6 gol in cinque partite. E già qui potremmo stare a puntualizzare. In questo Napoli che non esalta si ricomincia a costruire dalla difesa, ma è pur vero che l’attacco ne risente. Un anno fa, tra campionato e Champions League, dopo le prime cinque partite giocate i gol erano già 9. La stessa quota raggiunta anche due stagioni fa. Che diventano 10 se guardiamo al 2023-24, l’annata in cui sulla panchina azzurra sedeva Rudi Garcia, e addirittura 14 nello stesso numero di partite di partenza dell’anno del terzo scudetto con Spalletti. Insomma, nelle corde del Napoli c’è da sempre la voglia di andare a far male. Una voglia che nel frattempo è stata messa da parte da Max Allegri: l’uomo simbolo del corto-muso, però, vuole allontanare via i preconcetti di stagioni altalenanti tra Juventus e Milan. Per farlo, dopo aver messo a posto la difesa - contro il Bologna è tornata a non subire gol come nella prima uscita a Genova - dovrà pensare a come fare gol. A un reparto, l’attacco, che ha bisogno di essere rinvigorito dalle qualità dei singoli e dall’insieme delle caratteristiche: nessun elemento è stato aggiunto in estate, ma la possibilità di far gol non manca.
I numeri, oggi, sono negativi. A voler essere buoni. Il centrocampo ha segnato gli stessi gol dell’attacco e solo Hojlund si è ripetuto, ma ci arriviamo tra poco. Allegri ha bisogno di una mano e ne ha bisogno subito. Soprattutto dagli esterni. Da Alisson, che quando rientrerà dall’infortunio dopo la sosta dovrà dimostrare che la rondine fatta intravedere un anno fa può essere una primavera azzurra. Era arrivato a 4 gol in poche partite, oggi è fermo a 0 tra gol e assist, un dato che non gli fa onore nonostante la titolarità conquistata con Max fino all’infortunio della notte contro l’Arsenal. Esattamente come Noa Lang, che deve mettersi alle spalle le noie extra-campo per dimostrare davvero di che pasta è fatto. L’ultimo gol a Napoli è vicino all’anniversario e non è un motivo per cui festeggiare. Fermo al doppio zero anche Giovane: il brasiliano è arrivato da Verona a gennaio e non ha mai lasciato il segno l’anno scorso. Fin qui, con Allegri non s’è mai visto e l’intervento per ernia ha fatto il resto. Tutto per un calciatore pagato 20 milioni di euro (non una follia, ma di certo non pochi spiccioli) meno di un anno fa. Qualcuno dalle parti azzurre sta cominciando a farsi qualche domanda. E poi David Neres: sta recuperando la forma migliore, ma è quello che in carriera ha dimostrato di saper dare una mano diversa rispetto agli altri: in Eredivisie aveva una media di 0,30 gol per partita, con il Napoli è fermo a metà (0,15) con 9 reti in 58 presenze. Anche l’altro brasiliano cerca il suo primo assist, una giocata che possa sbloccare il suo rientro. Aveva trascinato la squadra di Conte in Supercoppa solo pochi mesi fa. Tornare su quei livelli sarebbe il primo obiettivo per lui e lo staff di Allegri. Si è sbloccato solo Politano: il suo apporto è ormai noto, anche in zona gol. E Allegri ci conta.
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Hojlund sarebbe l’unica nota lieta: 2 gol fin qui, anche se non hanno portato da nessuna parte. Cambierà, certo. E allora il problema qual è? Entrambe le reti del danesi sono state “invenzioni” individuali, giocate di qualità certo, ma non di certo azioni costruite, ragionate. In cinque partite stagionali quasi mai ha ricevuto una assistenza degna di questo nome dai compagni. Un allarme, se consideriamo che rischia di non avere alter ego anche per quest’anno: l’ultima corsa di Lorenzo Lucca “verso” la porta avversaria contro il Bologna è diventato virale. Forse fotografia del momento in attacco. Un momento da cambiare già a Firenze domenica: altro che corto-muso, Max ora vuole i gol.
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