‘Piano terroristico’ contro la base Raf, arrestato un anglo-iraniano - Notizie - Ansa.it

2026/10/01

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Si concretizza nelle fattezze di un primo arrestato dai connotati iraniani il sospetto d'una pista legata a Teheran dietro il presunto piano di sabotaggio sventato domenica contro la base aerea della Raf britannica di Fairford, utilizzata dai bombardieri Usa nella guerra alla Repubblica Islamica. Dopo giorni di riserbo, ipotesi e ricostruzioni contraddittorie non prive di punti oscuri ancora tutti da chiarire, l'antiterrorismo ha annunciato in queste ore il fermo di un 27enne, con doppio passaporto britannico e iraniano.

L'uomo, catturato nel cuore di Londra, a Westminster, sede dei palazzi del potere della politica britannica, è sospettato di aver contribuito a "preparare un attacco terroristico" in base all'artitcolo 5 del Terrorism Act del 2006. In contemporanea è stato interrogato un 26enne, cittadino del solo Regno Unito. Mentre restano in libertà - seppure indagati e sottoposti a misure restrittive ad hoc - gli altri 5 britannici, fra i 23 e i 25 anni d'età, catturati nell'immediatezza dei fatti accanto ai tre furgoni bianchi individuati la notte di domenica non lontano dalle recinzioni della struttura militare di Fairford, nella contea del Gloucestershire (sud dell'Inghilterra).

E poi rilasciati tutti a sorpresa su cauzione nel giro di appena 24 ore o poco più. Gli invesstigatori non hanno fornito dettagli sull'arresto dell'anglo-iraniano, salvo far sapere d'aver anche perquisito in giornata il suo alloggio e un secondo indirizzo londinese. "L'indagine sulle circostanze relative a quanto avvenuto nel Gloucestershire è enormemente complessa e i nostri team di specialisti seguno molteplici linee d'inchiesta", si è limitata a dire Vicky Evans, coordinatrice nazionale dell'antiterrorismo di Scotland Yard, ribandendo che sono al vaglio "tutti i possibili angoli investigativi, incluso quello del possibile coinvolgimento di uno Stato straniero". Evans ha del resto suggerito prudenza su ogni eventuale congettura, ringraziando "l'opinione pubblica per la sua pazienza". Parole caute, sulla scia degli interrogativi suscitati da tutta una serie di apparenti incongruenze sulla vicenda e sulle versioni inizialmente circolate; tanto più dopo il mancato ritrovamento di alcuna traccia di esplosivo nei tre van fermati a qualche chilometro dalla base ed ispezionati per un giorno e mezzo da squadre di artificieri militari con parallela evacuazione di un intero villaggio. Ma parole a cui si somma il più esplicito riferimento al sospetto di una matrice iraniana rilanciato dal suo superiore diretto, il numero uno del Ctp (Counter Terrorism Policing), Laurence Taylor. A puntare il dito apertamente contro un presunto complotto di Teheran era stata fin da subito l'amministrazione Usa di Donald Trump, in particolare per bocca del segretario di Stato, Marco Rubio. Mentre nelle scorse ore anche il primo ministro britannico, Andy Burnham, s'era esposto evocando "forti indicazioni" rispetto a un potenziale "ruolo" iraniano.

Nelle ultime ore, nella faccenda si è intanto inserito il primo ministro d'Israele, Benyamin Netanyahu, sostenendo che l'intelligence del suo Paese avrebbe preallertato i britannici sul rischio di un'azione ostile sponsorizzata dall'Iran già alcune settimane fa: "Il giorno prima", ha aggiunto polemico a Fox News, della formalizzazione da parte del governo Burnham della sanzioni senza precedenti contro il commercio con tutti gli insediamenti dei coloni israeliani nei territori palestinesi occupati. Accuse che peraltro Teheran nega "categoricamente" come strumentali, cospirazioniste e del tutto "infondate". Con tanto di convocazione oggi dell'ambasciatore britannico Shorter, al quale il viceministro degli Esteri, Majid Takht-Ravanchi, ha contestato "l'approccio distruttivo" del Regno nei confronti del suo Paese. Non senza denunciare "la complicità" logistica di Londra con le azioni belliche statunitensi e israeliane contro l'Iran.

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