P.A. 20 agosto 2026 13:39
Roberto Calissano - fratello del compianto Paolo - lancia una drammatica accusa legata alla scomparsa del celebre volto della televisione italiana. A distanza di anni dal tragico evento, il familiare rivela i dettagli dell'inchiesta giudiziaria che vede imputato l'ex amministratore di sostegno per una presunta sottrazione di diversi migliaia di euro.
Secondo il fratello dell'attore, lo stato di profonda prostrazione economica e psicologica avrebbe avuto un ruolo determinante nel tragico epilogo dell'attore. Una ferita ancora del tutto aperta che impedisce persino la definitiva sepoltura dei resti.
“Aspetto da troppo che venga fatta chiarezza fino in fondo. Lo sa che il processo in cui è imputato l'amministratore di sostegno di mio fratello doveva cominciare nel luglio dello scorso anno ed è stato rinviato più volte?”, le sue parole al Secolo XIX.
Poi spiega tutto nei dettagli: “Mi sto riferendo all'avvocato Matteo Minna, a giudizio per peculato, circonvenzione di incapace, falso ideologico e omissione di atti d'ufficio. Mi dà fastidio persino pronunciarne il nome. Il processo è slittato a ottobre. Spero sia la volta buona e si arrivi a una definizione, perché altrimenti certi reati rischiano la prescrizione. E c'è un'altra cosa…”.
Secondo Roberto si tratta di ‘para-suicidio’: “Mi aspetto che sia fatta giustizia per Paolo e per tutti gli altri. Quando è morto, gli restavano in banca solo cinquemila euro su un conto cointestato con il suo amministratore di sostegno. Era stato ridotto sul lastrico e sono convinto che quella condizione di prostrazione abbia aggravato la sua fragilità e concorso alla sua fine, a quello che io chiamo un para-suicidio”.
Il giornalista chiede chiarimenti, e lui spiega bene il proprio punto di vista: “Il para-suicidio è quando sai che non devi assumere un farmaco oltre le dosi prescritte, perché è pericoloso, ma lo prendi comunque in grandi quantità, accettando consapevolmente il rischio che possa ucciderti”.
Inoltre afferma: “Mio fratello possedeva un patrimonio di svariati milioni, perché nel periodo d'oro da attore guadagnava bene e poi aveva ereditato dai nostri genitori. Denaro finito in partecipazioni in società opache e in accordi firmati da Paolo senza rendersene conto".
Ha sottratto 500mila euro a Paolo Calissano, a processo l'avvocato e amministratore di sostegno
“Mi manca il suo buonumore. Così mi diceva che mi voleva bene, con un gesto” e spiega quale
Infine ricorda il fratello con grande nostalgia: “Mi manca il suo buonumore, quando stava bene. Lui era il fratello maggiore, anche se solo di dieci mesi e mezzo, e mi prendeva in giro. Mi facevo la riga tra i capelli perché sono precisino e lui mi spettinava, oppure mi abbrancava da dietro e mi faceva scrocchiare la schiena o ancora col rasoio mi sistemava ciuffo e basette, facendomi abbassare la testa sul lavandino. ‘Ma come vai in giro? Vieni qua che te li metto a posto io’. Era il suo modo per dirmi che mi voleva bene”.
“Il suo successo? Mi inorgogliva il fatto che era un gran figo. Quando prenotavo un tavolo al ristorante o il traghetto per la Sardegna, scandivo bene il cognome. 'Calissano come l'attore?', mi domandavano. ‘Sì, è mio fratello’. Allora il posto saltava sempre fuori. Mi sentivo come se fossi io quello famoso", le parole di Roberto.