ROMA L’eccellenza della pediatria romana scala la classifica mondiale: il Bambino Gesù raggiunge il quarto posto nella World’s Best Specialized Hospitals 2027, la graduatoria internazionale realizzata dalla rivista statunitense Newsweek in collaborazione con la piattaforma di dati Statista. Un ranking di riferimento per professionisti e pazienti alla ricerca di strutture specializzate nella cura di patologie complesse. Per l’edizione 2027 sono state valutate circa 800 strutture in 35 Paesi, con 250 ospedali inclusi nella classifica finale. Davanti all’ospedale romano si collocano tre grandi centri nordamericani: l’Hospital for Sick Children di Toronto, al primo posto, seguito dal Boston Children’s Hospital e dal Children’s Hospital of Philadelphia. Il Bambino Gesù è così la prima realtà europea della classifica, con un balzo in avanti di due posizioni rispetto all’edizione precedente. È inoltre l’unico ospedale italiano tra i primi 25 al mondo nella specialità pediatrica. Al 26esimo gradino si posiziona l’Istituto Giannina Gaslini di Genova, un’altra realtà italiana di riferimento.
LE SPECIALITÀ
La performance dell’ospedale romano si misura anche nelle Stand out Specialties, le aree di particolare eccellenza individuate all’interno della pediatria. Dopo l’oncologia, già riconosciuta nella scorsa edizione, quest’anno il Bambino Gesù ottiene un nuovo riconoscimento anche per la neonatologia. Non si tratta «del risultato di una singola innovazione introdotta nel settore», ma di «un percorso costruito attraverso un insieme di processi orientati al costante miglioramento», racconta Tiziano Onesti, presidente del nosocomio capitolino. «Abbiamo neonatologi eccellenti, capaci di intervenire direttamente sul feto e di realizzare correzioni, anche minime, che possono risolvere problemi che, dopo la nascita, sarebbe molto più difficile affrontare. Intervenire prima che il bambino venga al mondo può fare una differenza enorme». Massimo riconoscimento anche per l’utilizzo dei Patient reported outcome measures (Proms): il Bambino Gesù conquista tre coccarde, il punteggio più alto previsto. I Proms sono questionari standardizzati compilati dai pazienti, che raccolgono informazioni sul loro stato di salute, sul recupero e sulla qualità della vita dopo le cure. La valutazione considera come l’ospedale raccoglie e utilizza queste informazioni. Ma i Proms rappresentano anche una delle tre componenti con cui si concorre al punteggio finale della classifica: l’85% deriva dalla reputazione espressa da migliaia di medici e professionisti sanitari. Il 10% da accreditamenti e certificazioni di qualità. E il restante 5% dall’adozione, appunto, dei Proms. Il quarto posto, dunque, «rappresenta una grandissima soddisfazione. Soprattutto perché arriva dal giudizio di medici e professionisti sanitari di tutto il mondo, a cui si aggiunge quello dei pazienti, per noi preziosissimo – racconta Onesti – Sapere che il Bambino Gesù è riconosciuto dalla comunità sanitaria internazionale conferma il valore delle nostre persone e del lavoro che svolgiamo ogni giorno». Un risultato raggiunto misurandosi con grandi centri nordamericani che «dispongono di mezzi oggettivamente diversi dai nostri – osserva il presidente – Penso alle risorse finanziarie e alla vicinanza alle imprese farmaceutiche. Noi, pur essendo classificati come struttura privata, siamo un ospedale non profit per definizione». Ma cosa distingue davvero l’istituto romano? «La cura e l’umanità, su questo non c’è dubbio. Ogni giorno siamo esposti a situazioni e storie molto complesse, come quelle dei bambini con malattie inguaribili. Papa Francesco diceva: “Nonostante inguaribili, siamo tutti curabili”. Ciò che possiamo curare è l’attenzione, il non lasciare mai solo chi soffre. Ci prendiamo carico del bambino e della sua famiglia, senza lasciare indietro nessuno. Perché lasciare soli nel dolore è la cosa peggiore che possa accadere. Da noi è forte il senso della comunità».
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