Era stata assunta da poco più di 4 mesi, quando la redazione napoletana dell’Unità visse il trauma del suicidio di Francesca Spada che doveva trasferirsi a Roma. Una vicenda che segnò quella generazione del Pci napoletano e del suo giornale, palestre di formazione di Eleonora Puntillo. Proprio Nora lo raccontò a Ermanno Rea, che nel suo “Mistero napoletano” ricostruì quelle storie. Nora ne era parte e sembra incredibile che non ci sia più, morta ieri a un mese dal suo ottantottesimo compleanno. Giornalista acuta, ma soprattutto donna di cultura e fine intellettuale che dell’impegno mai serioso faceva la sua cifra. Liceo classico al “Giambattista Vico”, laurea in filosofia alla Federico II, l’iscrizione alla Fgci, la passione per la politica e per il giornalismo che, in quel 1961, si fusero nella redazione napoletana dell’Unità guidata da Aldo De Jaco.
«Se ne è andata un pilastro del giornalismo nazionale, le sue note di politica dovrebbero essere lette da tutti i giovani giornalisti» commenta il presidente dell’Ordine dei giornalisti campano, Ottavio Lucarelli, esprimendo cordoglio per la scomparsa di Nora cui si associa il Sugc, sindacato unitario dei giornalisti campani, aggiungendo in una nota: «A chi ha avuto modo di lavorare al suo fianco ha trasmesso amore per il mestiere e rigore professionale».
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Vent’anni all’Unità, da cronista, caposervizio, inviata. Le sue inchieste sul «sacco di Napoli», la speculazione edilizia che produceva piani regolatori fasulli e scempi cittadini, fecero scuola. Scarpinava per cantieri, annotava, scriveva. «In quale cantiere sei stata, oggi?» le chiedevano i colleghi quando entrava in redazione. Acuta notista politica, osservatrice di fatti napoletani e non solo, condivideva la sua passione per l’approfondimento della realtà con il marito Antonio Grassi, fotogiornalista scomparso nel 1985. Era il fratello più piccolo di quell’Ernesto Grassi, commediografo e giornalista de Il Mattino, padre e nonno di una nidiata di giornalisti. Anche Paolo, il figlio di Nora e Antonio Grassi, è rimasto contagiato dal “morbo” del giornalismo della madre e del padre, con una brillante carriera che lo vede oggi dirigere il “Corriere del Mezzogiorno”.
La carriera
Dopo l’Unità, per Nora arrivarono i 10 anni nella redazione napoletana di “Paese sera”, di cui fu anche responsabile. E divenne faro e riferimento di una straordinaria generazione di cronisti destinati tutti a brillanti carriere in più giornali nazionali. Poi capocronista al Roma nel 1990 e successive collaborazioni e pubblicazioni. Sempre con indiscusse capacità professionali, che Nora non ha mai confuso con la supponenza. I suoi approfondimenti sul sottosuolo di Napoli e sull’ambiente sono stati apprezzati da tutti, come la sua capacità di leggere dinamiche e personaggi politici. Ha lasciato il segno e Antonio Bassolino esprime «grande dolore e tristezza» per la sua morte, mentre Lucia Valenzi parla di «mancanza incolmabile». Autrice di una decina di saggi di storia, ambiente, urbanistica e perle culturali, Nora era fiera di aver salvato dalla speculazione anche la Vigna di San Martino, denunciandone il pericolo. È riuscita a donare le foto giornalistiche del marito alla Società di Storia Patria, e, pochi mesi fa, anche i suoi 250 libri rari di urbanistica alla Fondazione De Felice. «In lei si alternano luci di furbizia e luci di appassionato candore» scrisse Ermanno Rea. Ci mancherà, Nora, anche le sue illuminanti osservazioni in tanti incontri culturali. Ha voluto solo un saluto laico, che si terrà oggi al cimitero di Fuorigrotta nella saletta delle pompe funebri Salemme dalle 10,30 alle 15,30. Addio Nora, che tanto hai dato e lasci a Napoli.
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Il direttore Di Vincenzo e la redazione de Il Mattino partecipano al lutto della famiglia di Nora Puntillo e sono vicini al collega Paolo Grassi.
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