Pierpaoli (Cgia) contro Paraventi: «Ancona 2028, male tempi e metodi. Quell’assessora è troppo protagonista»

2026/09/18

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Pierpaoli (Cgia) contro Paraventi: «Ancona 2028, male tempi e metodi. Quell’assessora è troppo protagonista»
Pierpaoli (Cgia) contro Paraventi: «Ancona 2028, male tempi e metodi. Quell’assessora è troppo protagonista»

di Nicoletta Paciarotti

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venerdì 18 settembre 2026, 02:15

Marco Pierpaoli, segretario di Confartigianato Imprese Ancona-Pesaro e Urbino: Ancona 2028 è davvero un’occasione decisiva anche per le imprese?

«È una straordinaria opportunità. Lo dico da segretario di Confartigianato e da anconetano, innamorato della regione e orgoglioso che la propria città abbia raggiunto un traguardo così importante per le Marche. Ma siamo scontenti e preoccupati su tempi e metodi. Così non vanno bene, proprio no».

 Perché?

«Perché il 2028 può sembrare lontano. In realtà, per un progetto di questa portata, è praticamente domani. Definire la governance a dicembre, per noi, è tardi. E prima ancora della governance c’è un tema fondamentale: la visione. E perché Ancona 2028 non può essere percepita come il protagonismo di un singolo assessorato (Paraventi, ndr) o il progetto di un singolo settore dell’Amministrazione. Serve meno protagonismo individuale e più capacità di fare squadra. Più ascolto, più inclusione, più connessioni».

Dove bisogna accelerare?

«C’è da allargare subito il tavolo di confronto, condividere gli obiettivi e mettere insieme tutte le migliori energie che questa città e questa regione possiedono. Non è il momento delle appartenenze o delle primogeniture».

Il modello Pesaro cosa insegna?

«Abbiamo vissuto da vicino l’esperienza di Pesaro Capitale Italiana della Cultura 2024 e abbiamo imparato quanto sia decisivo iniziare presto a costruire non soltanto il calendario degli eventi, ma soprattutto il coinvolgimento dei territori, la partecipazione delle categorie economiche e sociali, perché arrivino nuovi investimenti. A Pesaro il lavoro di coinvolgimento della provincia era stato avviato ben prima dell’anno della Capitale, attraverso un percorso che ha interessato tutti i 50 Comuni e numerosi operatori culturali, economici e dell’accoglienza».

Ancona deve guardare oltre la città?

«Ancona deve naturalmente essere protagonista. Ma essere protagonista non significa essere sola. Ancona è il capoluogo delle Marche e Capitale della Cultura deve rappresentare una straordinaria vetrina per l’intera regione. Dalla costa all’entroterra abbiamo città, borghi, artigianato, cultura, turismo ed eccellenze imprenditoriale».

Che ruolo devono avere le imprese?

«Per le imprese Ancona 2028 non può essere soltanto un grande evento culturale. Deve essere anche una politica di sviluppo. Deve aumentare l’attrattività della città, generare nuovi flussi, favorire investimenti, migliorare l’accoglienza e lasciare infrastrutture materiali e immateriali che continuino a produrre valore negli anni successivi».

Qual è il rischio o il timore?

«Che un’occasione irripetibile venga sprecata. Un risultato come Ancona Capitale Italiana della Cultura capita probabilmente una volta nella vita di una città. E la misura del successo non sarà soltanto ciò che accadrà durante il 2028, ma soprattutto ciò che resterà ad Ancona e alle Marche dal 2029 in poi. Per questo bisogna accelerare: la governance non può aspettare dicembre, la visione va condivisa oggi. Il 2028 non si organizza nel 2028. Si costruisce adesso. E si costruisce insieme».

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