MESTRE (VENEZIA) - Paolo Zangrillo, ministro della Pubblica amministrazione del governo Meloni, arriva oggi a Mestre (ore 10.30 all’M9) nell’ambito della campagna “Facciamo semplice l’Italia. PArola ai territori”, dove i concetti chiave sono due: semplificazione e pubblica amministrazione. Il suo compito è ridurre la giungla di carta chiamata burocrazia. Una giungla, a dire il vero, dura a morire. «Ma noi dall’avvio del Pnrr abbiamo semplificato 465 procedure in tredici ambiti strategici», evidenzia il ministro, che dice di credere fermamente nella politica dell’ascolto.
Ministro Zangrillo ma cosa intende in concreto quando parla di “ascolto”?
«In passato la semplificazione veniva fatta negli uffici della pubblica amministrazione coinvolgendo esperti di legislazione e diritto amministrativo. Io ho impostato l’attività in modo diverso. Lo chiedo agli utenti».
Questo viene a fare a Venezia?
«Sì, certo. È un percorso iniziato nel 2023. Siamo stati in tutte le regioni italiane. Abbiamo dialogato con enti pubblici, associazioni di categoria e imprese. Chiediamo loro di raccontarci le difficoltà che incontrano nella gestione del rapporto con noi. Da lì scaturiscono tutte le semplificazioni».
Il Veneto è una regione ad alta vocazione imprenditoriale. Le richieste saranno tantissime.
«E noi vogliamo che vivano la pubblica amministrazione non come ostacolo ma come opportunità: non una burocrazia che rallenta e intralcia ma una sorta di alleata per lo sviluppo del Paese».
Ma è possibile o è una chimera? Luca Zaia lo chiama “ufficio complicazione affari semplici”.
«Io penso sia possibile, quello che stiamo facendo va in questa direzione. Ce lo riconosce anche il presidente di Cna. In tre anni abbiamo recuperato 2 miliardi di euro e 50 ore spese in spese di burocrazia inutile».
Cosa le chiedono gli imprenditori veneti?
«Noi abbiamo tanti enti statali controllanti che agiscono per verificare il sistema impresa, per garantire che non vada contro l’interesse pubblico. Abbiamo in campo Nas, Guardia di Finanza, Vigili del fuoco, ispettori del lavoro. Una cosa che le imprese ci chiedono è: possibile che tutti questi verificatori chiedano sempre gli stessi documenti? Perché chi controlla ce li deve chiedere ogni volta? Non sarebbe più semplice avere una banca dati nella pubblica amministrazione in cui salvare tutte queste informazioni?».
E voi cosa rispondete?
«Abbiamo approvato una legge in Parlamento che semplifica l’attività di controllo e richiede agli enti controllanti statali di non accedere ai controlli se non prima di aver consultato il fascicolo elettronico d’impresa. È un fascicolo che contiene tutte le info per la pubblica amministrazione».
Altre richieste dal Veneto?
«Ci chiedono di semplificare il funzionamento degli sportelli unici: Suap (attività produttive) e Sue (edilizia). In Italia ce ne sono circa 8 mila: 4 mila sono gestiti da Unioncamere, 2 mila dalle Regioni e altri 2 mila dai Comuni, ognuno con la sua piattaforma. Il sistema impresa ci chiede che siano comunicanti. Cosa che evidentemente non accadeva».
L’autonomia differenziata va nella direzione della semplificazione o no?
«Penso che l’obiettivo primario dell’autonomia sta non solo la semplificazione, ma la possibilità di far gestire delle complessità a chi quelle complessità le vive direttamente. È molto più facile che un problema regionale sulla sanità sia gestito direttamente dalla regione che non dalla sanità centrale. È evidente che lo Stato centrale deve garantire attività di controllo ma l’autonomia per alcune materie è un elemento di vantaggio, oltre che di buon senso. Chi vive il problema da vicino ne ha maggiore consapevolezza».
Antonio Decaro, governatore della Puglia, sostiene che sia un escamotage per ovviare alla mancanza di risorse. Dice che, a questo punto, converrebbe invece abolire le Regioni.
«Io francamente il ragionamento di Decaro non lo comprendo. C’è già stato un tentativo di ridurre le istituzioni territoriali con le Province e si è visto com’è andata».
Ecco, lei cosa ne pensa?
«Penso che oggi tutta Italia lamenta il malfunzionamento delle Province, perché indebolendole è venuto meno l’anello di congiunzione tra un ente territoriale primario come le regioni e i comuni. Fu Delrio nel 2014 a ideare quella riforma. Oggi ne paghiamo lo scotto».
Un suo cavallo di battaglia è il “Ddl merito”, che di fatto scardina il sistema del concorso pubblico come unico strumento di avanzamento di carriera nella pubblica amministrazione. Ma chi garantisce l’imparzialità allora?
«Il “Ddl merito” prevede un percorso dettagliato e chiaro dal punto di vista delle responsabilità. Intanto facciamo riferimento a funzionari che abbiano almeno 5 anni di esperienza, o 2 nelle elevate professionalità. poi la persona proposta per essere premiata viene valutata da sottoposta all’analisi di una commissione con 7 componenti: dirigenti della Pubblica amministrazione estratti a sorte, e due esterni esperti di valutazione. Poi la persona da promuovere viene messa in una posizione dirigenziale e viene osservata per 4 anni prima di diventare dirigente. Un percorso di almeno 7 anni per ottenere dirigenza. È dura garantire amichettismo».
Organizzate anche eventi sulla digitalizzazione. Davvero nel 2026 siamo ancora alle prese con la digitalizzazione?
«L’Italia accusa un grave ritardo sul fronte della cultura digitale, ma è un tema che riguarda l’intero paese, non solo la pubblica amministrazione. Noi stiamo facendo un lavoro importante, con un enorme investimento in persone e Gen Z».
Lei arriva a Venezia, la città di Renato Brunetta, che in passato ha retto il suo stesso Ministero e che recentemente si è rivolto a lei con parole non tenere.
«Quella con Brunetta è una discussione che non avrei mai voluto fare in una dimensione pubblica. Ma io resto della mia idea: la pubblica amministrazione italiana ha fatto un percorso virtuoso. Inoltre, io parto da un presupposto molto diverso rispetto al mio predecessore. Lui lamentava un capitale umano scarsamente dedicato, io invece credo che le nostre persone siano il cuore dell’organizzazione. In questi anni mi sono dedicato a loro, alla loro formazione, ai loro rinnovi contrattuali. Solo chi sviluppa senso di appartenenza poi esprime talento. Insultandoli, difficilmente poi si esprimeranno al meglio. Io sto lavorando per accrescere il loro orgoglio professionale».
Brunetta è presidente del Cnel, Renzi voleva abolirlo. Lei?
«È previsto dalla Costituzione, non sta a me dire se mantenerlo o no. Penso che Brunetta stia facendo del suo meglio ma non è una valutazione che posso esprimere io».