Resta in carcere Ridha Rahmouni, il 26enne tunisino accusato dell'omicidio di Luigi "Luca Esposito", il giornalista originario di Nocera Inferiore, in provincia di Salerno, ucciso nella notte tra il 18 e il 19 luglio 2026 nelle campagne di Eboli.
Il giovane, senza fissa dimora, irregolare in Italia e destinatario di un provvedimento di espulsione mai eseguito, ha confessato l'omicidio, spiegando anche le ragioni del suo gesto. Un racconto, però, tutto da verificare.
Omicidio di Luca Esposito a Eboli, resta in carcere il presunto killer
Nella mattinata di oggi, 27 luglio 2026, si è tenuta l'udienza di convalida del fermo davanti al gip del Tribunale di Salerno per il 26enne tunisino, fermato dai carabinieri dopo due giorni di intense ricerche nelle campagne di Eboli. Assistito dall'avvocato Giovanni Mauri, avrebbe confermato in parte quanto già ammesso agli investigatori durante l'interrogatorio.
Il gip ha convalidato il fermo, disponendo la custodia cautelare in carcere. Al 26enne vengono contestati i reati di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dalla premeditazione e di soppressione di cadavere.
Cosa sappiamo sul movente "personale" e "religioso"
Rahmouni, ammettendo le proprie responsabilità per ciò che riguarda il delitto, avrebbe parlato anche del movente. Luigi Esposito - conosciuto nel suo lavoro di giornalista come Luca - sarebbe stato ucciso per motivi "religiosi" e "personali".
Secondo quanto dichiarato dal 26enne, musulmano praticante - indiscrezioni riportate da Il Mattino - avrebbe agito per fermare "un giro di prostituzione" che allontanava i suoi connazionali dalla preghiera. Sarebbe stato inoltre infastidito dalle attenzioni che la vittima gli rivolgeva. Un quadro ovviamente parziale, che dovrà trovare eventuali riscontri.

Ci sono degli aspetti, già emersi durante l'interrogatorio a seguito del fermo che devono essere sicuramente approfonditi. Naturalmente per eventi così drammatici e complessi è necessario – ma non, come dire, ai fini di un gossip becero – approfondire degli aspetti della vita dei soggetti coinvolti. Poi ci sono degli aspetti tecnici che riguardano effettivamente l'evento della morte della vittima e che potrebbero cambiare l'attuale capo di imputazione, che è un capo di imputazione momentaneo
ha dichiarato l'avvocato difensore Giovanni Mauri, come riportato da Ansa.
Intanto don Maurizio Patriciello, parroco di Caivano, ha affidato ai social un pensiero per la vittima.
"Caro Luigi Luca Esposito, oggi, a Messa, abbiamo pregato per te. Il Signore ti accolga in gloria. La tua orribile morte ci ha spaccato il cuore" scrive il sacerdote. "Gli uomini a volte sanno essere peggiori delle bestie. Niente giustifica la tua atroce fine. Niente giustifica il tuo feroce assassino. Alle tue sorelle, ai tuoi amici, a chi ti voleva bene un grande abbraccio".
La ricostruzione della notte del delitto
Ridha Rahmouni, conosciuto anche con lo pseudonimo di Amed Jamal, era sbarcato a Lampedusa tre anni fa e, secondo quanto emerso dalle indagini, viveva ormai ai margini della società. Conosceva Luigi Esposito da circa un mese, come sarebbe emerso dai tabulati telefonici.
I due si sarebbero incontrati in una zona isolata. La vittima era in auto, mentre il presunto aggressore si sarebbe presentato in bicicletta, come mostrerebbero le immagini delle telecamere di videosorveglianza: un incontro programmato e non percepito come potenzialmente pericoloso dalla vittima.
Tra i due sarebbe scoppiata una violenta lite per vari motivi, non resi noti, scatenando la furia omicida. Il 53enne sarebbe stato picchiato brutalmente e in seguito dato alle fiamme mentre respirava ancora, stando agli accertamenti medico-legali.
Una vicenda terribile, che ha ancora diversi punti da chiarire. Sull'eventuale coinvolgimento di altre persone, il legale dell'indagato non ha risposto, preferendo non sbilanciarsi su questa ipotesi.
>> Home