Singolare studioso del paradosso nella logica, dell’idealismo tedesco e del senso della vita in rapporto alla morte, negli ultimi anni desideroso di interrogarsi anche in dialogo con alti prelati sul valore della fede, il filosofo napoletano Vincenzo Vitiello si è spento ieri all’età di 91 anni. Ha insegnato a lungo Filosofia teoretica a Salerno e Teologia politica all’Università San Raffaele di Milano. Insieme ad Aldo Masullo, morto nel 2020, è stato uno degli ultimi grandi pensatori partenopei. I due hanno sviluppato teorie diverse ma spesso hanno approfondito gli stessi temi, come l’identità dell’Europa, argomentato sugli stessi filosofi, su tutti Benedetto Croce, Giambattista Vico, Hegel e Bertrando Spaventa, elaborato teorie profonde e complesse con un fondo comune.
Il pensiero
In quest’ultimo caso il pensiero si è esercitato per entrambi nell’individuazione dei tratti essenziali della comunità, dello stare insieme, dell’uomo che agisce in vista di un fine non individualistico. Vitiello ha elaborato una sua particolare visione spiegata soprattutto in “Elogio dello spazio. Ermeneutica e topologia” (Bompiani, 1994). La “topologia” è basata, parole sue, «sull’interpretazione del concetto di spazio come orizzonte trascendentale dell’operare umano, da cui discende l’etica dello “stare-accanto” di uomini e cose, oltre ogni figura, “umana, troppo umana” dell’“essere-con”». Quest’ultimo concetto può sembrare non facilmente comprensibile a tutti, ma risulta fondamentale per spiegare anche il legame del filosofo con le teorie ontologiche di Hiedegger e con la filosofia greca.
Vincenzo Vitiello è morto, addio al filosofo napoletano: aveva 91 anni
A proposito di quest’ultima, in particolare in rapporto con la nascita della filosofia occidentale, Vitiello ha spesso ragionato offrendo spunti ancora oggi dibattuti e spesso in contrasto con altri colleghi come Emanuele Severino. Il pensare libero, secondo Vitiello, non nasce con i filosofi presocratici come Parmenide, per il quale è la voce di una dea a parlare, o come per Eraclito, che chiama in causa il principio divino del logos. Nasce con Platone, è con lui che la filosofia diventa strumento a servizio dell’uomo. D’altra parte, protagonista della filosofia platonica è un essere umano in carne e ossa, Socrate, che non ripete le parole degli dèi né chiama in causa principi assoluti, ma si fa interprete dei pensieri del cittadino della strada, o per meglio dire dell’agorà, insomma del sentire comune, del buonsenso. Per Socrate non esiste la verità assoluta, piuttosto un’incessante ricerca della verità attraverso la ragione che, per sua natura, si mette sempre in discussione, vive di dubbi, non di certezze.
Il cristianesimo
Negli ultimi anni Vitiello ha spesso affrontato il tema del cristianesimo, l’origine del male, la necessità del bene, e l’alibi, per certi versi, della religione. «Per l’uomo è fondamentale riprendere su sé stesso il carico della storia, la responsabilità del fare, dell’agire, mettendo da parte l’idea presuntuosa e blasfema che sia Dio a dirigere la storia umana. La paura del male è propria dell’uomo vile, schiavo del potere, inconsapevole che il male ha la medesima radice del bene: la libertà». In un recente incontro con i giovani che gli chiedevano del futuro dell’Unione europea, e dei valori che dovrebbero tenere insieme i cittadini del vecchio continente, Vitiello ha sottolineato: «Ho cercato di approfondire questo tema alcuni anni fa in un libro molto travagliato. Al titolo che descriveva la realtà, “Europa. Topologia di un naufragio”, contrapponevo un finale aperto alla fiduciosa attesa di un futuro diverso, migliore. Superfluo dire che i giorni nostri sono la più dura smentita di quella speranza».
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