Ddl Valditara educazione affettiva: nel Medioevo una pedagogia più avanzata - La lettera | Il Fatto Quotidiano.it

2026/07/27

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Pensi un po’, ministro Valditara: nel Medioevo erano più avanti della sua legge sull’educazione affettiva

di Fiore Isabella

Gentile ministro Valditara,
Un paio di settimane fa, all’Università di Napoli, mia nipote ha presentato per la sua laurea in Storia una interessante tesi dal titolo “Affettività ed identità sociali. La costruzione delle emozioni collettive nel Medioevo”. Un tema, signor ministro che mi ha ricondotto a Lei e al Suo Decreto, che prevede che le scuole possano realizzare attività o progetti su tematiche affettive, sessuali o valoriali solo previa autorizzazione scritta delle famiglie. Gli emendamenti approvati in commissione cultura hanno, inoltre, costituito un’aggravante, a mio giudizio fortemente invasiva sul piano epistemologico ed offensiva, sul piano della valorizzazione del potenziale cognitivo ed emotivo, delle fasce di età escluse da questo percorso educativo; mi riferisco alle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado.

La tesi, per Sua tranquillità, supportata da un’enorme bibliografia non si richiama ad autori bolscevichi. Ma veniamo ai contenuti della tesi su cui si è concentrata la mia attenzione, con particolare riferimento a quel paragrafo in cui si parla espressamente di educazione all’affettività.

Citando l’opera di Peter Brown “Il mondo tardo antico. Da Marco Aurelio a Maometto” (Torino, Einaudi, 2017), la giovane laureanda scrive: ”L’analisi dell’impianto teorico tardoantico permette di trarre le somme di quelle che saranno le coordinate fondamentali della dimensione emozionale ed ecclesiastica del Medioevo. L’evangelizzazione operata dai padri della Chiesa non si è limitata a trasmettere un contenuto dottrinale, ma ha dato vita ad una vera e propria pedagogia degli affetti che ha sovvertito i presupposti teologici dell’antichità classica”. Due parole chiave, signor Ministro, pedagogia ed affetti, che rendono la tanto vituperata fase medievale più evoluta dei suoi atti di indirizzo emanati nel pieno del terzo millennio.

Ma c’è di più, signor ministro! La Sua pervicacia nel perimetrare, per fasce di età, l’accesso ad alcune “conoscenze” tradisce un presupposto pedagogico di fondamentale importanza: la conoscenza del proprio corpo, delle emozioni e i percorsi di crescita affettiva sono mediati dalle metodologie didattiche e non da irremovibili pregiudizi ancestrali.

In definitiva, signor Ministro, se non è più possibile far credere ai bambini di essere stati condotti a succhiare il latte materno da un taxi-cicogna o abbandonati, per poi essere ritrovati, sotto una foglia di cavolo, lo si deve a chi, diversamente da Lei, ha avuto fiducia nel valore dell’educazione come scoperta e non come indottrinamento. Pensi un po’! Nel Medioevo conoscevano il valore della pedagogia degli affetti e, adesso, ne avete paura!

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