Perché TIM Priority non vìola le norme sulla neutralità della rete

2026/07/23

Categories: technology

TIM Priority è un servizio che dà ai clienti una corsia preferenziale sulla rete, garantendo prestazioni più stabili e reattive nei momenti di congestione. Nasce come piattaforma destinata a integrare tre aree: Priority connectivity (fibra e 5G), Priority care per un’assistenza più rapida e Priority protection per la sicurezza digitale.

Presentato il 22 luglio dall’amministratore delegato di TIM Pietro Labriola, TIM Priority può fare storcere il naso ai difensori della neutralità della rete ma, al contrario di quanto si possa credere a una prima lettura, non vengono lese né le norme nazionali né quelle sovranazionali.

L’azienda risponde alla necessità di chi usa la rete per attività sensibili ai ritardi, dalle videoconferenze al gioco online, mentre annuncia per ottobre un servizio analogo sulla rete mobile di quinta generazione, il 5G.

La domanda non riguarda soltanto il prodotto. Può un operatore far pagare di più per “navigare meglio”? Il regolamento europeo sulla neutralità della rete non impone che tutti gli abbonamenti abbiano lo stesso prezzo o le stesse prestazioni. Impone però limiti precisi al modo in cui la differenza viene costruita.

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Cosa è il regolamento europeo sulla neutralità della rete

È il Regolamento europeo 2015/2120, applicabile direttamente negli Stati membri. L’articolo 3 consente agli operatori e agli utenti di concordare condizioni commerciali e tecniche come il prezzo, il volume dei dati e la velocità. Si tratta però di accordi che non possono limitare il diritto dell’utente di accedere a contenuti, applicazioni e servizi di propria scelta.

Il paragrafo 3 del medesimo articolo obbliga i fornitori di accesso a trattare tutto il traffico allo stesso modo, senza discriminazioni, restrizioni o interferenze basate su mittente, destinatario, contenuto, applicazione, servizio o dispositivo.

Una gestione ragionevole del traffico è ammessa soltanto se trasparente, non discriminatoria e proporzionata. Deve inoltre fondarsi su esigenze tecniche oggettivamente diverse, non su considerazioni commerciali.

Il Berec, Body of European Regulators for Electronic Communications, è l’organismo che riunisce le autorità nazionali europee delle comunicazioni elettroniche. Nella sua pagina aggiornata sulle politiche di prezzo definisce generalmente ammissibili le tariffe differenziate che siano application-agnostic, cioè indipendenti dall’applicazione usata. Tra gli esempi indica abbonamenti con livelli diversi di Quality of Service, qualità del servizio, misurati attraverso velocità, latenza, jitter o perdita di pacchetti.

Nella lettura pubblicata dal Berec, possono quindi essere offerti livelli tecnici diversi, purché dentro ogni livello il traffico sia trattato senza scegliere vincitori e perdenti tra applicazioni e contenuti. Le indicazioni del Berec sulla gestione del traffico aggiungono che gli abbonamenti di livello inferiore non possono essere degradati sotto le condizioni contrattuali promesse.

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Il confine vietato: favorire un’applicazione

Dalla documentazione diffusa da TIM il servizio risulta agire sul traffico dati in download del cliente nel suo complesso, e non su una o più piattaforme specifiche come Netflix o YouTube, né su un gruppo circoscritto di servizi o di videogiochi.

Ci sarebbero violazioni al Regolamento europeo 2015/2120 sull’accesso a un’Internet aperta se TIM privilegiasse determinate applicazioni per ragioni commerciali, bloccasse o rallentasse servizi concorrenti oppure peggiorasse le connessioni degli altri clienti sotto le prestazioni previste dai rispettivi contratti. Concetto di rimando ripreso dal Berec, secondo il quale possono esistere abbonamenti con qualità differenti, come detto, ma quelli meno costosi non possono essere degradati sotto le condizioni contrattuali.

In Italia vale direttamente lo stesso regolamento europeo e i controlli spettano all'Agcom, l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Nella più recente relazione sull'Internet aperta, che copre il periodo tra il maggio 2025 e l'aprile 2026, l'Autorità riferisce di avere condotto un approfondimento mirato sulla trasparenza con cui i meccanismi di priorità sulla rete radiomobile vengono comunicati agli utenti, e sulla necessità di ricondurre quelle informazioni a criteri oggettivi di qualità del servizio. Il periodo esaminato si chiude però prima dell'annuncio di TIM, sul nuovo servizio l'Autorità non si è ancora espressa.

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