Parto difficile a Napoli, in coma la bimba appena nata: aperta una inchiesta

2026/08/28

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Per nove mesi ha cullato la piccola vita che aveva in grembo con tutto l’amore di cui solo una mamma sa essere capace. Nulla lasciava presagire il baratro di disperazione nel quale lei e il compagno sarebbero presto precipitati: un’odissea medica iniziata in una sala parto e finita sotto i riflettori della Procura. Un parto che doveva rappresentare la gioia più grande si è trasformato, in pochissime ore, in un incubo senza via di uscita. Una vicenda drammatica, tracciata nelle quattro pagine della denuncia presentata ai carabinieri di San Pietro a Paterno e firmata da una giovanissima madre - venti anni appena - decisa a fare piena luce su quanto accaduto alla sua bambina, venuta al mondo lo scorso 11 maggio al Secondo Policlinico di Napoli e oggi ricoverata con una “sentenza” da far gelare il sangue: «Dalla risonanza magnetica è emersa un’importante compromissione neurologica e degli organi. In sostanza, mia figlia si trova in stato vegetativo».

La denuncia 

Il fascicolo d’indagine, aperto con l’ipotesi di reato di lesioni colpose, al momento a carico di ignoti, è stato affidato al pm Valentina Rametta, sostituto in forza al pool Lavoro e Colpe professionali coordinato dal procuratore aggiunto Antonio Ricci. Un passaggio formale e dovuto, necessario per consentire agli inquirenti di ricostruire ogni singola fase del ricovero e verificare se ci siano stati errori e negligenze nei protocolli sanitari o se si sia trattato invece di un’imprevedibile fatalità. Tutto ha inizio nei mesi della gestazione. La ragazza, affetta da diabete di tipo 1 e quindi considerata una paziente a rischio, viene seguita costantemente dai medici della struttura universitaria di via Pansini. 

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I controlli di routine, le ecografie e gli esami clinici si susseguono senza che emergano particolari anomalie. Insomma, la gravidanza sembra procedere regolarmente e la crescita del feto è nella norma. Poi arriva la notte dell’11 maggio. Sono circa le tre quando la giovane si presenta al pronto soccorso ostetrico per la rottura delle acque. Il ricovero è immediato, le contrazioni aumentano d’intensità con il passare delle ore e verso mezzogiorno la paziente viene trasferita in sala parto. È a questo punto che la situazione precipita e l’incubo comincia. Quando il bambino avrebbe dovuto completare il suo percorso verso la nascita, il processo si è improvvisamente fermato. Notando che la discesa non proseguiva più in modo regolare e che il tempo a disposizione stava stringendo, la squadra medica è dovuta intervenire per sbloccare la situazione: è stato così disposto il taglio cesareo d’urgenza. 

Bimba in coma 

Alle 15.58 la piccola viene al mondo, ma non c’è il suo pianto a riempire la stanza. Nasce in preda a una severa asfissia e con i parametri vitali gravemente compromessi. La situazione appare disperata e i medici ne dispongono l’immediato ricovero nel reparto di Terapia intensiva neonatale, senza che la madre possa neppure stringerla a sé per un secondo. Il quadro che, nelle ore successive, emerge dagli accertamenti diagnostici ed ecografici non dà scampo, rivelando una gravissima e irreversibile compromissione sia a livello neurologico che multiorgano. La piccola, secondo i riscontri medici, si trova in uno stato vegetativo praticamente irreversibile. Schiacciata da un dolore insostenibile, la giovanissima madre prende una decisione sofferta. La neo mamma si rivolge alla Fondazione “Domenico Caliendo”, nata proprio per offrire supporto umano e legale alle famiglie che ritengono di essere state vittime di presunti casi di malasanità, e a seguire il caso sono l’avvocato Francesco Petruzzi e il medico legale Luca Scognamiglio. Dopo la denuncia, il 19 maggio viene anche presentata - e poi accolta - una formale richiesta di pianificazione condivisa delle cure con l’ospedale pediatrico Santobono, dove la piccola si trova oggi ricoverata in coma. Un programma assistenziale e terapeutico, incentrato esclusivamente sulle cure palliative e sulla gestione del sintomo e del dolore, con un’esplicita rinuncia e opposizione a qualsiasi intervento terapeutico che possa configurarsi come una forma di accanimento. Una scelta straziante ma ferma. L’inchiesta muove intanto i primi passi. La Procura è pronta ad acquisire l’intera documentazione medica.

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