Un po' di raffreddore dopo un lungo viaggio in aereo, il tipo di fastidio che di solito passa da solo in un paio di giorni. Poi la febbre che non scende, la tosse che si fa sempre più insistente, fino al sangue. Quello che sembrava un banale malanno da viaggio si è presto rivelata una polmonite bilaterale che ha richiesto una settimana di terapia intensiva, a un passo dalla morte.
A raccontare questa storia a People è Jane Angelich, oggi 74enne, che nel 2018, al rientro da un viaggio in Svizzera, aveva 66 anni.
Il malessere sottovalutato
«I primi due giorni non ci ho pensato più di tanto», ha raccontato Angelich. Quando i sintomi non accennavano a migliorare, la donna — che soffre di fibrillazione atriale, un disturbo del ritmo cardiaco — ha pensato di avere l'influenza, anche perché un anno prima si era sottoposta al vaccino antipneumococcico e non immaginava di poter contrarre una polmonite. Ma qualcosa non tornava. «Avevo la febbre, cosa che con un raffreddore non mi capita mai», ha spiegato. A questo si erano aggiunti una tosse insistente, l'incapacità di mangiare e un bisogno di dormire quasi ininterrotto.
La corsa in ospedale
La svolta drammatica è arrivata al quinto giorno di malattia. «Ho iniziato a tossire sangue», ha raccontato Angelich a People. «Sono arrivata a fatica in soggiorno, ero senza fiato.
Ho detto a mio marito: "Non sta migliorando, e adesso è successo anche questo"». Il marito Mark, ex vigile del fuoco e paramedico in pensione, ha deciso che era il momento di andare al pronto soccorso: vista la difficoltà della moglie a camminare, l'ha fatta sedere su una sedia da ufficio e l'ha spinta fino all'ascensore del loro condominio.In ospedale, una radiografia al torace ha rivelato una polmonite in entrambi i polmoni. «Mi hanno rimproverata per aver aspettato così tanto», ha raccontato. «Mi hanno detto che sopra i 65 anni, con una temperatura oltre i 38 gradi, bisogna andare subito al pronto soccorso, non fare la propria autodiagnosi. Ma io pensavo solo a tornare al lavoro».
Il vaccino che le ha salvato la vita
Ricoverata in terapia intensiva e sottoposta a dosi massicce di antibiotici, Angelich ha impiegato circa una settimana per iniziare a riprendersi, complicata dalla concomitante fibrillazione atriale. A fare la differenza, secondo i medici, è stato proprio il vaccino ricevuto l'anno precedente: «Mi hanno detto chiaramente che se non avessi fatto quel vaccino, la polmonite mi avrebbe uccisa», ha riferito. Tornata a casa, ci sono voluti circa un mese prima che si sentisse di nuovo se stessa, tra stanchezza persistente e difficoltà di concentrazione.
Ultimo aggiornamento: giovedì 3 settembre 2026, 14:22
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