«Non può costruire la casa a fianco al mio vigneto: lo danneggia. Faccio causa al vicino e al Comune»

2026/09/25

Categories: world-news

VIDOR - Da una parte c'è un residente che, proprietario di alcuni terreni coltivati a vigneto, non ne vuole sapere di vedersi costruire una casa proprio a fianco alle sue preziose viti, che richiedono trattamenti specifici e complessi. Dall'altra c'è il suo vicino, che ha chiesto al Comune, appunto, il permesso per costruire in via Papa Luciani un nuovo fabbricato residenziale unifamiliare, a circa 60 metri dal cimitero di Colbertaldo. È proprio contro quest'ultimo che se l'è presa il proprietario del vigneto. Tanto da arrivare a intentare una causa davanti al Tar (e poi al Consiglio di Stato) nei confronti del suo confinante e contro il Comune di Vidor, che gli ha rilasciato il permesso per costruire la nuova struttura

Il contenzioso

Già nell'ottobre 2024 il tribunale amministrativo del Veneto aveva dichiarato inammissibile il ricorso del proprietario del vigneto. Il ricorrente, in giudizio, aveva fatto presente di essere proprietario dei terreni agricoli circostanti a quello su cui l'intervento costruttivo avrebbe dovuto essere realizzato, coltivati a vigneto e «necessitanti di numerosi trattamenti che mal si sarebbero conciliati con l'esistenza nelle immediate vicinanze di un edificio residenziale». Ma il Tar ha ritenuto che il residente non avesse un interesse attuale e concreto all'impugnazione del permesso di costruire. E ha respinto anche le argomentazioni secondo le quali coltivare a vigneti quei terreni sarebbe più idoneo a salvaguardare la fascia di rispetto del cimitero, rispetto a farne un uso residenziale.

Non contento del verdetto, il ricorrente ha riproposto le sue doglianze davanti al Consiglio di Stato. Sostenendo che «la realizzazione di una residenza nel terreno confinante avrebbe reso difficoltosa e più onerosa la coltivazione del suo vigneto eseguita con macchine e con trattamenti fitosanitari e antiparassitari» e sarebbe stata difficilmente «compatibile con la sacralità dei luoghi» (sempre per via della fascia di rispetto cimiteriale). Quanto alla prova dell'interesse ad agire in giudizio contro il permesso di costruire, l'appellante si è avvalso di un agronomo per produrre una perizia asseverata per dimostrare i «concreti pregiudizi» che gli deriverebbero dalla costruzione del fabbricato. Per il residente, la presenza di questo nuovo edificio a fianco al suo vigneto ne condizionerebbe le attività agricolo-produttive, «interferendo e limitando le stesse e, conseguentemente, condizionando i valori dei fondi». Tutto ciò si tradurrebbe, secondo lui, in «una serie di aggravi, danni e maggiori costi» e, in sostanza, in una «sensibile perdita di valore» del suo immobile.

La sentenza

Ma queste argomentazioni non hanno convinto il Consiglio di Stato, che ha respinto il ricorso e condannato il ricorrente a rifondere il Comune e il suo vicino delle spese legali con 5mila euro ciascuno. Secondo i giudici amministrativi, in sostanza, da quanto prospettato dal ricorrente non si può ricavare la lesione di beni o altre utilità a cui il rilascio del permesso di costruire nuocerebbe. «La descrizione del vago pregiudizio paventato - si legge nella sentenza - viene effettuata dal ricorrente in assenza di qualsiasi prova di un'effettiva lesione economica e funzionale dell'attività agricola svolta nella sua azienda». Respinte anche le argomentazioni relative al deprezzamento del fondo e al vincolo cimiteriale.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

>> Home