MESTRE (VENEZIA) - Riccardo Salvagno, l’ex agente di polizia locale arrestato in quanto ritenuto responsabile dell’omicidio di San Silvestro, avrebbe assunto volutamente una dose da mezzo grammo di cocaina in modo da alterare le sue capacità cognitive prima di procedere al sequestro del cameriere venticinquenne Sergiu Tarna, poi ucciso con un colpo di pistola alla testa.
È l’aggravante contestata esclusivamente all’ex vigile quarantenne, arrestato all’inizio dell’anno con le accuse di omicidio volontario, sequestro di persona, peculato (in relazione alla pistola di ordinanza) e varie violazioni in materia di armi da fuoco. Con lui era stato arrestato Andrea Vescovo, 38 anni di Spinea, ritenuto complice per i medesimi reati, senza il peculato e l’aggravante legata alla droga.
Il sostituto procuratore Christian Del Turco ha proceduto al deposito degli atti delle indagini, mettendo a disposizione delle difese (l’avvocato Guido Galletti per Salvagno e l’avvocato Fabio Crea per Vescovo) l’intero fascicolo. Entro il termine di 20 giorni, fissato dal Codice di procedura penale, le difese potranno estrarre copia di tutti i documenti, presentare memorie o documenti, depositare gli atti di eventuali indagini difensive o chiedere un interrogatorio al Pubblico ministero o di rilasciare dichiarazioni spontanee. Trascorso il termine e alla luce di eventuali nuovi atti, il dottor Del Turco deciderà se chiedere il rinvio a giudizio per i due indagati.
IL FATTO
L’omicidio del barista moldavo Sergiu Tarna era avvenuto la notte tra il 30 e il 31 dicembre dello scorso anno su un campo di Malcontenta, tra i Comuni di Mira e Venezia dopo essere stato prelevato e portato via a bordo di una Volkswagen Polo, risultata poi essere di Salvagno. A far convergere le attenzioni dei carabinieri su Salvagno e Vescovo erano stati molteplici fattori. Prima di tutto, le immagini delle telecamere di sorveglianza, che avevano ripreso due persone che obbligavano Tarna a salire nell’auto. Il volto di Salvagno appariva, ma non quello di Vescovo, al quale erano arrivati ricostruendo la strada fatta dall’auto dopo il delitto grazie anche agli agganci delle celle telefoniche.
LE INDAGINI
Gli interrogatori hanno contribuito a far luce su molti aspetti della vicenda, ma le difese puntano a far valere la situazione di infermità mentale giustificata dall’abuso di alcol e droga e quindi il difetto di imputabilità . Le perizie svolte in incidente probatorio a fine luglio avevano evidenziato un quadro di paranoie e di intossicazione cronica da stupefacenti per Salvagno. Per Vescovo, questa situazione, secondo la sua difesa lo renderebbe incompatibile con la detenzione carceraria.
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