Nel cuore dell’eccellenza. Prodotte 75 barche l’anno. Prezzo medio: 2 milioni

2026/07/22

Categories: world-news

Nel cantiere di via Ansaldo 400 dipendenti: resta qui la progettazione. Capannoni aumentati per realizzare Wally, marchio acquisito nel 2020.

Nel cantiere di via Ansaldo 400 dipendenti: resta qui la progettazione. Capannoni aumentati per realizzare Wally, marchio acquisito nel 2020.

Nel cantiere di via Ansaldo 400 dipendenti: resta qui la progettazione. Capannoni aumentati per realizzare Wally, marchio acquisito nel 2020.

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Tre marchi, nove modelli diversi, quattro capannoni, 400 dipendenti di cui poco meno della metà impegnati nella produzione (possono però raddoppiare grazie all’apporto di ditte esterne nei picchi di lavoro): sono capaci di produrre ogni anno 75 yacht, poco meno di un quarto di tutto il gruppo. Il prezzo medio, a Villa Selva, è 2 milioni di euro. Bastano i numeri a cogliere l’importanza dello stabilimento di Ferretti in via Ansaldo: oggi i cantieri sono sette (il più recente, Ravenna, è il terzo in Romagna e conta 130 dipendenti con 8 linee produttive), ma il colosso della nautica è nato qui. Dove resta anche la progettazione. E si continua a crescere.

Per esempio, quando nel 2020 Ferretti ha acquisito Wally (storico marchio di barche a vela) ha dovuto espandersi e dedicare due capannoni a questo tipo di produzione, che oggi condivide con Ravenna (ciascuna sede realizza però modelli diversi). L’imbarcazione più grande misura 67 piedi, oltre 20 metri. La più veloce sfreccia sul mare a 60 nodi, 110 chilometri orari. E pensare che i marchi Ferretti e Itama sono come case sull’acqua. In compagnia di Stefano Amici, direttore della produzione dello stabilimento, si può salire sulle grandi piattaforme di metallo che circondano ognuno dei gioielli in via di realizzazione, e vederli dall’alto. Gli interni sono costruiti senza la ‘coperta’, ovvero la parte superiore della barca: spazi disegnati con grande precisione, delimitati da pareti di legno prodotte da artigiani. Poi sarà aggiunto il ‘tetto’. Che è a sua volta un pezzo d’arte: ogni yacht ha il timone sia su, all’aria aperta, sia dentro.

Una delle imbarcazioni più piccole conta tre cabine e due bagni, una cuccetta più una cucina completa di elettrodomestici e stoviglie (Ferretti fornisce anche quelle). Può portare in viaggio fino a sette persone. Senza timore di ‘mal di mare’: con le nuove tecnologie anti-rollio, viene attutito il 90% delle oscillazioni provocate dalle onde. Come essere a casa, appunto. E come per una casa, attorno allo scafo lavorano anche elettricisti, idraulici, tappezzieri, quasi tutte maestranze interne. Ogni mezzo è personalizzabile: ciascuna postazione ha un monitor, nel quale la squadra piò controllare il progetto.

Forlì non ha il mare. Ma è come se l’avesse. Vero, il collaudo definitivo avviene a Ravenna (per organizzare il trasporto eccezionale servono due settimane), ma la prima verifica avviene già qui, nelle vasche: lo yacht esce appoggiato a dispositivi con le ruote, robotizzati o movimentati da muletti. Su una carena sono incollati alcuni post-it: indicano imperfezioni anche minime, ma da correggere per diventare, poi, il lusso che tutto il mondo conosce.

Marco Bilancioni

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