L’allenatore.
15 agosto 2026 alle 00:35
«Non devo difendere il passato, ma costruire il futuro del Cagliari»Il secondo anno - paradossalmente - è più difficile del primo, ha puntualizzato il presidente del Cagliari Tommaso Giulini che non ha esitato un solo istante, tuttavia, a confermarlo. Dandogli carta bianca in tutte le scelte, non solo quelle tecniche, e rinnovandogli addirittura il contratto, in tutto tre stagioni con un ingaggio importante, da allenatore di Serie A. Il Predestinato si è fatto grande ormai, in un solo campionato ha trasformato lo scetticismo iniziale della gente in convinzione, gratitudine. Da debuttante è così diventato una certezza, nell’ambiente rossoblù ma anche tra i colleghi più navigati che - oltre a stimarlo e confrontarsi spesso con lui - iniziano a temerlo e studiarlo con una cura quasi maniacale quando ci giocano contro. Era tutto previsto? Forse sì, anche no.
La nuova sfida
Catapultato nel calcio che conta dopo due anni e mezzo alla guida della Primavera, non sembrava vero. Per Fabio Pisacane parlano ora i 43 punti grazie ai quali ha conquistato una salvezza in carrozza, un signor 14° posto e già vittorie prestigiose contro Roma, Juventus, Atalanta e Milan. «Il mio compito non è difendere il passato, ma costruire il futuro del Cagliari», ha tenuto a precisare alla sua prima conferenza stampa stagionale, dopo un’estate sotto i riflettori. Più carico che mai, consapevole delle insidie che lo aspettano («il presidente ha ragione, il secondo anno è sempre più complicato del primo»), ma anche dei risultati ottenuti lo scorso torneo con il suo lavoro e con le sue idee. Ora, però, riparte quasi da zero. Con nuovi stimoli, nuovi giocatori, un nuovo progetto. Con qualche intoppo ma la schiena sempre dritta - come ama ripetere - e senso di appartenenza. Il caso Esposito lo ha segnato nel profondo del cuore, ma lui continua a mettere il gruppo davanti a tutto e tutti. Ed è pronto a scommettere anche su questo gruppo, tenendo saldo uno zoccolo duro. E rilancia così la sfida. A testa alta.
Gli obiettivi
Idee chiare e pochi fronzoli, almeno sino a quando non sarà centrato l’obiettivo minimo (e massimo allo stesso tempo) stagionale, la salvezza. «Mantenere la categoria resta la nostra più grande priorità», ha chiarito da subito il 40enne tecnico napoletano, tanto ambizioso quanto pratico, e ancora ambizioso, molto ambizioso. «Poi è chiaro che vogliamo alzare l’asticella, vogliamo provarci. Anzi, ci proveremo». E il guanto di sfida - più che nelle parole - si legge nel tono e nel suo sguardo, fermo, spavaldo, consapevole, stavolta. «Senza per questo, però, fare promesse o parlare di classifica. Come sempre». Passaggio, quest’ultimo, che ha tenuto più volte a evidenziare nelle varie interviste rilasciate nel corso della preparazione a Ponte di Legno, in Val Camonica. «Voglio che a parlare siano il campo e il lavoro». Detto (e ribadito) questo: «Vogliamo portare il Cagliari il più in alto possibile, questo sì».
Punto fermo
L’estate scorsa si affacciava in punta di piedi nel calcio che conta mostrando la Coppa Italia conquistata con l’Under 20 come biglietto da visita, l’emozione del debuttante e un entusiasmo contagioso. Oggi Fabio Pisacane è pronto a caricarsi il Cagliari sulle spalle senza più riserve o compromessi con il suo stato d’animo. Paradossalmente, ora è lui il punto fermo di una squadra profondamente rinnovata dalla cintola in su, e che spera di plasmare, anche stavolta, a sua immagine e somiglianza, per il modo di interpretare il calcio innanzitutto, ma anche dal punto di vista mentale. Al di là della difesa a quattro, del ruolo degli esterni o del doppio mediano che ha in mente per questo nuovo viaggio.
Il grande sogno
«Più che al risultato, guardo all’atteggiamento. Ciò che più mi sta a cuore è quello che lasceremo in campo in ogni partita. Voglio che i tifosi si sentano sempre orgogliosi di noi, a prescindere da come sia finita». È il suo mantra, attorno al quale ha già costruito i primi successi in Serie A e con il quale - ora che ha capito di poterci stare, eccome - vuole passare allo step successivo. Come l’Europa che ha sempre sognato da giocatore, lontana, però, troppo lontana, da quello che è stato il suo percorso in campo. «Per me il Cagliari è casa e il mio sogno è quello di portare il più in alto possibile questa squadra. Sarebbe bello un giorno fare le Coppe con il Cagliari, è un sogno che coltivo», ha ammesso sottovoce, ma non troppo, ai microfoni di Sky Sport, mettendoci tutto l’orgoglio che ha dentro, oltre alla faccia. Perché il Pisacane Bis non è solo una nuova sfida sportiva, è una questione di cuore. Una missione.
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

