Napoli e la Campania sono un modello da replicare in tutta Italia per costruire un’alleanza di centrosinistra capace di unirsi attorno ad un disegno programmatico che deve avere il coraggio di mettere al centro anche temi tradizionalmente considerati di destra, come la sicurezza, declinandoli però in un’ottica progressista, con provvedimenti che siano a favore delle fasce più deboli della popolazione. È questo che emerge dalla prima giornata della Festa dell’Unità dell’area metropolitana di Napoli, che si è aperta ieri e si chiuderà domani a Quarto, a 24 ore dall’approvazione della legge elettorale in Parlamento, che trova il «campo largo» ancora alle prese con scaramucce tra i vari partiti e movimenti, e senza un’agenda precisa sulle tappe che porteranno la coalizione a scegliere leader e programma.
I modelli
«Il governo ha forzato la mano, approvando la legge elettorale, e noi adesso non possiamo farci trovare impreparati alla sfida. Sono convinto che Meloni chiederà l’anticipo delle elezioni in primavera, e quindi è fondamentale dare un’accelerata» afferma il presidente del consiglio regionale della Campania, Massimilano Manfredi, che poi aggiunge: «Le primarie siano momento in cui tutte le famiglie che fanno parte del campo largo si sentano vincolate da un programma e un percorso condivisi, a prescindere dal candidato che le vincerà. Anche perché, se è vero che la gente sicuramente è stanca del governo di centrodestra, questo non significa che la nostra vittoria sia scontata».
Le esperienze di Napoli e della Campania, con le vittorie di Manfredi e Fico, per il presidente del consiglio regionale, sono l’esempio di «un percorso laborioso di unità delle forze dal centro fino alla sinistra, che si basa sulla qualità della nostra classe dirigente», che può essere d’esempio per le politiche ma anche per le prossime amministrative «molto impegnative per le grandi città italiane, Napoli e tante realtà dell’area metropolitana».
Per il segretario metropolitano di Napoli, Francesco Dinacci, «l’alleanza progressista è pronta per governare il paese. Tra poche settimane ci saranno appuntamenti che definiranno i nodi centrali su cui si dovrà trovare una condivisione vera tra il Pd e gli alleati, a partire dai temi sociali, dal salario minimo, dalla sanità pubblica, ma anche dalla visione che abbiamo sul futuro delle città, perché è proprio nei contesti urbani che emergono le principali contraddizioni e diseguaglianze: un tema sul quale il governo ha fallito».
E proprio le città, annuncia Dinacci, saranno al centro del dibattito di oggi e domani: «Appuntamenti importanti di mobilitazione con tanti nostri sindaci e parlamentari, in cui proveremo, tra le altre cose, a mantenere sempre alta l’attenzione sui Campi Flegrei, chiedendo misure concrete per questo territorio». Tema centrale della tre giorni di Quarto, però, è la sicurezza: «Un problema che attraversa le città e colpisce soprattutto le fasce più deboli, quindi deve essere parte del programma dell’alleanza progressista. Ovviamente – aggiunge Dinacci - serve una visione nuova che non può essere quella repressiva della destra, ma deve puntare sulla tutela delle fasce più marginali, sull’investimento in scuola e cultura, e sul supporto alle forze dell’ordine per attenuare il senso di insicurezza che oggi si vive nelle città».
I sindaci
Un argomento ritenuto fondamentale anche dal sindaco di Quarto, Antonio Sabino, che sottolinea: «La sicurezza non deve essere una parola tabù per il Pd. Va interpretata come l’esigenza di portare la legalità nei nostri territori. Quarto ne è un esempio: dopo che il Comune è stato sciolto più volte in passato per infiltrazioni camorristiche, abbiamo guardato avanti: sul territorio – conclude - verrà realizzata una nuova caserma dei Carabinieri, un ulteriore presidio che si aggiunge alle circa 170 videocamere installate, in collaborazione con il ministero dell’Interno, che ci hanno consentito di ridurre di oltre il 30% i reati commessi sul nostro territorio».
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