Movimento 5 Stelle, il programma: no armi a Kiev ma con il Pd ora si apre la trattativa

2026/09/19

Categories: world-news

Venti aree tematiche, più di duecento proposte politiche e un punto fermo: «Serve un cambiamento radicale nella guerra in Ucraina». Anche su questo, sulla questione che dilania da sempre la coalizione progressista, dovrà esprimersi la base M5S, chiamata a dare il «mandato» a Giuseppe Conte sulle proposte da portare al tavolo di coalizione.

Il verdetto su Kiev che si conoscerà domenica, al termine dell'evento conclusivo di Nova (il percorso di ascolto dal basso del Paese), probabilmente non piacerà agli alleati. Ma questo non vuol dire, assicurano da Campo Marzio, che si andrà allo strappo. Piuttosto, sarà il «punto di partenza» per la «formula» di compromesso da definire al momento di stilare il programma di governo. Quel che è certo, scorrendo la lista delle proposte, è che, con i dem, i pentastellati sono intenzionati a contendersi non solo i giovani - a loro è dedicato un pacchetto generazionale - ma anche il popolo degli autonomi e delle partite Iva.

La svolta

Prima, però, il dossier più spinoso: il sostegno al Paese di Zelensky. Le ultime sortite del presidente 5S - da ultimo il no all'invio di armi «a gogò» proferito alla Festa del Fatto - non lasciavano ben sperare. Eppure la formulazione della proposta su cui gli iscritti potranno esprimersi a favore o contro non contiene aut-aut sugli aiuti militari: «Nessuna intenzione - viene spiegato - di puntare su un quesito soft», ma la volontà dei vertici politici di evitare «slogan» e «portare avanti un ragionamento più complesso». Il titolo del paragrafo recita così: «Continuare a inviare armi allontana la pace». Per rendere l'idea di una battaglia politica identitaria, il consiglio nazionale M5S, nella definizione del testo, ha ribadito che serve «cambiare radicalmente l'approccio fallimentare dell'Italia e dell'Europa nei confronti della guerra in Ucraina». Dunque: no a mosse copia-incolla del governo Meloni. Infine, l'istanza di avviare una «svolta negoziale che tuteli le ragioni del Paese aggredito, con il coinvolgimento dell'intera comunità internazionale».

Tutte proposte che difficilmente troveranno il muro della base, ancor più radicale rispetto ai vertici, al punto da proporre l'uscita dalla Nato nella fase deliberativa. Se mediare si dovrà, non sarà certo sul cambio di orientamento del M5S in Aula, quanto su una formula discorsiva che vada bene a tutte le forze dell'alleanza progressista (tra cui va messa in conto anche la contrarietà di Avs). Tra le file del partito di Conte, non a caso, c'è chi insiste sull'espressione usata da Matteo Renzi: «Aiutare logisticamente Kiev». Si vedrà. Nel Pd, nel frattempo, va in scena il copione di sempre: se i riformisti attaccano («Ho letto le proposte sull'Ucraina che deve votare il partito di Vannacc...Ah no, non era Vannacci», punge Filippo Sensi), Elly Schlein fa esercizio di stoicismo: «Discuteremo con tutte le forze alleate del programma comune, sono certa che troveremo l'accordo su tutto». E d'altronde, per un punto che divide, ce ne sono altri su cui i due principali partiti del campo largo vanno d'accordo: il no al ReArmUe e all'innalzamento delle spese per la difesa al 5% e il sì al riconoscimento dello Stato di Palestina. Su altri quesiti ancora, Pd e M5S potrebbero finire addirittura a gareggiare: giovani e autonomi.

Giovani e partite Iva

Sul primo fronte, lo sguardo va al ricco pacchetto di misure, che campeggia sotto il titolo di "patto generazionale", fatto votare solo ai giovani iscritti. Dentro, tra le altre, l'idea di una detrazione aggiuntiva sull'Irpef per gli under35, il reddito di base per chi lavora nella cultura e «capitale 18», per riconoscere una «dotazione pubblica di 15mila euro» al compimento dei 18 anni da finanziare aumentando «il prelievo sui grandi patrimoni ereditati». Nel capitolo lavoro, al fianco delle battaglie di sempre - salario minimo, reddito di cittadinanza 2.0 e congedo paritario - si affianca l'intento di «garantire protezione in caso di malattia e maternità anche ad artigiani, commercianti e lavoratori autonomi». Un segmento, quest'ultimo, da sempre nel mirino del centrodestra, ma su cui in diverse circostanze recenti lo stesso responsabile Economia dem, Antonio Misiani, ha detto che va posta maggiore attenzione. Per i 5 Stelle si tratta anche di vincere il difficile radicamento al Nord, affiancando alla sicurezza, ormai cavallo di battaglia, anche ricette economiche. "Nascosta", per così dire, l'annosa questione della patrimoniale di cui mancano riferimenti espliciti: al suo posto compare l'intenzione di «spostare progressivamente la tassazione dei redditi da lavoro e di impresa alle rendite finanziarie speculative». Da affiancare, come anticipato da Conte a Cernobbio, all'agevolazione per i «capitali pazienti» e per gli «investimenti nell'economia reale». Se nel capitolo giustizia si ritorna all'attacco sulla reintroduzione dell'abuso d'ufficio, su quello della sicurezza spunta la proposta lanciata dapprincipio dall'ex capo della polizia (in pole come futura guida del Viminale), Franco Gabrielli: un ministero delle politiche migratorie e dell'integrazione. E ancora: si propone la riduzione del finanziamento pubblico dell'editoria; lo stop ai partiti dentro la Rai, la nascita di un'Ia di Stato e una «vera» legge sul conflitto di interessi.

Di carne sul fuoco, insomma, i vertici 5S, che messo a punto i quesiti, ne hanno messa parecchia. Ed è probabile, per la mole di sì prevista - a partire dalla posizione da tenere sull'Ucraina - che ci sarà bisogno di una nuova sintesi, magari da fare nel faccia a faccia con gli alleati di coalizione. Ma questa, si sa, è un'altra storia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

>> Home