Piero Marrazzo e lo scandalo dei rapporti con le transessuali: «Ecco perché sono stato un vigliacco»

2026/08/10

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piero marrazzo prostituta transessuale

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L'ex presidente della Regione Lazio torna a parlare del complotto dei carabinieri contro di lui e dei rapporti a via Gradoli. E conclude sul senso di colpa

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Il 23 ottobre 2009 è il giorno in cui è finita la carriera politica di Piero Marrazzo. Giornalista Rai, era presidente della Regione Lazio quando la polizia scoprì che era ricattato da quattro carabinieri. I quali erano in possesso di un video in cui faceva sesso con una donna transessuale e consumava stupefacenti nell’appartamento di lei in via Gradoli a Roma. Il 19 aprile 2010 la Corte di Cassazione lo dichiarò vittima di un complotto. Oggi ha 68 anni e torna a parlare della vicenda in un’intervista rilasciata a Hoara Borselli per Il Giornale. Ora, dice, «il giornalismo è il mio mestiere e mi sento uomo libero, più libero di prima».

Marrazzo ricorda che all’epoca dello scoppio dello scandalo «gli ultimi sondaggi mi davano al 65 per cento. Uno dei pochi presidenti di regione che non ha mai avuto un avviso di garanzia». Ma poi qualche avversario politico «ha scelto la mia vita privata per colpirmi. E mi sono dimesso, anche se non avevo commesso nessun reato. Perché la moglie di Cesare deve essere al di sopra di ogni sospetto». Dice che non gli piace parlare di complotto, ma aggiunge di aver «governato e ho toccato interessi in tutti i settori. Tutti sapevano che non ero corrotto. La mia eliminazione ha fatto comodo soprattutto alla politica».

Cosa l’ha spinto

Dice che con il suo psicanalista ha dovuto rispondere a un’altra domanda: «Cosa mi ha spinto a stare in una casa di via Gradoli con una donna transessuale?». Specifica: «Si, donna: donna. Ho risposto: mi ha spinto il desiderio di quella donna transessuale». Secondo Marrazzo «la transessualità esprime per certi versi iperfemminilità. Nella testa di un eterosessuale maschio fa crescere elementi immaginari nel corpo di una donna». Ma lui non è omosessuale: «C’è anche chi mi ha chiesto di fare coming out ma anche il mio psicanalista si è messo a ridere: “quale coming out? Tu sei eterosessuale”». E poi: «Non ho mai voluto dimostrare con quante donne sono stato. Il machismo è il segno più chiaro della debolezza del maschio». Eppure «no, non è stata una debolezza. Il tradimento non è una debolezza è il segnale di un disagio profondo».

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Le figlie

Marrazzo racconta che il giorno dopo la sentenza della Cassazione «vennero da me Giulia, Diletta e Chiara. Le mie tre figlie. Mi dissero solo tre parole: “papà, mo’ basta”. Lo hanno dovuto fare le mie figlie e le mie ex mogli». Poi spiega la sua vera colpa «Lo dico a una collega donna: io sono stato un vigliacco. Perché dovevo avvertire mia moglie Roberta (Serdoz, da cui si è separato ndr) di quello che era accaduto. Io sono colpevole nei confronti di mia moglie e delle mie figlie. Questo è quello che io mi porto addosso».

La malinconia

Le figlie, spiega, «non si sono mai allontanate da me. Sono state tre leonesse. Erano lì a proteggermi. Mi ricordo una volta in traghetto per Stromboli. Qualcuno fece un apprezzamento volgare contro di me. Loro lo distrussero». Mentre l’unico politico che gli è stato vicino è stato «Marco Pannella». E conclude: «Un uomo può avere una storia sentimentale con una transessuale. Io non la ho avuta e ho scelto la via più semplice: la prostituzione». E ora prova «malinconia. La malinconia per avere ferito gli amori più importanti della mia vita».

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