PORDENONE - Non si incassano solo i colpi. La proposta - rinnovata per simbolo e paternità - del partito di Vannacci prevede serrande abbassate alle 20. La misura sembra essere colma e la cittadinanza, ormai esasperata da degrado e totale mancanza di rispetto per le regole da parte di qualcuno, ha deciso di passare decisamente al contrattacco. Al centro delle proteste ci sono le vie calde della città, in particolare via Rovereto, viale Trento, via Cavallotti, piazza Risorgimento e piazzetta Costantini, che si trasformano regolarmente, al calare del sole, in teatri di schiamazzi notturni, bivacchi e comportamenti al limite, pesantemente condizionati dall'abuso di alcol e sostanze stupefacenti.
LA RISPOSTA
A raccogliere i tanti crampi allo stomaco e la frustrazione accumulata dai residenti è Gianni Sartor, esponente di Futuro Nazionale e titolare di un negozio in via Rovereto, che ha deciso di rompere gli indugi reiterando una proposta forte: (ri)chiedere al sindaco Alessandro Basso di imporre la chiusura obbligatoria degli esercizi commerciali della zona alle ore 20. Il provvedimento, va precisato, non intende minimamente colpire i commercianti tradizionali. Lo stesso Sartor, che appartiene alla categoria delle attività che abbassano solitamente le serrande tra le 19 e le 19.30 a seconda della stagione. Nel mirino ci sono invece quei punti vendita, segnatamente i negozi etnici, che fanno dell'apertura prolungata spesso fino a mezzanotte o all'una una regola fissa. È proprio intorno a questi esercizi che si concentrano in prevalenza cittadini stranieri, dando vita nelle aree della zona, quelle appunto calde di Pordenone, ad assembramenti prolungati, baccano e situazioni di forte tensione che costringono i residenti a rimanere tappati in casa per la paura di subire incontri molesti, di imbattersi in persone alterate o in stato confusionale, o peggio ancora di cercare la rissa con provocazioni gratuite. Le parole del vannacciano Gianni Sartor non lasciano spazio ad interpretazioni e fotografano un rapporto ambivalente con l'attuale amministrazione comunale, diviso tra il riconoscimento dei piccoli passi avanti fatti e la totale insoddisfazione per una mancata risposta. «Non ho nulla contro il sindaco Basso, anzi gli riconosco che ha fatto degli interventi, soprattutto in via Rovereto ha messo dei paletti per evitare che la gente parcheggiasse sul marciapiede, ha cambiato le luci con la sostituzione di quelle a led e ora c'è maggiore illuminazione», ha riferito Sartor. «Ho sentito dei residenti personalmente che si lamentano per gli schiamazzi notturni, per questo propongo di imporre le chiusure alle 8 di sera, non è possibile che i negozi etnici tengano aperto fino a mezzanotte, l'una con gente che si assembra nei dintorni, fa confusione, non è accettabile che gli schiamazzi vadano avanti, se il sindaco non può fare un'ordinanza, allora ci devono pensare prefetto e questore che potrebbero intervenire per l'ordine pubblico precisa Sartor del partito Futuro Nazionale ripeto non ho nulla contro il sindaco che ha aiutato noi commercianti a dare decoro a queste vie, ma su questo argomento evidentemente non sono stato considerato degno di ricevere una risposta. Siamo arrivati al momento che qualcuno debba prendere una decisione per evitare assembramenti».
I DUE LATI
La proposta rilanciata da Sartor tocca un nervo scoperto della gestione amministrativa locale. Da un lato vi è la necessità di tutelare la libertà e la concorrenza commerciale, dall'altro vi è il diritto primario dei cittadini alla quiete pubblica, alla sicurezza e al decoro dei luoghi in cui vivono. La palla passa ora direttamente al primo cittadino, Alessandro Basso, che si trova a dover fronteggiare un'opinione pubblica sempre più intransigente sul fronte della legalità urbana. Quali contromisure metterà in campo l'amministrazione? La risposta del sindaco è attesa con trepidazione da un'intera comunità che chiede risposte concrete.
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