Nico Cereghini: “Perché si dice che i piloti di oggi sono meno interessanti di quelli di ieri?” - News - Moto.it

2026/07/13

Categories: auto

Ciao a tutti! Troy Bayliss, un pilota straordinario che metto nella top ten dei miei preferiti per classe e per simpatia, ha dichiarato recentemente che i piloti di oggi “sono come quelli di ieri: solo si sono evoluti insieme alle moto”. Ha poi chiarito il concetto. E’ il mondo che è cambiato: il professionismo è arrivato a un altro livello, non soltanto nel motociclismo ma in tutti gli sport.

Se ne parla tanto. E tra chi ha vissuto altre epoche e ricorda i grandi campioni, circola la teoria che i piloti moderni siano meno interessanti di quelli di ieri. E meno appassionati. Invece - almeno dal nostro punto di vista - sono le loro storie ad essere poco originali. Guardate lo stesso Bayliss: anche se fin da bambino sentiva una passione smisurata per le moto, i soldi non li aveva e così riuscì a correre in pista soltanto a ventitrè anni nel campionato australiano, “investendo i pochi risparmi miei e di mia moglie”. Perché nel frattempo si era rassegnato, si era sposato, faceva il carrozziere e correva in bici. Soltanto a ventotto anni Troy riuscì finalmente a mettersi in luce, a trentuno vinceva il primo dei suoi tre titoli e a quarantacinque anni ancora correva.

Anche senza tornare ai tempi di Angel Nieto, che a quindici anni partì tutto solo all’avventura, da Madrid a Barcellona per lavorare alla Derbi e dopo un paio d’anni era il pilota ufficiale, basta citare Max Biaggi che voleva diventare calciatore e scoprì la moto per caso a diciotto anni; o Luca Cadalora che la prima moto se l’era costruita da sé nell’officina dei fratelli Villa. O Marco Lucchinelli che da ragazzo cercava la sua strada, si imbarcò su una nave come mozzo, poi lavorò nei concerti di Marcella Bella e ha mille storie da raccontare… Ecco, avevano storie molto diverse, i piloti di ieri, e la loro passione era facilmente misurabile: arrivavano alla moto spesso tardi e con una voglia pazzesca, se avevano talento emergevano facilmente nelle categorie minori e poi crescevano.

Non lo scopriamo certo oggi: è cambiato il mondo, il professionismo è arrivato a livelli inimmaginabili, in ogni sport è indispensabile cominciare presto, da piccolissimi, diversamente non sarai mai un campione. Dal tennis al nuoto, dalla moto fino allo sci, le storie degli atleti di successo si somigliano tutte. I nostri campioni sono saliti in sella alle motine prima ancora di andare a scuola, hanno disputato tutti i campionati dei bambini dai regionali in su, hanno impegnato tutte le domeniche sulle varie pistine. E avanti così.

Sono anche storie belle, in molti casi, ma che si somigliamo troppo per diventare interessanti. E poi si fatica a distinguere la passione dalla professione. “Vediamo di partire bene e poi di divertirci!” dichiarano tutti i piloti all’intervistatore, sulla griglia di partenza prima del via. Ma la gara è sempre più tosta, la posta in gioco è altissima, le aspettative pure. E non sembrano avere un’espressione così divertita…

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