Un incendio scoppiato all'ingresso e una giovane impiccata in camera. Per la procura di Catania potrebbe non trattarsi di un suicidio: per la morte di Noemi Impellizzeri, 33 anni, trovata senza vita nella sua casa alla periferia di Riposto, nel Catanese, un nome è stato iscritto nel registro degli indagati con l'accusa di omicidio. Si tratta di un amico della donna, che ha raccontato di essere andato a casa sua trovandola morta e, invece di chiamare subito le forze dell'ordine, sostiene di avere telefonato ai parenti di Noemi senza ottenere risposta. Ha negato la presenza di fumo, o scintille.
Più tardi sarebbe stato richiamato dalla madre della vittima e insieme sarebbero tornati nella casa di lei, dove erano già arrivati i vigili del fuoco. Dichiarazioni che non hanno convinto i pm, che spiegano però di avere indagato l'uomo «come atto dovuto per compiere accertamenti irripetibili», considerato che dall'autopsia «non è emersa un'indicazione univoca, ma più soluzioni».
Diversi elementi non convincono: l'incendio, per esempio, si è scatenato soprattutto nell'ingresso e il corpo della donna è stato solo sfiorato dalle fiamme. Non è quindi chiaro il motivo per cui, se Noemi avesse effettivamente avuto intenzione di togliersi la vita, non abbia dato fuoco direttamente alla camera da letto. Un altro dato: la giovane non ha lasciato nessun messaggio d'addio, circostanza difficile da credere, visto che aveva tre figli.
Il telefono
Gli inquirenti hanno sequestrato il telefono della vittima e anche quello dell'uomo, fondamentale per cercare riscontri alle sue dichiarazioni. L'indagato sostiene che venerdì notte Noemi lo abbia contattato manifestando l'intenzione di suicidarsi e mostrandogli in videochiamata la corda con cui si sarebbe impiccata. Gli avrebbe anche detto che avrebbe cercato su YouTube un tutorial per imparare a realizzare un cappio. Lui però dice di non averle creduto.
Il giorno dopo le avrebbe mandato diversi messaggi e, non ottenendo risposta, sarebbe andato a casa sua alle due di notte, scoprendo che si era impiccata.
L'uomo ha spiegato la sua versione anche a Morning News, su Canale 5. «Io e Noemi non eravamo fidanzati, non c'era nessuna relazione al di fuori dell'amicizia. Dopo essersi lasciata con il suo ragazzo mi ha chiesto di ospitarla per un periodo, io l'ho accolta e aiutata fino a qualche giorno fa». E ancora: «In alcune giornate ci scambiavamo dei messaggi. Negli ultimi venti giorni, invece, ero con i miei figli e con mia moglie e l'ho dovuta bloccare, perché mi chiamava in continuazione». L'uomo ha anche descritto l'ultima videochiamata: «Se avessi pensato che le sue intenzioni fossero state serie, sarei andato lì per fare il possibile. Mi ha detto: "Ho trovato la corda. È inutile che provi a venire qui, è inutile che avvisi i miei familiari". E poi: "Devo guardare su YouTube come si fa il nodo". Pensavo che fosse uno scherzo». E ha aggiunto: «Mi era stato riferito che Noemi avesse trascorso il giorno prima insieme a un ragazzo e, quando mi ha detto di dover chiudere per guardare come fare il nodo, ho pensato che fosse tornato quella persona». Un indizio importante, oppure un tentativo di sviare i sospetti. Per quanto riguarda la scoperta del corpo, l'indagato ha detto di non avere pensato ai soccorsi: «Mi sentivo in colpa per non aver dato credito alle sue parole sul suicidio, ho chiamato i familiari».
L'avvocato Ivan Siragusa, che assiste l'indagato, afferma: «È indagato perché è identificato quale persona che ha avuto gli ultimi incontri con la deceduta. È stato collaborativo con gli inquirenti, ha dato tutte le informazioni necessarie, ha consegnato telefoni e quant'altro per poter far fare i dovuti riscontri. Lui stesso ha chiesto agli inquirenti di acquisire le immagini della videosorveglianza della zona. Il mio cliente si professa assolutamente innocente, è dispiaciuto, è addolorato. L'elemento oscuro, non chiaro a nessuno, è l'incendio: lui sostiene che una volta ritrovato il corpo, alle due di notte, dopo 24 ore dallo scambio di messaggi con Noemi, all'interno dell'abitazione non ci fosse fumo». I legali della famiglia Impellizzeri, Francesco Strano e Valeria Raciti, sottolineano invece che il perito di parte «ha assistito all'autopsia e riteniamo che sussistano validi elementi per escludere il suicidio tramite impiccagione».
Ieri pomeriggio nella basilica di san Pietro a Riposto si sono svolti i funerali di Noemi. «Speriamo che chi ha fatto questo venga assicurato alla giustizia», ha detto la madre. La vittima aveva tre figli: due gemelli maschi di 14 anni e una bambina di 12 anni.
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