Dalla lotta contro l’apartheid alla difesa dei diritti umani, la giurista sudafricana Navi Pillay è la protagonista dell’edizione 2026. Un viaggio attraverso oltre un secolo di storia, tra grandi figure della diplomazia, battaglie per la libertà, riconoscimenti controversi e anni in cui il premio non è stato assegnato, con l’elenco completo di tutti i vincitori
Il Premio Nobel per la Pace 2026 è stato assegnato a Navanethem «Navi» Pillay, giurista sudafricana di 85 anni, già Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani e protagonista di alcune delle più importanti battaglie giudiziarie internazionali degli ultimi decenni. La decisione, annunciata venerdì 9 ottobre dal Comitato norvegese per il Nobel, riconosce il suo impegno nella promozione della pace e del diritto internazionale, premiando una carriera costruita attorno a un principio preciso: senza giustizia, senza responsabilità per i crimini più gravi e senza istituzioni capaci di far rispettare le regole, la pace rischia di rimanere soltanto una dichiarazione di intenti.
Nata a Durban nel 1941, in una famiglia sudafricana di origine tamil indiana, Pillay ha conosciuto direttamente le discriminazioni del regime dell’apartheid, diventando una delle prime donne di colore a esercitare autonomamente la professione legale nella provincia del Natal. Ha difeso oppositori del sistema segregazionista, tra cui Nelson Mandela, prima di intraprendere una carriera che l’avrebbe portata dalla magistratura sudafricana al Tribunale penale internazionale per il Ruanda, alla Corte penale internazionale e successivamente alle Nazioni Unite.
Il suo contributo alla giustizia internazionale è legato soprattutto all’affermazione del principio secondo cui la violenza sessuale può costituire un crimine contro l’umanità e, in determinate circostanze, un atto di genocidio. Nel corso della sua attività ha inoltre contribuito a rafforzare gli strumenti giuridici necessari per perseguire i responsabili di atrocità di massa, mentre dal 2008 al 2014 ha ricoperto il ruolo di Alto commissario ONU per i diritti umani.
Più recentemente, Pillay ha presieduto la Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, che nel 2025 ha concluso che Israele aveva commesso atti di genocidio nella Striscia di Gaza, una valutazione respinta dal governo israeliano. La giurista è inoltre giudice ad hoc presso la Corte internazionale di giustizia nel procedimento che riguarda le accuse di genocidio contro il Myanmar per le persecuzioni della minoranza rohingya.
La motivazione del Nobel 2026 guarda all’insieme di questa carriera e soprattutto al ruolo del diritto internazionale in un mondo attraversato da conflitti, rivalità geopolitiche e crescenti pressioni sulle istituzioni multilaterali. Il premio, che sarà consegnato ufficialmente a Oslo il 10 dicembre, ha quest’anno un valore di 12 milioni di corone svedesi.
Una storia cominciata nel 1901: che cosa raccontano i Nobel per la Pace
Per comprendere il significato del riconoscimento a Navi Pillay bisogna tornare al 1901, quando il primo Nobel per la Pace fu assegnato allo svizzero Henry Dunant, fondatore della Croce Rossa, e al francese Frédéric Passy, economista e sostenitore dell’arbitrato internazionale. Erano gli anni in cui la pace veniva interpretata soprattutto come il risultato della diplomazia, della cooperazione tra gli Stati e dell’impegno a limitare le guerre attraverso accordi e istituzioni comuni.
Alfred Nobel aveva previsto nel suo testamento del 1895 un premio destinato a chi avesse contribuito maggiormente alla fraternità fra le nazioni, alla riduzione degli eserciti permanenti e alla promozione dei congressi per la pace. Nei decenni successivi, tuttavia, il significato del riconoscimento si è progressivamente ampliato, accompagnando le trasformazioni della politica internazionale e l’affermazione dei diritti umani come elemento centrale della sicurezza e della convivenza.
