“Nove anni non preparano a questo dolore”: la famiglia Maestri pronta alla denuncia per omicidio

2026/08/02

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Poche parole, dopo quasi un decennio di dolore. E in vista di un nuovo procedimento giudiziario, dal momento che gli avvocati che da anni seguono la famiglia stanno già predisponendo la denuncia per omicidio colposo con l’aggravante della colpa cosciente.

La famiglia di Mattia Maestri, il bimbo in stato vegetativo a causa di una grave infezione da Escherichia Coli STEC che aveva contratto dopo aver ingerito del formaggio contaminato, saluta il suo bambino, morto oggi, 2 agosto, dopo lunghe sofferenze. “Nove anni non ci avevano preparati a tutto questo e al dolore che proviamo oggi – le parole del padre Giovanni Battista Maestri, affidate agli avvocati che li rappresentano, Paolo Chiariello e Monica Cappello – Ma nonostante questo, la nostra battaglia perché non ci siano altri casi come quello di Mattia continua e sarà ancora più energica. L’energia che impiegheremo sarà proporzionata all’enorme dolore che stiamo vivendo, perché non lo debbano vivere più altre famiglie”.

Mattia aveva solo 4 anni quando, nel giugno del 2017, ingerì del formaggio prodotto con latte crudo che, dopo, si rivelò contaminato dal batterio, che causò un’infezione talmente grave da, alla fine, porlo in stato vegetativo: da allora, il bambino non ha mai ripreso conoscenza, e dopo una degenza di un anno tra l’ospedale e una struttura specializzata in pazienti con queste patologie, era tornato a casa, assistito dalla mamma Ivana e dal papà. Fino a stamattina, quando se ne è andato.

“Ciao Mattia, ti salutano la mamma, il papà, Vittoria, le nonne, le zie e gli zii”, si legge così nel manifesto funebre voluto dalla famiglia per annunciare i funerali, che si terranno domani 3 agosto nella chiesa parrocchiale di Coredo, la frazione del comune di Predaia, in provincia di Trento, dove la famiglia risiede. E da dove, in tutti questi anni, ha portato avanti la sua doppia battaglia.

La prima, quella giudiziaria, ha visto infine la condanna passata in giudicato dell’ex presidente del caseificio dove era stato prodotto il formaggio mangiato da Mattia, Lorenzo Biasi, e del casaro, Gianluca Fornasari, per lesioni gravissime. Il fronte ora potrebbe riaprirsi: gli avvocati della famiglia depositeranno infatti una nuova denuncia, per chiedere di procedere per omicidio colposo con l’aggravante della colpa cosciente, “che a parer nostro è da contestare poiché, in virtù di quanto emerso durante i precedenti procedimenti giudiziari, è dimostrabile che i responsabili del caseificio fossero coscienti dei rischi a cui esponevano i consumatori – spiega l’avvocato Chiariello – La famiglia ci ha già dato mandato di procedere, anche se è presumibile che sarà la stessa procura di Trento ad aprire d’ufficio un fascicolo nei prossimi giorni”.

Ma non solo: perché l’altra battaglia che da anni il padre di Mattia porta avanti è quella contro i formaggi prodotti con latte crudo – che per poter essere sicuri devono essere realizzati secondo altissimi standard igienico-sanitari, in mancanza dei quali il rischio di contaminazioni è elevatissimo – e in particolare quelli a bassa e media stagionatura. Da etichettare in modo apposito (per renderli visibili e riconoscibili) e da vietare al consumo in età infantile, sotto i dieci anni, onde evitare che casi come quello del figlio possano ripetersi. “La battaglia della famiglia Maestri è sempre stata dare un senso a questa tragedia, affinché Mattia diventi un testimone contro queste pratiche produttive e casi come il suo non si ripetano più”, aggiunge così Chiariello.

Nel luglio dell’anno scorso grazie alla battaglia condotta da Giovanni Battista Maestri, il ministero della Salute ha così emanato delle linee guida per la prevenzione delle infezioni da Escherichia Coli STEC: “L’obiettivo – dice Chiariello – è che se oggi ci dovesse essere un nuovo caso come quella di Mattia, sulla base della giurisprudenza in vigore e di queste linee guida, ai responsabili non possa essere più contestato il reato colposo bensì quello doloso: anche questa è una battaglia di civiltà che la famiglia conta di portare avanti”.

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