Napoli, l’intervista a Francesco Rutelli: «La cultura è anche impresa, così Roma e Napoli crescono»

2026/10/10

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Presidente Francesco Rutelli: lei è stato tra i primi sindaci, lo ha fatto a Roma, a utilizzare la cultura, l’arte come strumento di rigenerazione urbana, una ricetta che funziona ancora o no?

«Le città italiane sono un’icona mondiale di ricchezza e stratificazioni nel corso dei secoli, o dei millenni. I loro Patrimoni culturali urbani si trovano davanti tre alternative: l’incuria; restauri senza finalizzazioni contemporanee; processi di restauri con rigenerazione e trasformazioni funzionali. Cerco di agire nell’oggi, per quanto possibile, più che rievocare quello che ho e abbiamo fatto. Certo, nella mia città, decidere e assicurare la realizzazione della Città della Musica-Auditorium, del Centro Congressi la Nuvola, del Museo-Auditorium dell’Ara Pacis, del Museo MAXXI, e di molte altre infrastrutture ha rappresentato una svolta, non scindibile però da strategie urbanistiche, tra cui il Programma Cento Piazze: oltre 150 trasformazioni ambientali, sociali e culturali attivate con concorsi di architettura. Non si è trattato solo di Piazza del Popolo, o del Pantheon, ma di interventi realizzati, in pochi anni, in tutti i quadranti urbani e in decine di quartieri popolari».

Lei da ministro della cultura volle fortemente il libro bianco sulla creatività per lo sviluppo: come lo aggiornerebbe o quali capitoli aggiungerebbe?

«Si, affidammo a un gruppo di economisti, storici dell’arte, studiosi, manager il compito di analizzare - era il 2007, quasi vent’anni fa - realtà e potenzialità economiche di filiere produttive, di affermazione e penetrazione a livello internazionale, di buona occupazione generate dalle industrie culturali. Dal Patrimonio, dalle architetture, l’Arte e il Paesaggio; ma anche dalla Moda, il Design, il Cibo, un Turismo ben governato. Mi aspetterei fosse aggiornato con i dati di oggi. Perché la chiave fondamentale è nell’incontro tra cultura, creatività ed effetti economici duraturi. Come per il Soft Power. Il “Potere della persuasione” non è un catalogo di buoni sentimenti e buone intenzioni, contrapposto al “Potere della sopraffazione”. In collaborazione con esperti del Fondo Monetario Internazionale stiamo sviluppando, con il Soft Power Club, degli Indici che ne descrivono il concreto impatto economico, competitivo, di sviluppo e crescita culturale per ogni Nazione».

A Napoli il festival videocittà è attesissimo - parte oggi - ma è sold out già da settimane che città ha trovato? Napoli potrebbe diventare un modello di sviluppo per la rigenerazione urbana?

«Siamo felici di questa collaborazione con il Comune di Napoli e la Regione Campania. Il Sindaco Manfredi non punta solo al restauro di un complesso mirabile - e abbandonato da lunghissimo tempo - come l’Albergo dei Poveri, ma ad associare al restauro fisico programmi e iniziative che possano rendere i lavori visibili, una sorta di “cantiere in progress”, mentre la cittadinanza e i visitatori di Napoli partecipano ad eventi di qualità, destinati a proseguire e rinnovarsi nel tempo. E questa è la funzione di Videocittà, che porto avanti da 9 anni come volontariato, facendo crescere nuovi talenti a capacità manageriali della cultura».

Il festival va oltre il presente?

«Questi cambiamenti riguardano direttamente le potenzialità e i rischi del turismo di massa. Ovvero: diversificare, valorizzare i centri storici senza sopraffazioni e perdite di identità, creazione di nuove professionalità, far apprezzare ricchezza e varietà dell’offerta. Il Comune di Napoli sta affrontando in modo serio queste sfide».

Roma è la Capitale del mondo e non ci piove: ci sono affinità con Napoli?

«Quante pagine mi dà per risponderle? Scherzo, ma fino a un certo punto: la qualità e le dimensioni dei centri urbani, essere i Comuni-Capitali baricentro di territori vasti e popolosi, l’attuale progettazione e creazione di connessioni moderne, le stratificazioni storiche più che bimillenarie, e il mare! Per Napoli, e certo non solo per la Coppa America, che attira l’attenzione di tutti, ma con potenzialità future straordinarie anche per segmenti di alta competitività globale. E per la Città Eterna: i Romani non avevano solo inventato le Strade: un sistema logistico, militare, di trasporti e approvvigionamenti marittimi che - tendiamo a dimenticarlo - sono stati decisivi, grazie all’accesso con il Tevere, e i porti anche urbani, per duemila anni. Anche per questo, vorremmo sviluppare nel 2027, nuovi progetti di Videocittà-Napoli, con artisti e creativi digitali, per valorizzare il rapporto col Mediterraneo».

Lei è stato sindaco di Roma, ministro, Vicepresidente del Consiglio e molte altre cose, l’attivismo politico ha caratterizzato la sua azione in un campo che ora si chiama progressista. Che coalizione è quella che si appresta a sfidare la Meloni? E soprattutto potrebbe vincere questa coalizione?

«Lei mi perdonerà: penso che chi non ha un ruolo e responsabilità politiche - nel mio caso, da tredici anni - non dovrebbe fare prediche. Oltretutto, sicuramente inutili, per citare Luigi Einaudi. Posso dirle quello che mi auguro, come cittadino: che il confronto elettorale imminente - visti i tempi difficili che viviamo, e che abbiamo davanti - sia concentrato sulle soluzioni concrete e strategiche da dare, e accompagnato dalla creazione di “squadre” plurali, competenti, di alta qualità».

Qual è il male della politica? Perché gli italiani disertano le urne?

«Ecco: l’astensione di massa sembra apparire come un’alternativa al “voto contro”. Ovvero, molti milioni di italiani - ed europei - oscillano tra il rifiuto del voto e forme di sanzione generalizzata verso la politica. Mi auguro che si esca da questa polarizzazione “contro” e si torni a dare fiducia a una politica che - mai dimenticarlo - è efficace quando sa essere “l’arte del possibile”, esercitata con leader capaci, e collettivamente».

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