Dopo la Prima guerra mondiale il Nobel ha premiato figure legate alla nascita della Società delle Nazioni, come il presidente americano Woodrow Wilson, mentre nel secondo dopoguerra ha riconosciuto il ruolo delle organizzazioni umanitarie e delle nuove istituzioni internazionali. La Croce Rossa è stata premiata più volte, così come l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, a conferma di quanto la protezione delle popolazioni civili e delle persone costrette a fuggire sia diventata parte integrante della costruzione della pace.
Con il passare degli anni sono entrati nell’albo d’oro protagonisti della lotta contro il razzismo, le dittature e le discriminazioni. Martin Luther King ricevette il Nobel nel 1964 per la sua battaglia non violenta a favore dei diritti civili negli Stati Uniti; Desmond Tutu nel 1984 per l’opposizione all’apartheid; Nelson Mandela e Frederik Willem de Klerk lo condivisero nel 1993 per il processo che pose fine al regime segregazionista in Sudafrica.
La storia del riconoscimento attraversa anche il processo di democratizzazione della Corea del Sud: nel 2000 fu premiato Kim Dae-jung, protagonista della lotta democratica sudcoreana e della politica di riconciliazione con la Corea del Nord, mentre nel 2014 il Nobel andò anche a Malala Yousafzai, allora diciassettenne, diventata la più giovane vincitrice del Premio Nobel per la Pace grazie al suo impegno per il diritto all’istruzione.
Accanto a questi nomi compaiono organizzazioni come Amnesty International, Medici Senza Frontiere, il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite e la Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari. Il premio ha così riconosciuto non soltanto chi ha negoziato trattati o fermato conflitti, ma anche chi ha combattuto la fame, difeso la libertà di informazione, protetto i rifugiati e denunciato le violenze commesse contro le popolazioni civili.
I Nobel controversi e i grandi assenti
La storia del Nobel per la Pace non coincide necessariamente con una successione di risultati unanimemente riconosciuti. Alcune scelte del Comitato norvegese hanno suscitato polemiche e discussioni destinate a durare ben oltre l’anno della premiazione.
È il caso del 1973, quando il premio fu assegnato a Henry Kissinger e al negoziatore nordvietnamita Lê Đức Thọ per gli accordi relativi alla guerra del Vietnam. Thọ rifiutò il riconoscimento, mentre la scelta di premiare Kissinger provocò forti contestazioni. Nel 2009 il Nobel a Barack Obama, arrivato durante il primo anno della sua presidenza, alimentò un dibattito sull’opportunità di riconoscere soprattutto gli sforzi diplomatici e le prospettive di cambiamento, anziché risultati già consolidati.
Tra le assenze più significative c’è quella del Mahatma Gandhi, che non ricevette mai il Nobel per la Pace nonostante fosse stato candidato più volte. Nel 1948, dopo il suo assassinio, il Comitato decise di non attribuire il riconoscimento: una decisione che ancora oggi rappresenta uno degli episodi più discussi nella storia del premio.
E non sempre il Nobel è stato assegnato. Dal 1901 al 2026 si contano 19 anni senza un vincitore, soprattutto durante le due guerre mondiali, ma anche in periodi nei quali il Comitato non individuò candidature ritenute sufficientemente rispondenti alle disposizioni testamentarie di Alfred Nobel.
Con Navi Pillay, il Premio Nobel per la Pace arriva nel 2026 alla sua 107ª assegnazione, dopo 125 anni nei quali la definizione stessa di pace ha continuato a trasformarsi.
Tutti i vincitori del Premio Nobel per la Pace dal 2026 al 1901
L’elenco completo dei premiati, ricostruito a partire dall’archivio storico del Nobel, comprende persone, organizzazioni e tutti gli anni nei quali il riconoscimento non venne attribuito. Per i premi assegnati congiuntamente sono riportati tutti i destinatari.
Dal 2026 al 2000
2026 – Navanethem «Navi» Pillay. Giurista sudafricana premiata per il suo impegno nella promozione della pace e del diritto internazionale.
