Picchiato dal branco in centro. Cinque giovani verso il processo con l’aggravante dell’odio razziale

2026/07/30

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Richiesta di rinvio a giudizio per un gruppo di tifosi bianconeri accusati di aver colpito con pugni e una sbarra di ferro un 30enne di origine albanese. Contro di loro anche un ’Daspo’ di 25 anni in totale.

Una manifestazione di solidarietà alla vittima dell’aggressione del 12 ottobre 2025 in corso Mazzini

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Cinque giovani cesenati tra i 20 e i 25 anni rischiano di finire a processo con le accuse di lesioni aggravate e odio razziale. Il pubblico ministero Emanuele Daddi ha chiesto il rinvio a giudizio al termine delle indagini sulla brutale aggressione avvenuta il 12 ottobre scorso davanti al Duomo di Cesena. Per altri due indagati, inizialmente iscritti nel registro della Procura di Forlì, è stata invece disposta l’archiviazione per mancanza di certezze sulla loro identificazione.

La vicenda risale alla tarda serata di quel sabato di ottobre, intorno alle 23, quando un trentenne di origine albanese, stava passeggiando nel cuore del centro storico insieme a un amico marocchino. Usciti da un locale, dopo una cena con ultras lombardi ’gemellati’, un gruppo di tifosi del Cesena (non legati ai gruppi organizzati della curva) si è scagliato contro i due. Prima le offese razziste rivolte al giovane marocchino ("Ho capito che sei un marocchino di m..., non fare il galletto"), poi l’escalation. Quando il compagno è riuscito a scappare per cercare aiuto, il trentenne è stato circondato dalla folla rimasta a presidiare la strada.

A ricostruire la violenza è stata la stessa vittima, difesa dall’avvocato Emanuele Gentili: "Qualcosa mi ha colpito al viso, forse una barra di ferro, e ho iniziato a sanguinare. Sono caduto a terra e mi hanno raggiunto da più parti con calci e pugni. Ho perso i sensi e mi sono risvegliato solo in ospedale". Il bilancio medico parla di otto punti di sutura, lesioni a un occhio, ferite sparse e una prognosi di 30 giorni. Oltre a un trauma psicologico profondo: "La paura di uscire di casa ancora non va via".

Mentre la posizione giudiziaria attende il vaglio dell’udienza preliminare, sul fronte dell’ordine pubblico la Questura è già intervenuta nei confronti dei cinque giovani indagati, difesi dall’avvocato Riccardo Luzi. Per loro sono scattati complessivamente 25 anni di "Daspo fuori contesto" (cinque anni a testa, fino al luglio 2031), il provvedimento amministrativo che vieta l’accesso agli stadi in Italia e in Europa a soggetti ritenuti socialmente pericolosi, anche per reati commessi al di fuori delle manifestazioni sportive.

Il legale dei cinque indagati ha già presentato ricorso contro i provvedimenti della Questura e annuncia battaglia in vista dell’udienza preliminare: "Si tratta di provvedimenti ingiusti – spiega l’avvocato Riccardo Luzi – perché sono stati ignorati gli elementi a favore della difesa. Vi sono testimoni oculari che scagionano i miei clienti. Il riscontro fotografico fatto dalla persona offesa non è stato accompagnato da altri accertamenti volti a confermare che siano stati davvero loro a compiere l’aggressione". Spetterà ora al giudice vagliare testimonianze e filmati delle telecamere di videosorveglianza per decidere se disporre il processo.

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