Pambieri, ‘in Gin Game porto in scena la terza età, oggi mi chiamano maestro’ - Notizie - Ansa.it

2026/10/07

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(di Giulia Bertollini) Un mazzo di carte, due poltrone e una sfida quotidiana che si trasforma in metafora delle fragilità umane. Giuseppe Pambieri, insieme a Pamela Villoresi, inaugura la stagione 2026/2027 del Teatro Manzoni di Roma dall'8 al 25 ottobre con 'Gin Game', il celebre testo di Donald L. Coburn diretto da Gianpiero Francese, vincitore del Premio Pulitzer nel 1978.
La vicenda è ambientata in una casa di riposo dove l'anziano Walter Martin invita la compagna di struttura Fonsia Dorsey a cimentarsi nel gin rummy. Quello che nasce come un semplice passatempo sfocia in un acceso scontro emotivo: la sequenza ininterrotta di vittorie della donna fa esplodere l'orgoglio ferito dell'uomo, rivelando solitudini, ironie e ripicche dei due protagonisti. "È un classico diventato subito un cavallo di battaglia di grandi interpreti come Paolo Stoppa, Franca Valeri e Paolo Ferrari. L'anno scorso abbiamo registrato 40 repliche tutte esaurite. È importante portare sul palco un testo che affronta la terza età, perché prima o poi tocca a tutti. Sono fortunati quelli che riescono a non entrare in una Rsa, ma succede spesso e in modo anche imprevedibile", racconta Pambieri all'ANSA.
L'attore evidenzia l'equilibrio tra comicità e malinconia: "È uno spettacolo molto divertente, ma con momenti di grande tenerezza e tristezza perché si scopre che entrambi i personaggi hanno nascosto la propria realtà vera. Walter si arrabbia molto perché insegna a Fonsia a giocare a Gin, ma non riesce a vincere neanche una partita: l'unica che vince è perché lei bara per farlo vincere". Un intreccio col gioco delle carte che per l'attore evoca anche ricordi personali: "Ho giocato pochissimo nella vita. Mi piaceva il poker, ma così... giocavamo a casa di Franco Zeffirelli, senza soldi, tanto per giocare".
Sul rapporto di scena con Villoresi aggiunge: "Con Pamela mi sono trovato benissimo: è spiritosa, tosta e professionale. In scena mi dà anche una sberla tremenda e, siccome fa canottaggio, la forza si sente".
Dalle tavole del palcoscenico alle riflessioni personali, il bilancio sul tempo che scorre è segnato da un'ironica consapevolezza: "Il tempo mi sembra che voli: ieri ero un attore giovane e adesso mi ritrovo anziano. Un giorno improvvisamente mi sono sentito chiamare 'maestro' e mi sono chiesto cosa fosse successo".
Un ricordo va poi al piccolo schermo e al fenomeno di Incantesimo, soap opera cult degli anni '90 in onda su Rai1 in cui l'attore vestiva i panni del dottor Diego Olivares: "È stata una serie bellissima. Con Paola Pitagora, che interpretava mia moglie, abbiamo un bellissimo rapporto. Facevo sforzi pazzeschi prendendo continui aerei per conciliare il set e il teatro, ma la popolarità televisiva serve molto al teatro. Un ritorno della serie? Diciamo che sono un po' avanti con gli anni per fare lo stesso personaggio, ma perché no, si potrebbe vedere".
Sul legame artistico e di vita con la moglie, Lia Tanzi, Pambieri spiega: "Mia moglie ora non vuole più recitare perché non ama molto l'ambiente, ma tra noi non c'è mai stata competizione. Siamo sempre andati d'accordo. Per me questo al Teatro Manzoni è un debutto, mentre lei ci aveva già lavorato anni fa".
Quanto ai prossimi impegni in cartellone, "oltre a Gin Game, quest'estate abbiamo fatto Antigone - Cronache da un teatro di guerra, riscritto da me e Lia partendo da Sofocle ma attualizzato sul momento di tragedie e guerre che stiamo vivendo. È andato benissimo e lo riprenderemo a febbraio al Teatro Arcobaleno, prima di tornare nei panni di Manzoni per I Promessi Sposi". Guardando poi all'impatto dell'intelligenza artificiale sul mondo dello spettacolo, Pambieri conclude: "Nella prosa non mi spaventa perché dovrebbero creare un avatar identico a me per sostituirmi, mentre nel doppiaggio il problema esiste perché riescono a imitare le voci alla perfezione".

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