PADOVA - Il caso Cadoneghe approda in Parlamento e in Prefettura. Marco Schiesaro, sindaco leghista del Comune a nord di Padova, ha sospeso la concessione della cittadinanza ad una donna marocchina e la sua decisione è diventata un caso politico nazionale. Ieri il vicepremier Matteo Salvini è tornato sulla vicenda durante la presentazione del pacchetto di norme contro l'integralismo islamico, confermando il pieno sostegno al primo cittadino del Carroccio: «Noi inseriremo nel pacchetto anche un esame di integrazione per consegnare la cittadinanza, ma chiedo a tutti i sindaci e alle prefetture di non consegnarla a chi non conosce l’italiano» le parole del ministro dei Trasporti, sostenute poi dalle europarlamentari Susanna Ceccardi, Silvia Sardone e Anna Cisant, presenti alla Camera al fianco del leader leghista.
Nel frattempo però l’opposizione di Cadoneghe ha investito della questione la Prefettura di Padova per verificare se Schiesaro abbia agito nei limiti dei suoi legittimi poteri.
LA PEC
Il Pd ha infatti inviato una Pec formale al prefetto Giuseppe Forlenza. I dem Lucia Vettore, Enrico Nania e Cinzia Valentini chiedono nella segnalazione «se il sindaco Schiesaro abbia comunicato a codesta Prefettura in forma scritta le motivazioni del suo operato, se rientra fra le competenze l’accertamento delle competenze linguistiche e se una sospensione priva di idonea base giuridica possa pregiudicare la posizione della persona interessata, quindi una verifica sulla correttezza istituzionale del comportamento del sindaco Marco Schiesaro».
I FATTI
Per comprendere l’origine dello scontro occorre tornare a lunedì 21 settembre, quando quattro cittadini stranieri si sono presentati in municipio a Cadoneghe per l'ultimo step formale del percorso di naturalizzazione: la firma del verbale e il solenne giuramento di fedeltà alla Repubblica. Mentre i primi tre candidati hanno completato l'iter senza intoppi, la situazione si è bloccata quando è arrivato il turno di una donna di origine marocchina.
Secondo la ricostruzione fornita dallo stesso sindaco, la donna è apparsa immediatamente in forte difficoltà con la lingua italiana. A quel punto, il marito si è offerto di intervenire per rispondere e tradurre al suo, ma il primo cittadino si è opposto fermamente: «Il giuramento è un atto personale e consapevole» è intervenuto Schiesaro, allontanando la coppia.
COME FUNZIONA
L'iter per il riconoscimento della cittadinanza era stato regolarmente completato negli uffici della Prefettura di Padova e per questo motivo l'istruttoria era poi arrivata sulla scrivania del sindaco. Parliamo di una cittadinanza legata ad un matrimonio: la donna di origine marocchina è in Italia da più di 15 anni ed è sposata con un uomo di nazionalità italiana. In questo caso la legge non prevedrebbe la necessità di fare una verifica sulle conoscenze linguistiche di chi chiede la cittadinanza. Questo perché chi già possiede un permesso di soggiorno Ue destinato ai cosiddetti “soggiornanti di lungo periodo” (ex carta di soggiorno) teoricamente dovrebbe aver già superato un test di lingua in precedenza.
L'ESPERTO
Conosce bene il tema l'avvocato Giovanni Barbariol che parla in qualità di referente di Asgi Veneto, una rete di giuristi, legali e studiosi che tutela i diritti dei migranti. È lui a dare una lettura tecnica: «Da una ricostruzione meramente normativa, senza conoscere i dettagli del caso, posso ritenere che il Comune di Cadoneghe non poteva rifiutare il giuramento e quindi di fatto respingere la domanda di cittadinanza, già valutata positivamente dalla Prefettura. Chi è in possesso di un permesso di soggiorno cosiddetto “indeterminato” è esentato dalla prova della lingua, perché a sua volta era condizione per l'ottenimento di tale permesso. Basterebbe questo per la Prefettura per una valutazione positiva e l'emissione del decreto di conferimento della cittadinanza italiana: in nessun caso mi risultano esserci norme che permettono all'ufficiale di Stato civile di sindacare e di fatto revocare il conferimento da parte della Prefettura competente. Ci troviamo di fronte ad un caso – conclude - in cui il Comune sta mettendo in discussione le precedenti istruttorie di Prefettura e Questura, peraltro afferenti allo stesso Ministero, quello dell'Interno». Un caso che resta aperto.