Negozi, dai commercianti di Vittorio Veneto una lettera a Giorgia Meloni contro le chiusure: «Dallo Stato uno stipendio a chi li tiene aperti»

2026/09/29

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VITTORIO VENETO - I negozi di vicinato nei borghi e nei centri storici delle città assumono sempre più un ruolo sociale. E la loro chiusura, non è solo un'altra vetrina buia che si aggiunge a tante altre o una perdita economica. Ha anche ricadute sociali: anziani che perdono i loro punti di riferimento, borghi che privi di servizi si svuotano ed immobili che finiscono in stato di abbandono. Da Vittorio Veneto, comune trevigiano dove pure la chiusura delle botteghe sotto casa, i "casoin", è all'ordine del giorno, arriva una proposta diretta al Governo Meloni.

A prendere carta e penna è stato il presidente di Ascom Confcommercio Vittorio Veneto, Giuseppe Partata, che ha inviato a Roma, all'attenzione della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, quella che lui definisce "una proposta di civiltà".

La proposta

«Nei piccoli centri e nei quartieri storici a rischio desertificazione, lo Stato - questa la proposta di Partata - deve stipendiare come dipendente pubblico, o sostenere con un analogo e strutturale contributo di sussistenza, chi sceglie di tenere aperta una bottega alimentare o di prima necessità. Di fronte a una crisi strutturale, i bonus temporanei non servono più. Serve un cambio di paradigma radicale, una visione politica coraggiosa che riconosca al commercio di vicinato una funzione di utilità sociale e pubblica al pari della scuola o della sanità. Se lo Stato investe risorse per garantire i servizi essenziali nei territori, deve comprendere che il fornaio, il fruttivendolo, ecc. sono infrastrutture sociali a tutti gli effetti. Questo "stipendio di prossimità" non sarebbe un assistenzialismo fine a sé stesso».

«Sostegno a chi decide di tenere aperto»

Per Partata, affiancato in questa proposta dalla direttrice di Ascom Confcommercio Vittorio Veneto, Antonella Secchi, lo Stato dovrebbe sostenere chi decide di tenere aperti i negozi di vicinato nei borghi e nei centri storici. «Come Ascom Confcommercio Vittorio Veneto assistiamo ogni giorno alla chiusura di attività storiche: fornai, macellai, piccoli negozi di abbigliamento e botteghe di vicinato che abbassano definitivamente le serrande» testimoniano Partata e Secchi. Tra il 2012 e il 2025 in Italia sono scomparse oltre 156mila attività di commercio al dettaglio. La radice del problema, secondo i vertici di Ascom, è chiara: la concorrenza spietata e spesso deregolamentata dei colossi di internet e dell'e-commerce, oltre al dilagare dei supermercati periferici con le loro economie di scala.

«Se da un lato la digitalizzazione offre indubbie comodità, dall'altro l'e-commerce sta svuotando le nostre città, privandole della loro anima e, soprattutto, di presidi fondamentali per la cittadinanza - scrive Partata nella lettera indirizzata a Meloni -. Quando chiude una bottega, non si perde solo una partita IVA: si spegne una vetrina che illumina la strada, si perde un punto di sicurezza e si cancella un luogo di relazione umana. L'impatto più drammatico di questa "moria delle botteghe" ricade prevalentemente sulla popolazione anziana».

Per una popolazione la cui età media aumenta e destinata sempre più ad invecchiare, il negozio sotto casa risulta «una zattera di salvataggio - afferma Partata -. Per un anziano, andare dal panettiere o dal macellaio non significa solo fare la spesa, ma anche mantenere l'autonomia, scambiare due parole, ricevere un controllo indiretto sul proprio stato di salute. Se cancelliamo la rete di prossimità, condanniamo la terza età all'isolamento e alla non-sussistenza».

L'appello

L'appello si conclude con un invito alla Premier ad «ascoltare il grido d'allarme e a sperimentare soluzioni inedite». Dare un valore istituzionale al lavoro dei commercianti significa proteggere l'identità, l'economia e la dignità delle nostre comunità.

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