2025 – María Corina Machado. Leader dell’opposizione venezuelana, premiata per il suo impegno a favore dei diritti democratici in Venezuela e per la ricerca di una transizione pacifica verso la democrazia.
2024 – Nihon Hidankyo. Organizzazione giapponese dei sopravvissuti ai bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki, premiata per la testimonianza contro l’impiego delle armi nucleari.
2023 – Narges Mohammadi. Attivista iraniana premiata per la lotta contro l’oppressione delle donne in Iran e per la difesa dei diritti umani e della libertà.
2022 – Ales Bialiatski, Memorial e Center for Civil Liberties. Il difensore dei diritti umani bielorusso e le organizzazioni della società civile russa e ucraina, premiati per il lavoro contro gli abusi di potere e per la documentazione delle violazioni dei diritti umani e dei crimini di guerra.
2021 – Maria Ressa e Dmitry Muratov. I due giornalisti, rispettivamente filippina e russo, premiati per la difesa della libertà di espressione e di stampa.
2020 – Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite (World Food Programme). Riconoscimento all’impegno contro la fame e all’assistenza umanitaria nelle aree di conflitto.
2019 – Abiy Ahmed Ali. Primo ministro etiope premiato soprattutto per l’iniziativa diplomatica che aveva contribuito a porre fine al lungo conflitto con l’Eritrea.
2018 – Denis Mukwege e Nadia Murad. Premiati per l’impegno contro l’utilizzo della violenza sessuale come arma di guerra.
2017 – Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari (ICAN). Riconoscimento per gli sforzi diretti a ottenere un trattato internazionale di proibizione delle armi nucleari.
2016 – Juan Manuel Santos. Presidente colombiano premiato per il suo impegno nel processo di pace con le FARC.
2015 – Quartetto per il dialogo nazionale tunisino. Riconoscimento al contributo delle organizzazioni della società civile nella transizione democratica della Tunisia dopo la rivoluzione del 2011.
2014 – Kailash Satyarthi e Malala Yousafzai. Premiati per la difesa dei bambini dallo sfruttamento e per il diritto di tutti i minori all’istruzione.
2013 – Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPAC). Premiato il lavoro internazionale per l’eliminazione degli arsenali chimici.
2012 – Unione europea. Riconoscimento per il contributo di oltre sei decenni alla pace, alla riconciliazione e alla democrazia in Europa.
2011 – Ellen Johnson Sirleaf, Leymah Gbowee e Tawakkol Karman. Premiato l’impegno non violento per la sicurezza delle donne e la loro partecipazione ai processi di pace.
2010 – Liu Xiaobo. Dissidente e intellettuale cinese premiato per la lotta non violenta in difesa dei diritti umani fondamentali in Cina.
2009 – Barack Obama. Presidente degli Stati Uniti premiato per gli sforzi volti a rafforzare la diplomazia internazionale e la cooperazione tra i popoli.
2008 – Martti Ahtisaari. Ex presidente finlandese premiato per il lavoro di mediazione e risoluzione dei conflitti internazionali.
2007 – Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) e Al Gore. Premiati per la diffusione delle conoscenze sui cambiamenti climatici provocati dall’uomo e sulle misure necessarie per contrastarli.
2006 – Muhammad Yunus e Grameen Bank. Riconoscimento al microcredito e agli sforzi per favorire lo sviluppo economico e sociale delle popolazioni più povere.
2005 – Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) e Mohamed ElBaradei. Premiati per il lavoro contro la proliferazione delle armi nucleari e per l’uso pacifico dell’energia atomica.
2004 – Wangari Maathai. Ambientalista keniota premiata per il contributo allo sviluppo sostenibile, alla democrazia e alla pace.
2003 – Shirin Ebadi. Giurista iraniana premiata per il suo impegno a favore della democrazia e dei diritti umani, in particolare delle donne e dei bambini.
2002 – Jimmy Carter. Ex presidente americano premiato per i decenni di attività diplomatica, umanitaria e di promozione dei diritti umani.
