Al servizio della squadra, ma quando serve stoccatore e risolutore. Jamel Morris si sta confermando come pedina fondamentale nello scacchiere di coach Demis Cavina. Qualche alto e basso all’inizio, poi domenica i 29 punti che hanno guidato la Fortitudo alla vittoria a Caserta.
Morris, quali sono le sue sensazioni? "Sono felice, ma ho ancora molto lavoro da fare. Le stagioni sono lunghe, ma il nostro inizio è solido".
Come si sente a Bologna e con la Effe? "La città è bella. La Fortitudo è molto ben organizzata".
La famiglia la raggiungerà presto. "Mia moglie Lisa e mia figlia Tatum, 2 anni, arrivano a novembre per un po’ perché mia moglie lavora. Mio figlio Zeke, che ne ha 6, invece adesso è a scuola verrà in primavera. Dio e la famiglia sono le cose più importanti della mia vita. Mia moglie e i miei figli sono tutto".
La definiscono un giocatore completo, capace di mettersi al servizio della squadra, ma quando serve essere un realizzatore… "Sono un giocatore offensivo che fa quello di cui la squadra ha bisogno coinvolgendo i compagni o segnando, ma senza forzare. La squadra viene prima".
E a livello umano? "Sono calmo e premuroso, ma posso essere molto intenso. Cerco di guidare con l’esempio più che con le parole, supportando e incoraggiando i compagni anche nei momenti difficili".
Lei ha già giocato in Italia. "Si, la mia primissima esperienza è stata in C Gold a Civitavecchia, la ricordo con affetto. Lì è iniziato tutto, ma ricordo con piacere Brindisi. La stagione non andò bene, ma ho grande rispetto per le persone e ho costruito un ottimo rapporto con l’assistant coach Marco Esposito".
Cavina ha detto che lei di solito non fa 30 punti e a Caserta si è fermato a 29, quasi a non volerlo contraddire. Scherzi a parte, cosa le ha chiesto il coach? "Non mette pressione, mi chiede di giocare a basket facendo le scelte giuste".
Punti, esperienza e leadership: lei cosa porta alla Effe? "Un po’ di tutto, ma la cosa principale è l’essere il miglior compagno e la miglior persona possibile, darò tutto me stesso".
Domenica arriva Rimini. "Ogni partita è importante. Non voglio guardare troppo avanti, per esperienza non fa bene, voglio affrontare una partita alla volta. Rimini è una grande squadra lo sappiamo".
Come è giocare al PalaDozza? "Incredibile, è il miglior pubblico davanti al quale abbia mai giocato in 11 anni. Alla prima partita ero un po’ nervoso. E’ emozionante, mi sento molto fortunato a poter giocare in un’atmosfera così".
Sente il calore? "Sensazione fantastica. A Caserta quando ho visto i nostri tifosi entrare nell’arena cantando, ho provato un senso di conforto ed energia".
Il singolo può fare la differenza, ma le partite e i campionati si vincono di squadra, condivide? "Sì, il basket non è il tennis o il golf. Serve uno sforzo comune per vincere. Tutte le squadre che vincono campionati lo sono con la S maiuscola".
I compagni con cui ha legato di più? "Sorokas, perché ho giocato in Lituania e abbiamo un legame comune e D’Arcangeli, lo considero un fratellino. Parliamo spesso e lui mi chiede consigli".
Come è il rapporto con gli altri? "Mi piace questo gruppo, vado d’accordo con tutti e ci piace passare tempo tutti insieme a cena".
A proposito ha assaggiato la cucina bolognese. Cosa preferisce? "La gramigna, la mangio spesso".
Cosa le piace fare oltre al basket? "Nel tempo libero mi piace rilassarmi e giocare con i miei amici, ma anche con persone di altre nazioni".
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