L’Arabia Saudita chiude i rubinetti del petrolio destinato all’Europa. Saudi Aramco avrebbe comunicato ai clienti europei con contratti a lungo termine che a ottobre non riceveranno alcun carico di greggio. Almeno due raffinerie sarebbero già state informate, ma la decisione riguarderebbe tutti gli acquirenti del continente. Alla base del blocco ci sono i danni subiti dall’oleodotto East-West, infrastruttura strategica che trasportava ogni giorno tra i 4 e i 5 milioni di barili verso Yanbu, sul Mar Rosso. Da qui il petrolio poteva raggiungere il Mediterraneo attraverso il sistema egiziano Sumed, evitando lo Stretto di Hormuz. L’interruzione ha costretto Aramco a riorganizzare le esportazioni. La compagnia avrebbe rimesso sul mercato circa 60 milioni di barili, con carichi tra settembre e ottobre dal terminal di Ras Tanura, nel Golfo Persico. Il greggio passerà attraverso Hormuz e sarà trasferito tra petroliere vicino a Sohar, in Oman.

Il rischio di rincari alla pompa
La combinazione tra greggio costoso, minori forniture saudite e trasporti più lunghi potrebbe aumentare i costi sostenuti dalle raffinerie europee. Se la situazione dovesse prolungarsi, le pressioni potrebbero trasferirsi sui prezzi di benzina e diesel, anche se l’impatto finale dipenderà dall’andamento dell’euro, dalla domanda e dai margini di raffinazione. Alcuni operatori cercano già alternative. La polacca Orlen ha aumentato gli acquisti nel Mare del Nord e valuta forniture da Stati Uniti e Kazakistan. Aramco punta a ripristinare entro pochi giorni metà della capacità dell’East-West, ma per la piena operatività potrebbero servire altre sei settimane. Nel frattempo, ottobre si annuncia più difficile e costoso per l’energia europea.
Le forniture dirottate verso l’Asia
L’operazione riporterà sul mercato tra un milione e 1,5 milioni di barili al giorno, destinati però soprattutto a Cina, India, Corea del Sud e Giappone. L’Europa resta esclusa: per raggiungerla, le navi dovrebbero attraversare anche il Mar Rosso, interessato da attacchi e tensioni, oppure circumnavigare l’Africa, impiegando quasi cinque settimane. Il taglio arriva mentre il petrolio resta stabilmente sopra i 100 dollari: il Brent viaggia intorno a 104 dollari al barile e il Wti vicino a quota 102, mentre il Dated Brent, riferimento del mercato fisico europeo, ha superato i 130 dollari.

Il rischio di rincari alla pompa
La combinazione tra greggio costoso, minori forniture saudite e trasporti più lunghi potrebbe aumentare i costi sostenuti dalle raffinerie europee. Se la situazione dovesse prolungarsi, le pressioni potrebbero trasferirsi sui prezzi di benzina e diesel, anche se l’impatto finale dipenderà dall’andamento dell’euro, dalla domanda e dai margini di raffinazione. Alcuni operatori cercano già alternative. La polacca Orlen ha aumentato gli acquisti nel Mare del Nord e valuta forniture da Stati Uniti e Kazakistan. Aramco punta a ripristinare entro pochi giorni metà della capacità dell’East-West, ma per la piena operatività potrebbero servire altre sei settimane. Nel frattempo, ottobre si annuncia più difficile e costoso per l’energia europea.
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