Tempo di bilanci per Nicolas Pariser, il suo nuovo dramma sentimentale è una profonda riflessione sulla sua generazione che indaga nei meandri della natura umana seguendo il percorso di uno scrittore parigino alla riscoperta del suo passato.
Un viaggio nella memoria l'ultimo film di Nicolas Pariser, One minute to Midnight, presentato in concorso all'83° Mostra del Cinema di Venezia. Il regista e sceneggiatore parigino si proietta nell'alter ego d'eccezione Melvil Poupaud per raccontare il fallimento di una generazione, la sua, mentre un'altra generazione, quella dei Centennials, mette a ferro e fuoco Parigi in un sottofondo costante di scoppi di petardi e ululati di sirene della polizia. La borghesia intellettuale francese, i tanto vituperati bobo, finisce sotto esame e il risultato è tutt'altro che rassicurante anche se l'assoluzione (parziale) è dietro l'angolo. O forse no?
Non c'è astio, ma a farla da padrona è la malinconia nello spaccato analizzato da Pariser, che adotta l'espediente di un soggiorno imprevisto nella capitale francese per fare il bilancio di ciò che resta dei bobo post-sessantottini di belle speranze. Melvil Poupaud interpreta Leo, scrittore "affascinante, ma inaffidabile", come lo definisce la figlia, di passaggio a Parigi in attesa di recarsi in Italia per la lettura del testamento lasciato dal padre. Ben presto il soggiorno parigino si trasforma in un viaggio nel passato che lo ricongiungerà con gli amici di un tempo e lo porterà a a incontrare le sue ex.
Una struttura narrativa esile è l'espediente per riflettere sul passato
Affabulatorio, a tratti perfino verboso, One minute to Midnight si configura come un film-confessione. La necessità di fare un bilancio della propria esistenza spinge Leo a tuffarsi in riflessioni profonde da condividere con gli amici di un tempo o con una donna appena conosciuta nel tentativo di venire a patti con i suoi errori. Nella successione di incontri e conversazioni in cui il film, privo di un vero sviluppo narrativo, è strutturato, emergono i tentativi dello scrittore di comprendere i cambiamenti in ottica di un tardivo e quasi compiaciuto mea culpa per la sua inconcludenza.
Lo sguardo di Nicolas Pariser sulla sua generazione è impietoso. Il ritratto di Leo e dei suoi amici che emerge dal film delinea maschi insicuri, narcisisti, inconcludenti, egocentrici e maschilisti. Uomini fedifraghi, assenti per le compagne e incapaci di comprendere i bisogni dei figli. Non è un caso che tutti i personaggi appartengano all'ambiente artistico e culturale, lo stesso che la figlia diciannovenne di Leo non sopporta più e che ha deciso di abbandonare "per dedicarsi a qualcosa di utile". Determinato a comprendere cosa non ha funzionato, l'intellettuale si mette alla ricerca delle sue ex per confrontarsi con loro in cerca di una possibile assoluzione.
Che fine ha fatto l'utopia del '68?
Il viaggio di Leo si svolge in una serie di tappe scandite da incontri. La saggezza e il senso pratico di Eléonore (Léonie Simaga), la moglie di uno dei suoi amici appena conosciuta, lo spinge a rivedere le sue ex per un confronto sincero e disarmante. Se Armelle (Anais Demoustier), oggi membro di spicco del Partito Socialista, di quella "sinistra che delude", è risucchiata dal ruolo che ricopre, la bellissima Tina (Golshifteh Farahani) sembra non aver trovato una quadra alla propria esistenza e fa la costumista in una serie ispirata a Leo e ai suoi amici scritta dall'indaffaratissimo François (Micha Lescot).
Nel corso del suo viaggio di scoperta, Leo prova a fare ammenda per i comportamenti sbagliati tenuti in gioventù che oggi farebbero rabbrividire la generazione del #MeToo, ma al tempo stesso li reitera. Seppur in buona fede, comprendere i propri errori non lo porta automaticamente a diventare un'altra persona. Ma allora il cambiamento è possibile? Forse, ma le risposte alla crisi generazionale fornita da Nicolas Pariser non sono rassicuranti. Se Gustave (interpretato dallo stesso Pariser) ha abbracciato l'ebraismo radicale trovando nei rigorosi precetti che regolano la famiglia tradizionale la via per la crescita, la possibilità indicata dalle giovani generazioni è la contestazione violenta dell'attuale sistema sociopolitico, che fa acqua da tutte le parti.
La cultura, da sola, non può a risolvere i drammi del presente
A fronte di una crisi che è personale, professionale, economica e sistemica chiudersi nella propria bolla fatta di cultura, letteratura, arte e bellezza non basta più, e forse non è mai bastato. E visto che il contenuto va di pari passo con la forma, la regia di Nicolas Pariser riflette la natura errabonda delle riflessioni di Leo fotografando una Parigi periferica, ordinaria, che esclude gli scorci da cartolina per cui è nota al mondo apparendo, piuttosto, una città in stato di guerra civile.
Poco prima della fine, One minute to Midnight si concede, però, una svolta con una breve parentesi italiana in cui Chiara Mastroianni fa la sua comparsa nei panni della sorellastra che Leo incontra per la prima volta in occasione della lettura del testamento. Le colpe dei padri ricadono sui figli? Il regista sembra voler indicare che l'irresponsabilità è una tara genetica ereditaria, ma il finale malinconico lascia trapelare una flebile speranza riposta nelle nuove generazioni e nella loro energia distruttiva.
Conclusioni
Indagine sulla crisi di una generazione e di un ceto sociale, i bobo parigini, Un Peu Avant Minuit è un film affabulatorio, a tratti perfino verboso, che racconta il viaggio di Leo (Melvil Poupaud) alla riscoperta del proprio passato tra amici/rivali e relazioni sbagliate nel tentativo di comprendere gli errori che lo hanno portato a un’esistenza inconcludente e priva di reali scopi. Il cambiamento è possibile? La risposta sta allo spettatore, visto che l’indagine sulla complessità della natura umana di Nicolas Pariser non fornisce certezze.
Movieplayer.it
3.5/5
Voto medio
N/D
Perché ci piace
- La profondità dell'indagine sulla natura umana in un film capace di autocritica.
- Un cast davvero eccellente.
- La scelta di concentrare la riflessione sull'ambiente artistico e intellettuale, incapace di fornire risposte pratiche.
- L'ambientazione in questa Parigi inedita in stato di 'guerra civile'.
Cosa non va
- A tratti il film risulta troppo verboso.
- Nella fugacità di questa miriade di incontri alcuni personaggi non vengono sviluppati a dovere.