Partenone, il mito delle illusioni ottiche potrebbe essere falso: la scoperta del matematico di Oxford

2026/09/16

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Da oltre duemila anni il Partenone di Atene è considerato uno dei massimi esempi dell'ingegno architettonico dell'antica Grecia. Le sue linee apparentemente perfette, le leggere curvature della base e delle colonne sono state a lungo interpretate come il risultato di “correzioni ottiche”, studiate dagli architetti per compensare alcune deformazioni che l'occhio umano avrebbe percepito osservando il tempio. Ma questa spiegazione, potrebbe essere in realtà un mito. A metterlo in discussione è il matematico Alain Goriely, professore all'Università di Oxford, che ha analizzato le principali teorie sulle presunte illusioni ottiche del Partenone attraverso misurazioni, modelli matematici e simulazioni. Il The Guardian racconta la scoperta dello studioso.

La scoperta 

Uno degli elementi più discussi è lo stilobate, la base sulla quale poggiano le colonne. I suoi lati non sono perfettamente orizzontali: la struttura presenta una leggera curvatura e il centro si trova circa 6 centimetri più in alto rispetto alle estremità. Per molto tempo questa caratteristica è stata spiegata come una soluzione studiata per correggere una presunta illusione ottica. Ma Goriely non ha trovato prove convincenti che questo fenomeno si verifichi realmente nel caso del Partenone. Un'altra spiegazione chiamata in causa riguarda le colonne e la cosiddetta illusione di Hering. In determinate condizioni, linee parallele attraversate da altre linee possono apparire incurvate. Secondo Goriely, tuttavia, le colonne del Partenone sono troppo verticali perché l'effetto possa risultare significativo. Inoltre, non ci sarebbero prove sufficienti per dimostrare che il fenomeno possa essere applicato allo stesso modo a una struttura tridimensionale come un tempio. Il matematico ha analizzato anche l'entasi, cioè la lieve curvatura verso l'esterno del fusto delle colonne. Una delle interpretazioni più diffuse vuole che questa particolare forma servisse a evitare che le colonne apparissero troppo sottili al centro. Anche questa teoria, però, non troverebbe conferma nelle analisi di Goriely. La sporgenza delle colonne del Partenone sarebbe infatti di appena 18 millimetri, una differenza che, alle normali distanze di osservazione, risulterebbe difficilmente percepibile.

Il matematico ha preso in esame anche altre presunte “correzioni ottiche”, arrivando a mettere in discussione l'idea generale secondo cui gli architetti del Partenone avrebbero modificato intenzionalmente le linee geometriche dell'edificio per ingannare positivamente l'occhio dell'osservatore.

Da dove nasce il mito

Secondo Goriely, una parte della spiegazione potrebbe risalire a Vitruvio, architetto e ingegnere romano vissuto nel I secolo avanti Cristo, circa quattrocento anni dopo la costruzione del Partenone. Le sue descrizioni delle tecniche architettoniche furono successivamente riprese nei trattati di architettura, contribuendo a trasformare quelle interpretazioni in una sorta di verità consolidata. Il problema, sottolinea anche Frank Salmon, professore di storia dell'architettura classica all'Università di Cambridge, è proprio quello di utilizzare gli scritti di Vitruvio per ricostruire pratiche architettoniche greche di secoli precedenti. Salmon ricorda inoltre che molti dei testi greci sull'architettura templare che Vitruvio diceva di aver consultato sono andati perduti.

Perché, allora, il Partenone è stato costruito così?

Goriely non esclude che dietro quelle scelte ci fossero motivazioni molto più pratiche o estetiche. La curvatura della base, ad esempio, potrebbe aver contribuito a evitare il ristagno dell'acqua e la formazione di pozzanghere. Le colonne leggermente incurvate, invece, potrebbero essere state progettate semplicemente perché considerate più armoniose e piacevoli alla vista.

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