I tempi medi del doppio passaggio - dalla chiamata al numero unico d'emergenza, il 112, alla centrale di pronto intervento specifica per il soccorso sanitario - si attestano intorno ai 90 secondi in condizioni ordinarie. Secondi preziosi che possono avere un forte impatto sulla presa in carico del paziente: un solo minuto di 'vantaggio' può valere dal 7 al 10% di probabilità di ripresa del circolo nell'arresto cardiaco e 1,9 milioni di neuroni nell'ictus. Inoltre, ogni 30 minuti di ritardo causano un aumento del 7,5% della mortalità a un anno nella riperfusione dell'infarto.
Alla luce di questi dati, è stato presentato oggi in Senato il disegno di legge 'Riforma legislativa del sistema di emergenza territoriale', elaborato in collaborazione con la Società Italiana Sistema 118, con cui si chiede, tra le altre cose, il ripristino dell'accesso diretto al 118 in affiancamento al 112.
Due le finalità della riforma: garantire a ogni cittadino, in qualunque punto del territorio nazionale, un soccorso tempestivo, competente e misurabile; per gli operatori, riconoscere ruolo, professionalità, sicurezza e stabilità a chi il soccorso lo esegue (medici, infermieri e autisti-soccorritori). Durante il convegno è stato inoltre illustrato come in Europa 19 Stati membri su 27 affianchino il 112 ai numeri di emergenza nazionali.
"Con ogni minuto perso si riducono sensibilmente le chance di un ripristino nelle possibilità di stabilizzazione efficace del paziente - ha detto Mario Giosuè Balzanelli, presidente nazionale della Società Italiana Sistema 118 -. Quindi il sistema va riprogettato in ottica cronometrica: il tempo è misura della qualità prestazionale e la principale priorità è quella di essere tempestivi". Nello specifico, la riforma prevede: il ripristino dell'accesso diretto e autonomo al 118; la Centrale operativa 118 come centro di responsabilità e di governo clinico del Sistema, non come call center; l'istituzione del Dipartimento di Emergenza Territoriale 118, corrispondente al territorio di competenza delle Centrali Operative attualmente esistenti (provinciale); numero dei mezzi calibrato sui tempi di percorrenza; postazioni medicalizzate fisse; indennità di rischio in itinere, ambientale e biologico per tutti gli operatori; presenza di medici sia convenzionati sia dirigenti, e passaggio facoltativo alla dipendenza; stabilizzazione e inquadramento di ruolo del personale infermieristico dell'emergenza territoriale; utilizzo della telemedicina e dell'IA e introduzione delle body cam.
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