Un parterre di esperti si ritroverà al Circolo Posillipo per discutere della salute digitale in occasione della presentazione del libro “Benessere digitale” di Paolo Siani, pubblicato dalla Giannini Editore nella collana Sorsi. L’appuntamento è per oggi alle ore 18,30. Dialogheranno con l’autore: la psicologa Isabella Continisio, il sociologo Lello Savonardo e lo scrittore Roberto Di Salvo. Modera l’evento il giornalista Vittorio Del Tufo. Un volume - come spiega il pediatra - scritto per fare il punto sull’attuale situazione.
A che età si può dare un telefonino a un bambino?
«Diciamo che a preoccupare è l’uso sempre più precoce degli smartphone, non solo perché se un bambino è esposto già da quando è molto piccolo agli schermi dei device, lo sarà anche negli anni successivi, ma per i danni che questo comporta alla sua salute».
La sovraesposizione agli schermi sottrae tempo alla relazione madre bambino e genitori bambino.
«Pensiamo a quanto possa essere diverso per un bimbo vedere il viso dei genitori rispetto a uno schermo. Sappiamo che per i bambini di età inferiore ai due anni ogni 30 minuti in più di esposizione quotidiana agli schermi può raddoppiare il rischio di ritardo del linguaggio».
Fanno male alla salute?
«Sì, provocano obesità e patologie cardiovascolari, cefalea, disturbi visivi. Inoltre, considerato che gli smartphone sono utilizzati a una distanza ravvicinata, possono indurre fatica oculare e irritazione. Disturbi posturali, dolori articolari e muscolari. Inoltre si può determinare una vera e proprio forma di dipendenza».
Addirittura?
«Sul fronte dei comportamenti i dati mostrano quanto il device sia già parte integrante della gestione quotidiana dei bambini piccoli: per questo abbiamo pensato a un “bugiardino per l’uso dei device”, sul modello di quelli che accompagnano le confezioni dei farmaci. Ogni mamma e ogni papà, prima di somministrare un farmaco, controllano sul bugiardino. Allo stesso modo dovremmo fare con la tecnologia. Ogni confezione di uno smartphone, di un tablet o di qualsiasi altro dispositivo destinato anche ai bambini dovrebbe contenere il proprio bugiardino, con indicazioni chiare e comprensibili: a quale età è opportuno utilizzarlo, per quanto tempo, quali sono i rischi di un uso eccessivo, quali precauzioni adottare e quali segnali devono indurre genitori ed educatori a intervenire».
Entriamo nel merito.
«Fino a 6 anni cellulare vietato a eccezione di brevi videochiamate con genitori lontani o nonni. Da 6 a 11 anni solo per attività educative insieme a un adulto di riferimento e per tempi limitati mai durante i pasti o prima di dormire mai social network adolescenti».
Sarebbe l’ideale.
«Trent’anni fa un adolescente trascorreva tra le 10.000 e le 20.000 ore in presenza di adulti e coetanei; oggi questa stima si riduce drasticamente, attestandosi tra le 1.500 e le 5.000 ore. Parallelamente, il 41,8% degli adolescenti tra i 15 e i 19 anni dichiara di essersi rivolto all’intelligenza artificiale nei momenti di tristezza, solitudine o ansia».
Servono i divieti?
«Con gli adolescenti, più che il divieto, funziona l’accordo. È difficile pensare che un provvedimento restrittivo possa arginare un fenomeno così complesso. È certamente necessario superare l’anonimato in rete e introdurre forme di identità digitale obbligatoria per l’accesso ai social network. Allo stesso modo è indispensabile che le piattaforme siano in grado di bloccare in tempo reale la diffusione di contenuti illegali».
Che fare, quindi?
«Serve uno sforzo comune e una forte assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni locali. Oggi in Italia si stimano circa 35 patti digitali nel Sud, contro gli 86 del Nord e i 52 del Centro. È una strada impegnativa che la politica preferisce di non vedere».
Che cosa è il Patto digitale?
«Un accordo condiviso tra genitori, scuola e comunità per promuovere un uso consapevole della tecnologia: oggi è necessario».
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