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- “Non siamo supereroi”. Le lettere di Luca e Valentina prima della strage in famiglia e il dramma dei caregiver
Roma, Luca Abbasciano e Valentina Pambianco hanno lasciato una dozzina di messaggi a parenti e amici prima di uccidere l'adorata figlia disabile Bianca, il cane Theo e loro stessi. Al fratello: “Pensa tu a papà”. Sono oltre 7 milioni i caregiver in Italia. Beppe Grillo: serve il Reddito di cura

Luca Abbasciano e Valentina Pambianco

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Le lettere di Luca Abbasciano, 42 anni, e Valentina Pambianco, 41, sono la fotografia di un Paese che lascia sole le famiglie e nasconde la propria assenza dietro l'etichetta di “genitori eroi”. “Da soli non ce la facciamo”. Cinque parole scritte a mano, ritrovate in una dozzina di lettere che Luca e Valentina hanno lasciato a parenti e amici prima di uccidere l'adorata figlia Bianca, che tra pochi giorni avrebbe compiuto sei anni, il cane Theo, e se stessi. Non è un addio qualunque: è l’epilogo di anni vissuti in trincea, soli, accanto a una bambina nata prematura, non autosufficiente, con una malattia che peggiorava giorno dopo giorno senza che nessuno riuscisse davvero ad alleggerire quel peso.
Disposizioni scrupolose sui beni, parole di scuse, un pensiero per chi resta. “Pensa tu a papà”, ha scritto Luca al fratello e sotto ogni riga lo stesso filo teso: la sensazione di essere invisibili, di aver bussato a porte rimaste chiuse, di aver urlato nel silenzio. “È una narrazione comoda per gli altri: se siamo supereroi possiamo sopportare tutto, anche l'abbandono”, dice Giuseppe Barbera, padre di un bambino con gravi disabilità, sullo stereotipo del ‘genitore eroe’ che spesso sostituisce l'aiuto concreto.

Carabinieri del Nucleo Investigativo e Polizia Mortuaria davanti all'appartamento dove sono state trovate senza vita le tre persone (Ansa)
Quanto accaduto lunedì a Roma non è più solo cronaca: è un atto d'accusa. In Italia oltre 3 milioni di persone convivono con limitazioni gravi nella vita quotidiana. Attorno a loro, oltre 7 milioni di caregiver familiari, in maggioranza donne, colmano ogni giorno ciò che il welfare pubblico non garantisce. Si sommano le demenze: 1,4 milioni di casi oggi, verso i 2,2 milioni entro il 2050, di cui 600mila legati all'Alzheimer.
I sostegni restano esigui. L'indennità di accompagnamento vale, nel 2026, 551,53 euro al mese: appartiene alla persona assistita, non a chi la assiste, e viene spesso divorata dai costi della malattia. Al caregiver resta poco, a volte nulla. Il Fondo dedicato disponeva, nel 2024, di soli 25,8 milioni per un bacino di milioni di persone. Le nuove proposte parlano di contributi fino a 400 euro mensili, ma legati a soglie di reddito così rigide da escludere chi un lavoro prova ancora a tenerlo.
Da qui riparte, con urgenza, la proposta del “Reddito di Cura”. A rilanciarla è Beppe Grillo, che torna su un'idea già avanzata dopo il caso di Modena (aprile 2025, un uomo di 83 anni con diagnosi iniziale di Alzheimer uccise la moglie malata di demenza e il figlio autistico, poi si tolse la vita). Grillo chiede un sostegno “indipendente dall'ISEE, una sorta di reddito universale”, il riconoscimento di un lavoro che il sistema sanitario, senza le famiglie, non saprebbe sostituire.
Sulla stessa linea il fronte associativo. La FISH, Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie, ricorda che la famiglia di Pietralata era seguita dai servizi territoriali, senza che questo bastasse a intercettarne l'esasperazione, e chiede l'attuazione piena del “Progetto di Vita”, riforma del decreto legislativo 62 del 2024. “Rischia di restare una dichiarazione di principi - avverte il presidente Vincenzo Falabella - senza operatori, servizi domiciliari, interventi di sollievo”. Alla Camera, la XII Commissione esamina le proposte sui caregiver, compreso il ddl governativo di febbraio 2026, che FISH chiede di chiudere 2rapidamente, con risorse proporzionate al problema” come misura selettiva contro la povertà. Ma l’opposizione la ritiene molto insufficiente.
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