Peste polmonare, allarme in Europa. Bassetti: «Assomiglia al Covid, ti contagi in 2 giorni». Sintomi e quanti sono (davvero) i casi

2026/10/05

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«Non escluderei che ci possano essere stati altri contagi», avverte il medico infettivologo Matteo Bassetti sulla peste polmonare. L'allarme è scattato anche in Europa, con la Commissione Europea «in contatto con l'Ecdc» e «monitora con molta attenzione» quanto sta avvenendo a Irkutsk, nella Siberia Centrale. Qui una ricercatrice che lavorava all'Irkutsk Anti Plague Institute è morta per una polmonite di origine sconosciuta. Un batterio «​è assente dall'Europa da circa 50 anni», ricorda la portavoce per la Salute Eva Hrncirova a Bruxelles, ed è «trattabile con antibiotici».

La Russia sta minimizzando?

«Non escluderei che ci possano essere stati altri contagi, visto che sembrerebbe che siano stati pubblicati dei tweet, poi cancellati, dove si diceva di evitare di andare in alcune aree, di usare la mascherina oppure di stare attenti perché i casi sembrano di più. Quindi la sensazione è che ci sia qualcosa di più di quanto hanno detto, insomma, siamo abbastanza abituati al modo di fare russo», così Bassetti.

Contagi nascosti?

«Se dicono che c'è un decesso per peste polmonare, è evidente che c'è qualcosa di più. Perché se fosse tutto controllato non sarebbe uscita neanche questa notizia. E anche il fatto che si sia contagiato all'interno di un laboratorio, bisognerebbe un attimo capire che magari non sia qualcosa di diverso, di qualche paziente che magari si è contagiato e che ha contagiato qualcun altro».

Ha somiglianze con il Covid?

«Questa forma polmonare è molto rapida, anche come diffusibilità. Ha un tempo di incubazione veloce, 2-3 giorni e ti contagi, fino a un massimo di una decina. È molto diversa rispetto ad altre epidemie che avevamo visto nel recente passato, assomiglia molto di più al Covid che non ad altre malattie come come possibilità di diffondersi anche attraverso le particelle di respiro».

Ci deve preoccupare?

«L'unica cosa che un po' ci consola è che siamo in Siberia, un'area veramente molto remota. Fossimo stati a San Pietroburgo, sarei stato decisamente più preoccupato, perché il numero di abitanti è decisamente diverso rispetto a quello che può avvenire in un'area della Siberia. Però questa persona prima di finire in ospedale e di morire, evidentemente sarà andata al supermercato, sarà andata in farmacia, sarà andata in giro, sarà andata sull'autobus, sarà tornata al lavoro e quindi evidentemente tutte queste persone con cui è venuta in contatto sono state tutte messe in quarantena, sono state tutte controllate».

Rischio di assenza di controlli?

«Siamo sicuri che i russi abbiano i mezzi in Siberia di poter fare tutto questo a livello di controlli? Perché non è successo a Manhattan di New York, dove non avrei nessun dubbio del fatto che tutto funziona. Stiamo parlando di una provincia remota della Russia, quindi tutte queste cose naturalmente pongono un grosso punto interrogativo».

C'è il rischio che si propaghi anche il altri Paesi?

Stiamo parlando di un'infezione batterica polmonare a rapida diffusione e con una letalità molto alta e con una contagiosità elevata, quindi speriamo e ci auguriamo che ci dicano presto che è tutto finito, che non c'è nessun altro nuovo caso.

Perché c'è preoccupazione da parte degli Stati Uniti?

Gli Stati Uniti sono giustamente preoccupati perché non dimentichiamoci che la Yersinia pestis è uno degli agenti biologici considerati una delle armi per il bioterrorismo. Quindi gli americani sono preoccupati perché insieme al vaiolo è uno degli agenti su cui si è lavorato molto.

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