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- Pietro, aspirante étoile a 12 anni. Da Pesaro all’Opèra di Parigi. Lui si libra e dice: "Sono felice"
Scritturato per esibirsi nel corpo di ballo di uno spettacolo con le coreografie di Nureyev. L’orgoglio dei genitori. La volta che lui raccontò: "Al convitto mi pare di essere un militare".

Scritturato per esibirsi nel corpo di ballo di uno spettacolo con le coreografie di Nureyev. L’orgoglio dei genitori. La volta che lui raccontò: "Al convitto mi pare di essere un militare".

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Una stagione indimenticabile: il 12enne pesarese Pietro Ceccolini, ballerino di classica, è stato scritturato dall’Opéra di Parigi per esibirsi nel corpo di ballo dello spettacolo La Bayadère nella versione coreografica di Rudolf Nureyev, che è stato in cartellone fino al 14 luglio all’Opera Bastille. Undici volte, Pietro, è andato in scena, calcando un palcoscenico di levatura massima, tra le fila con altri allievi e con i migliori professionisti di Francia. "Dopo un’ardua selezione, mio figlio, a soli 12 anni, ha firmato il suo primo contratto di lavoro" osserva ancora sorpreso il padre, Christian, imprenditore. Ceccolini senior, nelle due settimane di spettacoli s’è trasferito a Parigi per poter accompagnare il figlio, a scuola al mattino e in teatro tutti i pomeriggi. "Io e mia moglie Alina siamo orgogliosi della sua tenacia" dice confortato dall’idea di vedere quel bambino reggere meravigliosamente all’urto di quel suo sogno così grande.
Undici volte Pietro Ceccolini s’è librato nello spazio celando a fatica l’emozione potente di un cuore appagato per il gusto di essere dove nemmeno lontanamente avrebbe potuto immaginare. "Sono felice" ci ha detto, liquidandoci con la semplicità di un ragazzino ora tutto preso dal trascorrere il resto dell’estate a casa, a Pesaro, con la sorella Sofia, i nonni e gli amici della scuola Studio Arte e Balletto dell’insegnante Maria Elena Andreoni, dove tutto ha avuto origine. Tra le cose che Pietro ama fare oltre al disegno, c’è il giro in Panoramica con il babbo, incastrati nella Dune Buggy di famiglia. Per chi non lo sapesse si tratta dell’automobile resa celebre da Bud Spencer nel film “Altrimenti ci arrabbiamo“. "Nonostante il menage parigino sia tutt’altro che una ricreazione Pietro è legato ancora ad alcuni riti dell’infanzia: la tappa a Disney Paris è fissa" dice Alina. Da quando Pietro ha superato l’esame di ammissione dell’Ecole de Danse de l’Opéra national de Paris, cioé da due anni, vive per dieci mesi all’anno la disciplina del convitto accademico, sotto l’egida dello stesso sorvegliante che fu di Eleonora Abbagnato. "I ritmi sono serrati – conferma il padre –: in famiglia è rimasta celebre una delle prime videochiamate tra noi, con lui che dalle 20 alle 21 ha un’ora di libertà. Con un laconico “babbo, mi sembra di essere un militare“ capimmo il clima, fatto sì di idealità e armonia, ma anche di regole severissime, inappellabili. Tra queste c’è il cruccio di andare a dormire quando ancora in Francia il sole non è tramontato".
Dal lunedì al venerdì Pietro abita in convitto: "si gestisce in tutto, anche nel bucato – continua la mamma –: è molto responsabile. Ormai è in grado di prendere l’aereo in autonomia. Poiché a viaggiare è un minorenne, avvisiamo la Questura; attiviamo il sistema degli accompagnatori, ma per lui è diventato normale". Chiediamo a Pietro, ma è impossibile cavargli un qualsiasi commento che non sia: "A me sta bene così". Una determinazione granitica su cui si vanno "fortunatamente ad infrangere – conclude Alina – i dubbi di noi genitori. Ci chiediamo, infatti, se sia giusto lasciargli affrontare costi così alti dietro al desiderio di coltivare il suo talento. Se lui non fosse così convinto per noi sarebbe impossibile accettarlo". Tanto è vero che Christian e Alina si specchiano un po’ della vicenda di un’altra coppia di italiani che per assecondare la vocazione per la danza del proprio figlio Riccardo, hanno accettato l’idea di trasferirsi a Nanterre. "Hanno lasciato i propri impieghi e si sono riorganizzati per stare accanto al figlio – concludono i coniugi –: capiamo il loro stato d’animo. Conosciamo bene la loro storia perché Riccardo è diventato per Pietro, un fratello maggiore. Frequenta l’ultimo anno dell’Ecole e nel fine settimana, quando il convitto chiude, Pietro è ospite della famiglia di Riccardo". Cosa non si fa per amore dei figli.
Solidea Vitali Rosati
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