Paula Simoes da influencer a «erede» dell’impero della cocaina degli Assisi: «Io non sono mio marito». Chi è la 33enne arrestata

2026/09/18

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Quasi 30mila follower su Instagram, centinaia di post tra moda, beauty e vita quotidiana. Ma dietro il nickname da influencer, secondo gli investigatori, Paula Simoes, 33 anni, avrebbe avuto un altro nome: «Chanel». E soprattutto un altro ruolo, ben più pesante. Dopo l’arresto del marito Patrick Assisi e del suocero Nicola Assisi, avrebbe contribuito a mantenere in funzione la rete che gestiva maxi spedizioni di cocaina dal Brasile verso l’Europa.

La 33enne è finita tra i destinatari delle misure cautelari eseguite il 17 settembre in Brasile nell’ambito dell’operazione «Eredità», condotta dalla Polizia federale brasiliana in cooperazione con la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo e i carabinieri del Ros. Il blitz, come riporta La Stampa, ha portato all’esecuzione di otto misure cautelari e cinque perquisizioni, concentrate negli Stati di San Paolo e Santa Catarina.

Da influencer a «proiezione del marito»

Sui social Paula Simoes si presenta come creator digitale e influencer. Il suo profilo Instagram conta circa 29.500 follower e quasi 400 contenuti. Una vetrina fatta di immagini curate, moda e quotidianità molto distante dal ritratto contenuto nelle carte investigative. Paula è la moglie di Patrick Assisi, figlio di Nicola Assisi, indicato dagli investigatori come broker internazionale del narcotraffico. Padre e figlio furono arrestati nel luglio 2019 a Praia Grande, in Brasile.

Da quel momento si sarebbe aperto il problema della successione nella gestione degli affari. Secondo la ricostruzione del Ros, il cognato di Patrick, Nicola De Carne, non sarebbe stato considerato in grado di sostituire da solo i due uomini. Paula avrebbe invece progressivamente assunto un peso tale da essere descritta dagli investigatori come «la proiezione del marito».

È proprio su questa presunta continuità che si concentra l’operazione «Eredità»: dopo gli arresti del 2019, familiari e persone di fiducia avrebbero mantenuto i rapporti con fornitori, intermediari e operatori della logistica, permettendo alla cocaina di continuare a viaggiare dal Sud America verso l’Europa.

«Chanel» nelle chat dei narcos

Nelle conversazioni sulla piattaforma criptata SkyEcc, Paula compare, secondo gli atti investigativi, con i nickname «Chanel» e «Maria». Le chat ricostruite dal Ros descrivono discussioni su denaro, acquisto della «merce», fornitori e spedizioni. Nel luglio 2020 si parla di soldi disponibili a San Paolo e di un carico che avrebbe dovuto partire da Paranaguá per raggiungere Gioia Tauro. «Appena Chanel prende il denaro, compra la merce e cominciamo a fare i lavori», si legge in uno dei messaggi riportati nell’informativa.

In un altro scambio uno degli interlocutori attribuisce direttamente a lei il contatto utilizzato per procurarsi alcuni panetti: «Questi pezzi è stata Chanel a prendere con un contatto che ha lei».E quando nell’agosto 2020 si discute dell'opportunità di utilizzare una nave in partenza da Paranaguá, compare un’altra frase che per gli investigatori sarebbe indicativa del suo peso nelle decisioni: «Se Chanel è d’accordo, per noi va bene».

Uno degli episodi più rilevanti riguarda una trattativa per 420 chili di cocaina, dei quali, secondo il Ros, circa 300 sarebbero poi stati effettivamente acquistati. Gli investigatori attribuiscono a Paula un ruolo nella ricerca e nell’acquisizione dello stupefacente insieme a Nicola De Carne e ad altri componenti della presunta rete. De Carne avrebbe comunicato la disponibilità di circa 420 «pacchi» da parte di un fornitore conosciuto come «Gold».

È proprio una frase pronunciata da Paula a mostrare, secondo gli inquirenti, la pressione legata al nuovo ruolo. Il 21 settembre 2020, durante una conversazione con Enrico Sapone, la donna si sfoga dopo i problemi sorti per una spedizione di circa 60 chili di cocaina, trenta dei quali erano stati sequestrati nel porto di partenza. «Però io non sono mio marito! Capito?», dice. Paula avrebbe lamentato di essersi trovata a gestire questioni che, dal suo punto di vista, avrebbero dovuto essere affrontate dal cognato. Ma il Ros considera proprio quella conversazione particolarmente significativa nella ricostruzione del ruolo che le viene attribuito nella rete.

Oltre 4,6 tonnellate di cocaina sequestrate

Le dimensioni dell’inchiesta vanno ben oltre un singolo carico. Gli investigatori hanno ricondotto alla struttura criminale almeno 11 sequestri di cocaina tra il 2019 e il 2020, per un totale superiore a 4,6 tonnellate. Le spedizioni avrebbero avuto come destinazione diversi Paesi europei, tra cui Italia, Belgio, Paesi Bassi, Francia e Portogallo. Tra le partite individuate figura anche un quantitativo di circa 2,2 tonnellate di cocaina che si trovava in Brasile quando Nicola e Patrick Assisi furono arrestati nel 2019 e che, secondo gli investigatori, sarebbe stato successivamente movimentato dalla struttura riorganizzata. L’operazione «Eredità» punta ora proprio a ricostruire cosa sia accaduto dopo quegli arresti: chi abbia preso le decisioni, mantenuto i contatti con i fornitori e garantito la continuità delle rotte verso l’Europa.


Ultimo aggiornamento: venerdì 18 settembre 2026, 08:05

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