2001 – Organizzazione delle Nazioni Unite e Kofi Annan. Premiati per il loro lavoro a favore di un mondo più organizzato e pacifico.
2000 – Kim Dae-jung. Presidente sudcoreano premiato per la battaglia in favore della democrazia e dei diritti umani in Corea del Sud e per gli sforzi di riconciliazione con la Corea del Nord.
Dal 1999 al 1970
1999 – Medici Senza Frontiere. Organizzazione umanitaria premiata per il lavoro di assistenza medica alle popolazioni colpite da guerre, epidemie e crisi.
1998 – John Hume e David Trimble. Premiati per il loro contributo alla ricerca di una soluzione pacifica al conflitto nell’Irlanda del Nord.
1997 – Campagna internazionale per la messa al bando delle mine antipersona e Jody Williams. Riconoscimento all’impegno per vietare e rimuovere le mine antipersona.
1996 – Carlos Filipe Ximenes Belo e José Ramos-Horta. Premiati per gli sforzi diretti a trovare una soluzione pacifica al conflitto di Timor Est.
1995 – Joseph Rotblat e Pugwash Conferences on Science and World Affairs. Riconoscimento al lavoro per ridurre il ruolo delle armi nucleari nella politica internazionale e favorirne l’eliminazione.
1994 – Yasser Arafat, Shimon Peres e Yitzhak Rabin. Premiati per gli sforzi nel processo di pace israelo-palestinese.
1993 – Nelson Mandela e Frederik Willem de Klerk. Premiati per aver contribuito alla fine pacifica del regime dell’apartheid e alla costruzione di un nuovo Sudafrica democratico.
1992 – Rigoberta Menchú Tum. Attivista guatemalteca premiata per la lotta a favore della giustizia sociale, dei diritti delle popolazioni indigene e della riconciliazione.
1991 – Aung San Suu Kyi. Leader birmana premiata per la lotta non violenta in favore della democrazia e dei diritti umani.
1990 – Michail Gorbaciov. Leader sovietico premiato per il ruolo svolto nella trasformazione delle relazioni tra Est e Ovest.
1989 – Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama. Leader spirituale tibetano premiato per la ricerca di soluzioni pacifiche basate sulla tolleranza e sul rispetto reciproco.
1988 – Forze di pace delle Nazioni Unite. Riconoscimento al lavoro dei caschi blu per prevenire gli scontri armati e favorire i negoziati.
1987 – Óscar Arias Sánchez. Presidente del Costa Rica premiato per l’impegno nel processo di pace in America centrale.
1986 – Elie Wiesel. Scrittore e sopravvissuto alla Shoah premiato per il suo messaggio di pace, riconciliazione e dignità umana.
1985 – International Physicians for the Prevention of Nuclear War. Organizzazione medica internazionale premiata per la sensibilizzazione sulle conseguenze catastrofiche di una guerra nucleare.
1984 – Desmond Tutu. Arcivescovo sudafricano premiato per il suo ruolo nella lotta non violenta contro l’apartheid.
1983 – Lech Wałęsa. Leader del movimento sindacale polacco Solidarność, premiato per la lotta non violenta a favore dei diritti dei lavoratori e delle libertà fondamentali.
1982 – Alva Myrdal e Alfonso García Robles. Premiati per il lavoro a favore del disarmo e della creazione di zone libere dalle armi nucleari.
1981 – Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR). Secondo Nobel all’organizzazione per la protezione dei rifugiati.
1980 – Adolfo Pérez Esquivel. Attivista argentino premiato per la difesa non violenta dei diritti umani in America Latina.
1979 – Madre Teresa di Calcutta. Premiato il suo impegno umanitario nell’assistenza ai poveri, ai malati e alle persone più vulnerabili.
1978 – Anwar al-Sadat e Menachem Begin. Premiati per il processo negoziale che portò agli accordi di Camp David tra Egitto e Israele.
