‘Occidente o niente’, il nuovo libro del direttore Mario Sechi: “L’atlantismo è la nostra identità, Trump fa il matto ma non lo è”

2026/09/22

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ROMA – L’atlantismo “non è una formula di politica estera né una collocazione da rinegoziare ad ogni stagione secondo convenienza”, ma “un’identità che attraversa i governi”. È questo il principio cardine attorno a cui ruota ‘Occidente o niente’ (Piemme), il nuovo libro di Mario Sechi, da oggi direttore dell’agenzia di stampa Dire. Poco meno di 350 pagine per un appassionato manifesto a difesa dei valori e delle alleanze democratiche occidentali. Un “elogio dell’atlantismo”.

L’ANALISI SU TRUMP: “FA IL MATTO MA NON LO È”

Attraverso le esperienze dirette maturate nel confronto con i grandi leader internazionali, Mario Sechi analizza senza filtri la figura del presidente americano: “Trump fa il matto ma non lo è”, ha dichiarato al Corriere della Sera.

Le sue posizioni sui dazi, sulla Groenlandia o le minacce di ritirare la copertura della difesa della Nato “non sono capricci di un uomo lunatico, sono l’applicazione di una dottrina”. Il Direttore spiega che le reazioni del tycoon nascono “dal risentimento verso un mondo in cui l’America paga il conto della difesa mentre gli altri accumulano surplus commerciali”.

“MELONI È UNA LEADER CHE NON SI FA INTIMIDIRE”

Nel ricostruire i rapporti tra il governo italiano e gli Stati Uniti, Sechi mette in luce la fermezza della premier Giorgia Meloni, definita “un leader politico in purezza, abituata a stare nell’arena, che sa agire con la freddezza di una leonessa e non si fa intimidire”.

Il Direttore analizza nel dettaglio i motivi della frizione tra Roma e Washington: “Il litigio non è caratteriale. È dottrinale. Trump non sta litigando con Meloni: sta riprezzando l’Occidente e Meloni è la prima personalità politica di peso che gli presenta la ricevuta di ritorno”. Per questa ragione, sottolinea Sechi, “Meloni che si oppone a Trump non sta tradendo l’atlantismo ma lo sta difendendo”.

I TEATRI DI GUERRA E LA VITA SOTTO SCORTA

Il saggio esprime una posizione netta a favore dell’Ucraina e di Israele nei rispettivi teatri di guerra. Un’analisi aperta e senza compromessi che è costata al Direttore minacce dirette, costringendolo a vivere sotto scorta. “Credevo di essere immune. È una cosa sconvolgente, ma in Italia la violenza politica è ancora praticata”.

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