Nei primi sette mesi del 2026 il turismo salentino è cresciuto di circa il 4 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e la componente internazionale ha ormai un peso determinante. Ma per chi arriva nel Salento senza automobile, comincia a diventare più difficile muoversi, specie se il principale vettore pubblico Salento in bus, termina le sue corse. Anche il principale ingresso aereo del territorio conferma la tendenza: da gennaio a luglio l’aeroporto del Salento di Brindisi ha superato i 2,15 milioni di passeggeri, con una crescita a doppia cifra rispetto al 2025 e un incremento ancora più marcato del traffico internazionale. La domanda, dunque, c’è. Il problema è cosa accade dopo l’arrivo. Se il visitatore non dispone di un’auto propria o a noleggio, la possibilità di spostarsi tra Lecce, Otranto, Gallipoli, Santa Maria di Leuca, Porto Cesareo e i centri dell’entroterra si restringe rapidamente. Salento in Bus resta infatti la rete pubblica estiva più capillare del territorio, ma non basta.
Per Giancarlo De Venuto, di AssoHotel, il problema viene ancora prima della durata del servizio: «Il turista straniero, se non è organizzato con un noleggio, si muove con mezzi propri. Non abbiamo un turismo internazionale che oggi possa davvero fare affidamento su Salento in Bus». Il nodo, secondo De Venuto, è la mancanza di una vera cabina di regia: Regione, Provincia, Comuni, gestori dei trasporti e operatori turistici continuano troppo spesso a programmare separatamente: «Non sono mai stato convocato a un tavolo nel quale si ragionasse del trasporto turistico nel suo complesso». E dopo metà settembre il problema diventa ancora più evidente. «Il turista deve ricorrere agli stessi sistemi di sempre - sostiene De Venuto -. Auto propria, autonoleggio, transfer privati». Sulla stessa linea interviene Attilio Caputo, di Caroli Hotels, che individua qualche primo segnale di cambiamento ma sottolinea quanto il divario sia ancora ampio: «Se non siamo all’anno zero, siamo forse all’anno uno. Qualcosa si muove, dal ribaltamento della stazione di Lecce all’adeguamento della stazione di Gallipoli, e sono interventi importanti perché migliorano l’accessibilità del territorio. Ma siamo ancora lontani da un sistema realmente costruito sulle esigenze di chi arriva qui senza automobile». Caputo parte soprattutto dalle richieste che arrivano direttamente dagli ospiti: «I turisti ce lo chiedono con sempre maggiore chiarezza: vogliono poter vivere il Salento senza essere costretti a utilizzare l’auto per ogni spostamento. Oggi questa possibilità esiste solo in parte e in maniera molto disomogenea. Ad essere fortemente penalizzato è il Capo di Leuca. Qui le distanze, la frammentazione dei centri e la scarsità delle alternative rendono tutto più complicato. Spesso è soltanto la buona volontà di qualche amministrazione comunale, con navette o servizi locali, a riuscire a tamponare le necessità dei visitatori. Ma non può essere questa la soluzione strutturale». Vincenzo Portaccio, presidente della Sezione Turismo di Confindustria Lecce, individua proprio nella mobilità «il limite più grosso» del sistema turistico salentino: non soltanto per raggiungere le marine e spostarsi tra i paesi, ma anche per coprire in maniera semplice il tratto dall’aeroporto di Brindisi o dalla stazione di Lecce fino alla destinazione finale. «Il turismo – sottolinea -, è cresciuto grazie soprattutto all’iniziativa spontanea degli imprenditori, ma senza una programmazione territoriale altrettanto rapida. E ora, con una presenza straniera sempre più significativa anche nei mesi tradizionalmente dominati dal turismo italiano, questa debolezza rischia di diventare ancora più visibile». È qui che gli operatori guardano alla Dmo come svolta: non un altro organismo destinato solo alla promozione, ma una cabina di regia in grado di incrociare flussi, attrattori, ricettività e trasporti.
Una contraddizione che il presidente della Provincia di Lecce Fabio Tarantino non nasconde. «Salento in Bus è un servizio fondamentale che la Provincia ha costruito, consolidato e quest’anno ulteriormente rafforzato – sottolinea -. Nel 2026 abbiamo investito 1,2 milioni per 554 mila km di percorrenza, introducendo anche servizi serali e corse rapide. Ma la Provincia non può risolvere da sola un problema che riguarda l’intero sistema del trasporto pubblico locale». Il punto, per Tarantino, è proprio la scarsa disponibilità di vettori: «Dare oggi un numero di autobus senza uno studio dei flussi sarebbe poco serio. Dobbiamo stabilire quali tratte vogliamo garantire a settembre e ottobre, con quali frequenze e in quali fasce orarie, analizzare la domanda reale e poi quantificare mezzi, chilometri e risorse».
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