CALALZO DI CADORE (BELLUNO) - Ancora prima di inviare una lettera al vescovo – cosa che, hanno assicurato, faranno in un secondo momento - hanno preso carta e penna ed hanno scritto al giornale. Il motivo? Far sentire la loro voce contro la decisione di monsignor Renato Marangoni, il vescovo della diocesi di Belluno Feltre, appunto, di spostare il loro parroco. A colpire non sono le proteste per un avvicendamento che nelle parrocchie avviene periodicamente, e risponde ad una prassi, tanto più e sempre di più con la riduzione costante del numero di sacerdoti diocesani. Ma piuttosto il fatto che a farsi sentire siano ragazzi giovani che riferiscono di essere rimasti sorpresi, sbigottiti e disorientati di quanto appreso. Protagonisti sono appunto alcuni ragazzi che gravitano attorno alla parrocchia di Calalzo di Cadore e che si lamentano dell’intenzione della diocesi secondo cui don Simone Ballis, arrivato in Cadore sei anni or sono, venga trasferito.
«Sappiamo che le decisioni sui sacerdoti spettano al vescovo e non vogliamo metterne in discussione l’autorità – scrivono i ragazzi che si sono trovati per condividere il loro disappunto - vorremmo soltanto che venisse ascoltata anche la voce di noi giovani e delle tante famiglie che in questi anni hanno visto crescere la nostra comunità grazie all’impegno di don Simone». Per questo hanno deciso di farsi sentire, scegliendo la strada che più fa rumore: non chiedendo un incontro con monsignor Marangoni, ma coinvolgendo la stampa. Dicono: «Perché vorremmo far conoscere una situazione che sta facendo molto discutere e che ha colpito profondamente le nostre comunità».
La situazione
Innanzitutto ricostruiscono cosa è accaduto: «In questi giorni abbiamo saputo che il nostro vescovo ha deciso di trasferire il nostro parroco, don Simone, dalle comunità unite di Domegge, Calalzo, Vallesella e Grea ad un’altra parrocchia». Don Simone, originario di Rocca Pietore, come tanti suoi confratelli, è responsabile di più comunità. Un accorpamento, una fusione – si direbbe se si parlasse di entità amministrative – che dice già della difficoltà di individuare sacerdoti a sufficienza per le esigenze del territorio. Tanto è vero che dal 2022 sono attive le cosiddette convergenze foraniali e le parrocchie citate fanno parte di quella nominata di “Ampezzo-Cadore-Comelico”.
E a Lozzo?
A seguire il gruppo di ragazzi esprime tutto il proprio sbigottimento: «Per noi questa decisione è stata una sorpresa e facciamo davvero fatica a comprenderla. Perché don Simone è arrivato a Calalzo sei anni fa e, in poco tempo, è riuscito a coinvolgere tantissimi giovani e famiglie nella vita della parrocchia. Grazie a lui sono cresciute iniziative come l’Acr, il Fioretto, il Grest, il Presepe vivente e molte altre attività che hanno fatto tornare tanti ragazzi a vivere la parrocchia con entusiasmo». Ma non basta: «Un altro motivo che ci lascia perplessi è la situazione della vicina parrocchia di Lozzo di Cadore, che da gennaio si trova di fatto in sede vacante, senza un parroco stabile. Per questo ci chiediamo come mai sia stato deciso di spostare un sacerdote che sta ancora portando avanti un bellissimo percorso nelle nostre comunità, invece di trovare prima una soluzione per quelle che oggi sono ancora senza una guida».
Le contromisure
Poi, dopo il riconoscimento del diritto-dovere del vescovo di organizzare la vita pastorale della diocesi e la richiesta di essere ascoltati, ecco l’annuncio di un’iniziativa: «Abbiamo deciso di avviare una raccolta firme che accompagnerà una lettera indirizzata a Sua Eccellenza il vescovo, nella speranza che possa ripensare a questa scelta e permettere a don Simone di continuare il cammino iniziato insieme a noi».
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