cancel culture.

“Io dico alla sinistra: ‘occhio perché così crescono gli estremisti’. L’Afd in Germania e Futuro nazionale in Italia, che sono partiti gemelli, dicono le stesse cose. C’è un mio amico di sinistra, Domenico Petrolo, che ha scritto un bellissimo libro sul tema del rapporto tra identità e sinistra, “La stagione delle identità”. A sinistra dovrebbero leggerlo tutti”.

Ha visto la polemica sulla storia delle nuove banconote dell’euro? La Bce vuol fare un referendum su che effigi metterci. Se Leonardo da Vinci, Marie Curie oppure degli animali.

“È una follia, perché se tu hai Leonardo da Vinci o Marie Curie e ti vergogni di rappresentarli lì, vuol dire che ti vergogni delle tue origini. L'estremismo islamico, i fratelli musulmani, l’hanno capito e ci marciano. Così noi siamo un colabrodo culturale. È il segno evidente della nostra fragilità”.

Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale

Essere orgogliosi dei propri valori e delle proprie conquiste per molti, specie a sinistra, è sinonimo di aggressività.

“Al contrario. Significa raccontare, ricordare la propria storia. Perché poi se neghi questa storia scateni l’aggressività di gente come quelli di Afd o Roberto Vannacci, che loro sì sono pericolosi”.

Lei sta facendo molto per far comprendere ai suoi colleghi di sinistra certi discorsi.

“Moltissimo. Dico: ‘attenzione, stiamo sbagliando’. È l’aberrazione del politicamente corretto portato all'eccesso. Ma c’è molta gente di sinistra che la pensa come me. Non sono urlatori, non vanno sui social e magari si sentono meno. Ma occorre tornare alla ragione, alla razionalità, al buon senso. È gente che è sconcertata da questa deriva. E chi chiede alla sinistra di cercare di coniugare diritti e identità non può essere tacciato di fascismo. L’identità deve trovare una declinazione di sinistra, e non può essere lasciata alla destra. Per questo mi batto”.

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