«Siamo in una fase della politica in cui problemi complessi ricevono risposte veloci, invece richiederebbero sempre risposte complesse. Oggi c’è l’illusione che il colpo di teatro possa risolvere i problemi. Mentre Moro si caratterizzava per la ricerca paziente, il dialogo. Ma questo non significa che fosse un cedevole: lui era convinto della sua identità, delle sue idee, ma anche della necessità di svilupparle in un dialogo con gli altri e di realizzare dei punti d’incontro». A sostenerlo è stato Pier Ferdinando Casini, nel corso della presentazione del libro “Aldo Moro. Le idee, il metodo, l’eredità” di Alberto Losacco e Tino Iannuzzi (Baldini+Castoldi), che si è tenuta ieri a Palazzo Reale di Napoli, nell’ambito del “Campania libri festival”.
La riflessione
Durante il dibattito, introdotto e moderato dallo storico Carmine Pinto, l’ex presidente della Camera dei deputati, che ha curato la prefazione del saggio, ha poi aggiunto: «Moro è stato un grande democristiano, con la capacità di avvicinare ai grandi temi internazionali, dall’europeismo al multilateralismo fino all’alleanza atlantica, forze che ne erano molto distanti, come quelle del Partito comunista italiano. E questa sua pedagogia delle istituzioni alla fine è risultata vincente». Casini ha poi sottolineato come spesso «l’analisi sulla figura di Moro si sia limitata alla tragica fine che ha fatto, alla sua prigionia, alle lettere dal carcere, all’epilogo drammatico della sua vicenda», mentre il merito del libro di Iannuzzi e Losacco, ha continuato, «è quello di recuperare Moro per quello che era: il costituente, il politico, l’uomo delle intuizioni, come ad esempio quella sulla collocazione internazionale dell’Italia. E anche il grande pedagogo, capace di spiegare i problemi e trovare le soluzioni, con un senso di responsabilità che oggi si è perso».
Il personaggio
Due volte presidente del Consiglio, più volte ministro, segretario della Dc e membro dell’Assemblea Costituente, Moro è stato una figura centrale della storia repubblicana, attraversando da protagonista le grandi stagioni politiche italiane: artefice del centro-sinistra e poi della solidarietà nazionale, lavorò sempre per allargare l’area democratica nel governo del Paese, consapevole della fragilità del sistema italiano. Uno degli autori, l’ex deputato Tino Iannuzzi, ha sottolineato, però, come, nonostante sia stato «un politico di primo piano, con ruoli rilevantissimi nel partito e nelle istituzioni, Moro sia stato innanzitutto un intellettuale, un uomo di cultura, capace di concepire i progetti e i disegni per lo sviluppo del Paese, come un intellettuale, ma anche poi di confrontarsi per renderli concreti, costruendo il consenso per realizzare nuovi traguardi». Questo suo operare sempre nel segno della mediazione, della sintesi, però, secondo Iannuzzi, «in Moro non è mai al ribasso, ma è lo sforzo di confrontarsi con fiducia, come è in grado di farlo il cattolico democratico, che guarda gli altri non come avversari ma come interlocutori con cui discutere e poi giungere, pazientemente, a tessere la tela della decisione finale che, nel caso di Moro, rappresenta sempre un passo in avanti». Una capacità sottolineata anche dall’assessora al Turismo del Comune di Napoli, Teresa Armato, che ha commentato: «Il suo messaggio è ancora attuale, a cominciare dalla sua grande volontà di portare avanti le riforme, fino al grande impegno, che poi gli è costato la vita, messo in campo per allargare l’area del governo a tutte le forze popolari del Paese».
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