1977 – Amnesty International. Organizzazione premiata per la difesa dei diritti umani nel mondo.
1976 – Betty Williams e Mairead Corrigan. Premiato il loro impegno per la nascita di un movimento pacifista in Irlanda del Nord. Il riconoscimento relativo al 1976 venne materialmente consegnato nel 1977.
1975 – Andrej Sacharov. Fisico e dissidente sovietico premiato per la difesa dei diritti umani, il disarmo e la cooperazione internazionale.
1974 – Seán MacBride ed Eisaku Satō. Il primo premiato per la promozione dei diritti umani, il secondo per il contributo alla stabilità nell’area del Pacifico e alla non proliferazione nucleare.
1973 – Henry Kissinger e Lê Đức Thọ. Premiati per i negoziati sul cessate il fuoco in Vietnam. Lê Đức Thọ rifiutò il riconoscimento.
1972 – Premio non assegnato.
1971 – Willy Brandt. Cancelliere della Germania Ovest premiato per la politica di apertura e dialogo con i Paesi dell’Europa orientale.
1970 – Norman Borlaug. Agronomo statunitense premiato per il suo contributo alla rivoluzione verde e alla lotta contro la fame.
Dal 1969 al 1940
1969 – Organizzazione internazionale del lavoro (OIL). Premiato l’impegno nella costruzione di norme internazionali per migliorare le condizioni di lavoro.
1968 – René Cassin. Giurista francese premiato per il contributo alla difesa e all’affermazione internazionale dei diritti umani.
1967 – Premio non assegnato.
1966 – Premio non assegnato.
1965 – Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (UNICEF). Premiato il lavoro a favore dell’infanzia e della solidarietà internazionale.
1964 – Martin Luther King Jr. Leader americano premiato per la lotta non violenta contro la discriminazione razziale e per i diritti civili.
1963 – Comitato internazionale della Croce Rossa e Lega delle Società della Croce Rossa. Premiati congiuntamente per l’attività umanitaria e la promozione dei principi delle Convenzioni di Ginevra.
1962 – Linus Pauling. Scienziato statunitense premiato per la battaglia contro la corsa agli armamenti nucleari.
1961 – Dag Hammarskjöld. Segretario generale delle Nazioni Unite premiato postumo per il contributo allo sviluppo dell’organizzazione e della diplomazia internazionale.
1960 – Albert John Luthuli. Leader sudafricano premiato per la lotta non violenta contro l’apartheid.
1959 – Philip Noel-Baker. Politico britannico premiato per il lungo impegno a favore del disarmo e della pace.
1958 – Georges Pire, conosciuto come Dominique Pire. Religioso belga premiato per l’attività di assistenza e reinserimento dei rifugiati.
1957 – Lester Bowles Pearson. Diplomatico canadese premiato per il ruolo nella creazione di una forza d’emergenza delle Nazioni Unite dopo la crisi di Suez.
1956 – Premio non assegnato.
1955 – Premio non assegnato.
1954 – Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR). Primo Nobel all’organizzazione per l’assistenza e la protezione dei rifugiati.
1953 – George C. Marshall. Generale e uomo politico americano premiato per il Piano Marshall, il programma di ricostruzione economica dell’Europa dopo la Seconda guerra mondiale.
1952 – Albert Schweitzer. Medico, filosofo e missionario premiato per il lavoro umanitario e per la sua concezione del rispetto della vita.
1951 – Léon Jouhaux. Sindacalista francese premiato per la promozione della giustizia sociale e della cooperazione tra i popoli.
1950 – Ralph Bunche. Diplomatico americano premiato per l’attività di mediazione nel conflitto arabo-israeliano del 1948-1949.
1949 – John Boyd Orr, Lord Boyd-Orr. Medico e nutrizionista britannico premiato per l’impegno contro la fame e la povertà.
1948 – Premio non assegnato. Nell’anno dell’assassinio del Mahatma Gandhi il Comitato decise di non attribuire il riconoscimento.
