Si chiama Tanmaxxing ed è un nuovo trend social che spinge a esporsi al sole senza creme solari e anche nelle ore più calde per ottenere un'abbronzatura estrema. Ma dermatologi e oncologi mettono in guardia dai rischi di questa moda
31 Luglio 2026
Indice
- Come funziona il Tanmaxxing
- I rischi del Tanmaxxing
- La tintarella non deve diventare una gara
In questi giorni si è riaccesa la polemica sull’esposizione al sole dopo che l’oncologa Debora Rasio ha pubblicato sui social alcune dichiarazioni controverse sulla protezione solare e sul rapporto tra sole e melanoma. Parallelamente, sui social già da un po’ spopola il Tanmaxxing, una tendenza che porta all’estremo la ricerca dell’abbronzatura, spesso incoraggiando a ridurre o evitare la protezione solare per ottenere una pelle più scura e dorata.
Il fenomeno però preoccupa gli specialisti perché rischia di trasformare l’esposizione ai raggi UV in una vera e propria sfida, soprattutto tra i più giovani.
Come funziona il Tanmaxxing
Il termine Tanmaxxing deriva dall’unione di “tan”, abbronzatura, e “maxxing”, espressione utilizzata per indicare la ricerca esasperata del massimo risultato possibile. In questo caso, l’obiettivo è quindi massimizzare l’abbronzatura, cercando di ottenere nel minor tempo possibile una pelle molto scura e uniforme.
Il trend circola soprattutto sui social e si inserisce in quella lunga serie di mode legate all’aspetto fisico che spingono gli utenti a modificare il proprio corpo per raggiungere un determinato ideale estetico. Nel caso del Tanmaxxing, la strategia può tradursi in esposizioni prolungate, soprattutto nelle ore in cui i raggi UV sono più intensi, e nella scelta deliberata di utilizzare poca protezione solare o addirittura di farne a meno.
In alcuni contenuti online si tende inoltre a considerare la scottatura come un passaggio quasi inevitabile per raggiungere un’abbronzatura più intensa. Ed è proprio questo uno degli aspetti che maggiormente preoccupa gli specialisti: una scottatura non è un semplice inconveniente estetico, ma il segnale che la pelle ha subito un danno provocato dalle radiazioni ultraviolette.
I rischi del Tanmaxxing
A mettere in guardia da questa nuova moda è anche la dermatologa Ines Mordente, molto conosciuta sui social, che in un video dedicato proprio al Tanmaxxing ha definito il trend pericoloso perché spinge a rinunciare alla protezione solare per abbronzarsi di più.
Il concetto espresso dalla dermatologa è molto semplice: l’abbronzatura non è un trattamento di bellezza per la pelle, ma una risposta di difesa dell’organismo all’esposizione ai raggi UV. Quando la pelle si scurisce, infatti, aumenta la produzione di melanina proprio in risposta alle radiazioni ultraviolette.
Questo non significa che ogni esposizione al sole sia automaticamente dannosa o che sia necessario evitare completamente la luce solare. Il problema, spiegano gli specialisti, riguarda soprattutto le esposizioni intense, prolungate e ripetute e, in particolare, quelle che provocano eritemi e scottature.
Le radiazioni ultraviolette sono infatti considerate un importante fattore di rischio per i tumori della pelle. E il rischio aumenta con l’esposizione cumulativa nel corso della vita e con gli episodi di scottatura, soprattutto quelli avvenuti durante l’infanzia e l’adolescenza.
Uno dei messaggi importanti che rischia poi di perdersi nella comunicazione sui social è che essere già abbronzati non significa essere protetti dai raggi UV.
La melanina offre una certa protezione naturale, ma non sufficiente a rendere la pelle immune agli effetti delle radiazioni ultraviolette. Per questo l’abbronzatura non dovrebbe essere interpretata come una sorta di “scudo” che permette di esporsi senza precauzioni.
Il rischio è proprio quello di entrare in un circolo vizioso: più la pelle si abbronza, più si è tentati di aumentare l’esposizione per ottenere un colore ancora più intenso. È la logica alla base del Tanmaxxing, che trasforma la tintarella in un obiettivo da massimizzare.
Uno degli aspetti più problematici del Tanmaxxing è poi la possibile normalizzazione delle scottature. Nei contenuti che alimentano questo tipo di trend, il rossore può essere presentato come una fase temporanea o come il prezzo da pagare per raggiungere rapidamente una tintarella intensa.
Ma per dermatologi e oncologi il messaggio è opposto: la scottatura è un segnale di danno cutaneo e non dovrebbe mai essere considerata un obiettivo. Anche perché il danno provocato dai raggi UV non si esaurisce quando il rossore scompare. L’esposizione solare contribuisce nel tempo al fotoinvecchiamento, alla comparsa di macchie e alterazioni della pelle e, nei soggetti predisposti, può aumentare il rischio di sviluppare tumori cutanei.
La tintarella non deve diventare una gara
Il problema, dunque, non è il desiderio di avere un po’ di colore durante l’estate. Il vero rischio nasce quando l’abbronzatura diventa una sorta di competizione e si cerca di raggiungere il massimo risultato nel minor tempo possibile.
Il Tanmaxxing porta proprio questa logica all’estremo: più sole, meno protezione, più abbronzatura. Una combinazione pericolosissima secondo gli esperti.
L’indicazione condivisa dai medici è piuttosto quella di evitare le esposizioni eccessive, proteggersi in modo adeguato al proprio fototipo e prestare particolare attenzione alle ore centrali della giornata, quando l’intensità delle radiazioni UV è maggiore.
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