Il nuovo tecnico: "In tre giorni non si può fare molto". Su Skorupski: "Sbagliamo tutti, conta come si reagisce"

Raffaele Palladino, 42 anni: ha firmato un triennale con i rossoblù (Schicchi)

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Destino ingrato quello di debuttare sulla panchina del Bologna e dover incassare i fischi di un Dall’Ara che in era Saputo è sempre stato allergico ai fragorosi dissensi. E invece dopo il novantesimo il Dall’Ara fischia e la curva applaude: Palladino invece? "Dispiace, perché ci tenevamo tanto a ottenere una vittoria davanti ai nostri tifosi – dice il tecnico –. Ma essendo arrivato da tre giorni non mi aspettavo certo una partita perfetta".
Sull’altra sponda Ignazio Abate si aspettava invece nel finale un rigore dall’arbitro. "Avete visto tutti – allarga le braccia il tecnico del Toro –. Non commento, è un episodio che si commenta da solo". Recrimina Abate e recrimina Palladino perché, dice il neo allenatore rossoblù, "per sessanta-settanta minuti siam stati in controllo della partita, senza aver mai subito un tiro in porta".
Piangere sul calcio al bidone del latte scagliato da Skorupski non serve a molto. "Lukasz non è in discussione, ma per giudicarlo ho bisogno di parlargli e di conoscerlo meglio. Mi dispiace perché veniva già da un errore (con l’Atalanta, ndr) ma come gli ho detto a fine partita possono sbagliare tutti, anche io a fare i cambi: l’importante è come si reagisce a un errore, perché è quello che determina l’uomo oltre che il calciatore".
Reagire è un verbo che piace a Palladino. "Avevo chiesto una reazione da squadra e ho visto una squadra viva che non ci tiene stare lì sotto in classifica", è la riflessione del tecnico. E ancora: "Ci sono sicuramente delle cose da migliorare dal punto di vista tecnico e dei principi da sistemare, ma questa gara mi ha dato molte indicazioni su cui andrò a lavorare durate la sosta".
Un’indicazione su tutte: le gambe non girano. Come già aveva anticipato giovedì, nel giorno della sua presentazione, Palladino ha ereditato un gruppo atleticamente sgonfio. "Per settanta minuti siamo stati in gara, anche se nel secondo tempo siamo stati poco lucidi sbagliando qualche scelta", è la premessa. Ma poi "nel finale siamo calati tanto a livello di condizione fisica e su quello lavoreremo nei prossimi giorni".
Resta una classifica poverissima oltre al senso di incompiutezza che questo Bologna continua a trasmettere pur avendo cambiato il manico. Tempo al tempo. Nell’attesa "da questa prima partita mi prendo tante cose positive". Tra quelle c’è una difesa a tre che nel primo a tempo è stata quasi imperforabile e nella ripresa ha offerto troppi varchi ai granata? "Questa squadra ha nelle sue corde la difesa a tre – taglia corto –. Perché nella ripresa ho tolto Helland per mettere De Silvestri? Perché Helland era stanco e De Silvestri in settimana l’ho provato lì, mi ha detto che poteva farlo e ho pensato che in quel momento della partita potesse portare esperienze e giuste letture". Non è andata precisamente così, così come non ha pagato il cambio Cambiaghi-Odgaard ("Cambiaghi aveva speso tanto"). E adesso? "Ai ragazzi ho detto che questa è la strada giusta". Ma che, ed è il primo a saperlo, c’è tanto da pedalare.
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