(di Giulia Bertollini)
Un mazzo di carte, due poltrone e una
sfida quotidiana che si trasforma in metafora delle fragilità
umane. Giuseppe Pambieri, insieme a Pamela Villoresi, inaugura
la stagione 2026/2027 del Teatro Manzoni di Roma dall'8 al 25
ottobre con 'Gin Game', il celebre testo di Donald L. Coburn
diretto da Gianpiero Francese, vincitore del Premio Pulitzer nel
1978.
La vicenda è ambientata in una casa di riposo dove l'anziano
Walter Martin invita la compagna di struttura Fonsia Dorsey a
cimentarsi nel gin rummy. Quello che nasce come un semplice
passatempo sfocia in un acceso scontro emotivo: la sequenza
ininterrotta di vittorie della donna fa esplodere l'orgoglio
ferito dell'uomo, rivelando solitudini, ironie e ripicche dei
due protagonisti. "È un classico diventato subito un cavallo di
battaglia di grandi interpreti come Paolo Stoppa, Franca Valeri
e Paolo Ferrari. L'anno scorso abbiamo registrato 40 repliche
tutte esaurite. È importante portare sul palco un testo che
affronta la terza età, perché prima o poi tocca a tutti. Sono
fortunati quelli che riescono a non entrare in una Rsa, ma
succede spesso e in modo anche imprevedibile", racconta Pambieri
all'ANSA.
L'attore evidenzia l'equilibrio tra comicità e malinconia: "È
uno spettacolo molto divertente, ma con momenti di grande
tenerezza e tristezza perché si scopre che entrambi i personaggi
hanno nascosto la propria realtà vera. Walter si arrabbia molto
perché insegna a Fonsia a giocare a Gin, ma non riesce a vincere
neanche una partita: l'unica che vince è perché lei bara per
farlo vincere". Un intreccio col gioco delle carte che per
l'attore evoca anche ricordi personali: "Ho giocato pochissimo
nella vita. Mi piaceva il poker, ma così... giocavamo a casa di
Franco Zeffirelli, senza soldi, tanto per giocare".
Sul rapporto di scena con Villoresi aggiunge: "Con Pamela mi
sono trovato benissimo: è spiritosa, tosta e professionale. In
scena mi dà anche una sberla tremenda e, siccome fa canottaggio,
la forza si sente".
Dalle tavole del palcoscenico alle riflessioni personali, il
bilancio sul tempo che scorre è segnato da un'ironica
consapevolezza: "Il tempo mi sembra che voli: ieri ero un attore
giovane e adesso mi ritrovo anziano. Un giorno improvvisamente
mi sono sentito chiamare 'maestro' e mi sono chiesto cosa fosse
successo".
Un ricordo va poi al piccolo schermo e al fenomeno di
Incantesimo, soap opera cult degli anni '90 in onda su Rai1 in
cui l'attore vestiva i panni del dottor Diego Olivares: "È stata
una serie bellissima. Con Paola Pitagora, che interpretava mia
moglie, abbiamo un bellissimo rapporto. Facevo sforzi pazzeschi
prendendo continui aerei per conciliare il set e il teatro, ma
la popolarità televisiva serve molto al teatro. Un ritorno della
serie? Diciamo che sono un po' avanti con gli anni per fare lo
stesso personaggio, ma perché no, si potrebbe vedere".
Sul legame artistico e di vita con la moglie, Lia Tanzi,
Pambieri spiega: "Mia moglie ora non vuole più recitare perché
non ama molto l'ambiente, ma tra noi non c'è mai stata
competizione. Siamo sempre andati d'accordo. Per me questo al
Teatro Manzoni è un debutto, mentre lei ci aveva già lavorato
anni fa".
Quanto ai prossimi impegni in cartellone, "oltre a Gin Game,
quest'estate abbiamo fatto Antigone - Cronache da un teatro di
guerra, riscritto da me e Lia partendo da Sofocle ma
attualizzato sul momento di tragedie e guerre che stiamo
vivendo. È andato benissimo e lo riprenderemo a febbraio al
Teatro Arcobaleno, prima di tornare nei panni di Manzoni per I
Promessi Sposi". Guardando poi all'impatto dell'intelligenza
artificiale sul mondo dello spettacolo, Pambieri conclude:
"Nella prosa non mi spaventa perché dovrebbero creare un avatar
identico a me per sostituirmi, mentre nel doppiaggio il problema
esiste perché riescono a imitare le voci alla perfezione".
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