1947 – American Friends Service Committee e Friends Service Council. Le due organizzazioni quacchere, rispettivamente statunitense e britannica, premiate per l’opera umanitaria e per la promozione della pace.
1946 – Emily Greene Balch e John R. Mott. Premiati per il loro impegno nei movimenti internazionali per la pace e nella cooperazione tra i popoli.
1945 – Cordell Hull. Segretario di Stato americano premiato per il ruolo nella costruzione delle Nazioni Unite.
1944 – Comitato internazionale della Croce Rossa. Riconoscimento all’attività umanitaria svolta durante la Seconda guerra mondiale.
1943 – Premio non assegnato.
1942 – Premio non assegnato.
1941 – Premio non assegnato.
1940 – Premio non assegnato.
Dal 1939 al 1901
1939 – Premio non assegnato.
1938 – Ufficio internazionale Nansen per i rifugiati. Organizzazione premiata per la prosecuzione dell’opera umanitaria di Fridtjof Nansen a favore dei rifugiati europei.
1937 – Robert Cecil, visconte Cecil di Chelwood. Politico britannico premiato per il lavoro a favore della Società delle Nazioni e del disarmo.
1936 – Carlos Saavedra Lamas. Diplomatico argentino premiato per gli sforzi diretti a favorire la pace in America Latina e per la mediazione tra Paraguay e Bolivia.
1935 – Carl von Ossietzky. Giornalista e pacifista tedesco, oppositore del riarmo della Germania nazista, premiato per la difesa della libertà di pensiero e della pace.
1934 – Arthur Henderson. Politico britannico premiato per il lungo impegno nelle trattative internazionali sul disarmo.
1933 – Norman Angell. Scrittore britannico premiato per la sua opera a favore della cooperazione internazionale e contro l’idea che la guerra costituisca una soluzione vantaggiosa ai conflitti.
1932 – Premio non assegnato.
1931 – Jane Addams e Nicholas Murray Butler. Premiati per l’attività nel movimento pacifista e nella promozione della cooperazione internazionale.
1930 – Nathan Söderblom. Arcivescovo svedese premiato per l’impegno ecumenico e per la promozione della comprensione tra i popoli.
1929 – Frank B. Kellogg. Diplomatico americano premiato per il ruolo nella conclusione del Patto Briand-Kellogg, volto alla rinuncia alla guerra come strumento di politica nazionale.
1928 – Premio non assegnato.
1927 – Ferdinand Buisson e Ludwig Quidde. Premiati per l’impegno nel promuovere la comprensione e la cooperazione pacifica tra Francia e Germania.
1926 – Aristide Briand e Gustav Stresemann. Premiati per il loro contributo agli accordi di Locarno e alla distensione europea.
1925 – Austen Chamberlain e Charles G. Dawes. Premiati rispettivamente per il ruolo negli accordi di Locarno e nel Piano Dawes.
1924 – Premio non assegnato.
1923 – Premio non assegnato.
1922 – Fridtjof Nansen. Esploratore e diplomatico norvegese premiato per l’assistenza ai rifugiati, il rimpatrio dei prigionieri di guerra e l’attività umanitaria internazionale.
1921 – Hjalmar Branting e Christian Lange. Premiati per il contributo alla cooperazione tra i popoli e alla costruzione di istituzioni internazionali per la pace.
1920 – Léon Bourgeois. Politico francese premiato per il suo ruolo nel movimento pacifista e nella nascita della Società delle Nazioni.
1919 – Woodrow Wilson. Presidente degli Stati Uniti premiato per il contributo alla creazione della Società delle Nazioni.
1918 – Premio non assegnato.
1917 – Comitato internazionale della Croce Rossa. Primo Nobel all’organizzazione, per l’assistenza ai feriti, ai prigionieri di guerra e alle loro famiglie durante la Prima guerra mondiale.
1916 – Premio non assegnato.
1915 – Premio non assegnato.
1914 – Premio non assegnato.
