
di Marina Verdenelli
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giovedì 24 settembre 2026, 05:25 - Ultimo aggiornamento: 08:11
OSIMO - Nel segreto dell’urna si sa che non sono ammessi cellulari e nessun dispositivo elettronico in grado di filmare o fotografare la scheda elettorale e il voto dato. A rammentarlo, nel dubbio, in cabina c’è il divieto ben scritto e anche disegnato con l’immagine sbarrata dei telefonini e delle macchine fotografiche. Un divieto stampato che era presente anche il 9 giugno del 2024, nella cabina elettorale di una scuola dove gli osimani erano stati chiamati a votare il sindaco.
Le comunali
I candidati erano tre, Francesco Pirani (sostenuto da liste di centrodestra) che ha poi vinto il ballottaggio diventando sindaco (durato solo 5 mesi perché poi diede le dimissioni), Michela Glorio (sostenuta da una coalizione di centrosinistra), arrivata al ballottaggio contro Pirani, e Sandro Antonelli (sostenuto da liste civiche, tra cui Osimo al Centro), escluso al primo turno.
Un cittadino di 42 anni era stato beccato a fotografare il voto dato sulla scheda. Era stato il presidente di seggio ad accorgersi perché l’elettore non aveva tolto la suoneria dal cellulare e con lo smartphone era entrato nella cabina. Si era sentito un distinguibile clic. Quando il 42enne è uscito è stato subito fermato dal presidente si seggio. «Lei ha fotografato il voto», gli ha detto. Intanto aveva allertato anche i carabinieri presenti a presidiare i seggi. I militari avevano raggiunto la stanza e chiesto all’elettore di mostrare loro il cellulare e la galleria fotografica. Stando alle accuse, che hanno portato il 42enne a processo per non aver rispettato il divieto di introdurre telefoni cellulari in grado di fotografare o registrare immagini all'interno delle cabine elettorali, sullo smartphone c’era la foto della scheda con la croce nel simbolo della lista di Fratelli d’Italia e accanto scritto il nome di un candidato consigliere della lista.
L’ammissione
L’elettore a quel punto avrebbe ammesso. «L’ho fatto per far vedere a mia moglie come si vota, lei non è molto pratica». Poi aveva subito cancellato lo scatto. La denuncia però è andata avanti e la sua scheda fu annullata quel giorno. La giudice Maria Elena Cola ieri lo ha condannato a tre mesi di reclusione (pena sospesa), il triplo della condanna chiesta dalla Procura che aveva indicato una pena di un anno e 300 euro di ammenda. L’imputato, che procedeva con l’abbreviato, era difeso dall’avvocato Mauro Maiolini. Uscite le motivazioni potrà fare appello.
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