È il medico che entra nella vita di un bambino pochi giorni dopo la nascita e spesso ne accompagna la crescita fino alle soglie dell’età adulta. Conosce non soltanto le malattie ma anche la famiglia, la scuola, le fragilità sociali e le paure dei genitori. Eppure, proprio mentre alla pediatria territoriale vengono affidati compiti sempre più ampi, in Campania diminuiscono i professionisti disponibili e resta incompleta la rete che dovrebbe collegare gli studi, i distretti, le Case della Comunità e gli ospedali. Parte da qui il XX Congresso nazionale della Federazione italiana medici pediatri, che si apre oggi a Napoli alla Stazione Marittima e che andrà avanti con sessioni, approfondimenti e dibattiti fino al 4 ottobre. “Il Pediatra di Famiglia, la Famiglia dal Pediatra”, Il titolo scelto dalla Fimp, indica già il cambio di prospettiva: non soltanto la cura della malattia, ma la presa in carico del bambino e del contesto nel quale cresce. Al centro i temi dell’assistenza durante l’adolescenza, la prevenzione delle dipendenze, le vaccinazioni, il sostegno alla genitorialità e il possibile ruolo dei pediatri nelle Case della Comunità. A illustrare il programma saranno il presidente nazionale, il pediatra napoletano Antonio D’Avino, i vicepresidenti Luigi Nigri e Nicola Roberto Caputo, il segretario nazionale alle Attività scientifiche Giuseppe Di Mauro e il segretario nazionale alla Tesoreria Osama Al Jamal.
Il convegno
A Napoli il confronto assume un significato particolare. La Campania conserva una presenza importante della pediatria di famiglia e l’84,3 per cento dei ragazzi tra i 6 e i 13 anni è ancora seguito da uno specialista convenzionato, contro una media italiana dell’82,9 per cento. Ma questo dato positivo convive con un progressivo sovraccarico degli ambulatori. Ogni professionista segue mediamente 925 assistiti, più della media nazionale, anche se formalmente ancora al di sotto del massimale ordinario di mille bambini. Il dato medio, però, nasconde squilibri profondi: nelle aree metropolitane, nei quartieri più popolosi e in alcuni territori interni trovare un pediatra può diventare difficile. La vera incognita riguarda i prossimi anni. Entro il 2029 ben 218 pediatri campani raggiungeranno i 70 anni, il numero più elevato tra tutte le regioni italiane. Senza un ricambio programmato il rischio è che aumentino gli studi sovraccarichi, gli spostamenti delle famiglie da un comune all’altro e il ricorso improprio ai pronto soccorso pediatrici.
Il territorio
È qui che il pediatra di famiglia può diventare il primo vero filtro della rete. «Un bambino con febbre, tosse, vomito o un’eruzione cutanea non ha sempre bisogno dell’ospedale - sottolinea D’Avino - ha bisogno, prima di tutto, di una valutazione tempestiva e di un professionista che sappia distinguere i segnali d’allarme dalle condizioni che possono essere curate e sorvegliate a casa. Quando questa risposta territoriale manca, è debole o non è disponibile nelle ore critiche, la domanda finisce inevitabilmente per concentrarsi nei pronto soccorso. Il filtro, tuttavia, non può essere affidato soltanto alla buona volontà del singolo medico. Servono pediatri organizzati in rete, strumenti diagnostici di primo livello, collegamenti rapidi con gli specialisti ospedalieri, percorsi condivisi e la possibilità di confrontarsi senza costringere ogni famiglia a ricominciare da capo tra una struttura e l’altra». Le Case di Comunità potrebbero offrire lo spazio nel quale integrare queste funzioni, ma la componente pediatrica non può essere aggiunta alla fine come una casella residuale. Deve essere progettata tenendo conto delle caratteristiche dell’infanzia: tempi di accesso rapidi, ambienti adatti, personale formato, continuità con i consultori e raccordo con neuropsichiatria infantile, servizi sociali, scuola e ospedali. In Campania la rete pediatrica resta invece ancora frammentata. Esistono centri di elevata specializzazione, con il Santobono-Pausilipon unico Hub con e reparti con competenze avanzate nelle aziende universitarie e ospedaliere. Ciò che continua a mancare è un collegamento uniforme e riconoscibile tra questi nodi e il territorio.
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