1913 – Henri La Fontaine. Giurista e pacifista belga premiato per il ruolo nell’organizzazione del movimento internazionale per la pace.
1912 – Elihu Root. Politico e diplomatico americano premiato per il contributo all’arbitrato internazionale e al miglioramento delle relazioni tra gli Stati americani.
1911 – Tobias Asser e Alfred Hermann Fried. Premiati per il lavoro nel diritto internazionale, nella diplomazia e nella promozione delle organizzazioni pacifiste.
1910 – Ufficio internazionale permanente per la pace (Permanent International Peace Bureau). Organizzazione premiata per il coordinamento internazionale dei movimenti pacifisti.
1909 – Auguste Beernaert e Paul Henri d’Estournelles de Constant. Premiati per l’attività nel movimento internazionale per la pace e per l’arbitrato tra gli Stati.
1908 – Klas Pontus Arnoldson e Fredrik Bajer. Premiati per il lavoro politico e associativo a favore della pace internazionale.
1907 – Ernesto Teodoro Moneta e Louis Renault. Il giornalista e pacifista italiano e il giurista francese furono premiati per il loro contributo alla promozione della pace e al diritto internazionale.
1906 – Theodore Roosevelt. Presidente degli Stati Uniti premiato per il ruolo nella mediazione che contribuì a concludere la guerra russo-giapponese.
1905 – Bertha von Suttner. Scrittrice e pacifista austriaca, prima donna a ricevere il Nobel per la Pace, premiata per il suo impegno contro la guerra.
1904 – Istituto di diritto internazionale (Institut de droit international). Organizzazione premiata per lo sviluppo del diritto internazionale e per gli sforzi diretti a rendere più umane le leggi di guerra.
1903 – William Randal Cremer. Sindacalista e politico britannico premiato per il suo impegno a favore dell’arbitrato internazionale.
1902 – Élie Ducommun e Charles Albert Gobat. I due svizzeri furono premiati per il lavoro nell’organizzazione e nel coordinamento del movimento internazionale per la pace.
1901 – Henry Dunant e Frédéric Passy. I primi vincitori del Nobel per la Pace: il fondatore della Croce Rossa e il pacifista francese impegnato nella promozione dell’arbitrato e della cooperazione internazionale.
Da Dunant a Pillay, come è cambiata l’idea di pace
La storia dei Nobel per la Pace restituisce una fotografia della trasformazione del mondo nel corso di oltre un secolo. Nei primi decenni prevalevano diplomatici, giuristi, politici e rappresentanti dei movimenti pacifisti europei; successivamente il riconoscimento si è esteso ai protagonisti delle lotte anticoloniali, ai difensori dei diritti civili, alle organizzazioni umanitarie, ai giornalisti e agli attivisti impegnati contro le discriminazioni e le violenze.
In questa evoluzione è cambiata anche la percezione di ciò che può minacciare la pace. Non soltanto le guerre tra Stati, ma anche la repressione politica, la fame, le persecuzioni, l’assenza di libertà fondamentali, il rischio nucleare e le conseguenze delle crisi climatiche sono progressivamente entrati nell’orizzonte del premio.
La scelta di Navanethem Pillay nel 2026 riporta al centro un elemento che era già presente nel pensiero di Alfred Nobel e che accompagna il riconoscimento fin dalle sue origini: la convinzione che i conflitti non possano essere affrontati soltanto attraverso i rapporti di forza, ma richiedano regole condivise, istituzioni credibili e strumenti di giustizia capaci di operare anche quando le responsabilità coinvolgono gli Stati e i loro rappresentanti.
Da Henry Dunant, che trasformò l’esperienza dei feriti sul campo di battaglia in un progetto umanitario internazionale, fino a Navi Pillay, che ha dedicato la propria vita alla possibilità di perseguire i crimini più gravi davanti ai tribunali, il Nobel per la Pace continua a confrontarsi con la stessa domanda: quali strumenti può costruire l’umanità per impedire che la violenza prevalga sul diritto?
>> Home